Incendio nella tendopoli di San Ferdinando, muore un bracciante

A general view of the remains of the barracks after the fire broke out in the shantytown of San Ferdinando (Reggio Calabria), South Italy, 16 February 2019. Moussa Ba, a 29-year-old Senegalese man died.
ANSA/ MARCO COSTANTINO

I delegati Usb: "Lo sgombero di marzo è servito solo a spostare il ghetto sotto tende ministeriali. È urgente riutilizzare le case vuote nella zona per smantellare la baraccopoli"


Si chiamava Sylla Noumo, aveva 32 anni ed era arrivato in Italia dal Senegal: è morto la notte scorsa in un incendio divampato nella nuova tendopoli di San Ferdinando, gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas, . La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli smantellata a marzo scorso, dopo che in un anno, tra il 2018 e il 2019, tre migranti che di giorno venivano sfruttati nei campi, erano morti durante gli incendi divampati nelle strutture fatiscenti: Moussa Ba, di 29 anni, Becky Moses, di 26, e Surawa Jaith nemmeno diciottenne.

Il fuoco, secondo una prima ricostruzione, si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, dove erano posizionati alcuni cavi elettrici. I vigili del fuoco sono intervenuti per gestire le fiamme, facendo in modo che solo una tenda venisse distrutta e che l’incendio non aggredisse le altre baracche, ma non sono riusciti a salvare Sylla Noumo.

“La responsabilità di quest’ennesimo morto è della Prefettura e del ministero dell’Interno” dichiara Nino Quaranta, del comitato Sos Rosarno, “in tasca io ho una lettera del sindaco di San Ferdinando che sollecita lo screening degli appartamenti confiscati che potrebbero essere destinati ai braccianti, ma nessun passo è stato fatto in questo senso. Secondo loro lo sgombero avrebbe dovuto essere la soluzione a tutti i problemi e invece questa è la prova che le dinamiche di ghetto sono solo state spostate di cento metri”.
Anche delegati dell’Usb commentano: “Non avremmo voluto, ma siamo stati facili profeti. Tende, recinti e controlli non sono stati una soluzione ma un ottimo specchietto per le allodole, magari elettorale, che in realtà è servito solo per spostare il ghetto sotto tende ministeriali. È fondamentale e urgente operare affinché sia possibile riutilizzare le case vuote nella zona, per innescare un  circolo virtuoso, superando le diffidenze e coinvolgendo la popolazione, per cui a queste persone sia restituita la dignità di esseri umani e lavoratori, affittando autonomamente le case negli abitati e contribuendo alla vita collettiva”.

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