Ciclismo, Milano – Sanremo: 110 anni e non sentirli

Italian rider Vincenzo Nibali (Team Bahrain-Merida) celebrates after crossing the finish line to win the Milano-Sanremo 2018, 17 March 2018. ANSA/LUCA BETTINI

Domani, con la Classica di Primavera, prende il via la stagione della bicicletta. Sul traguardo ligure i favoriti rimangono gli sprinter, ma occhio alle sorprese


L’imprevedibilità al potere, il colpo di genio tipico dei campioni. Vincenzo Nibali scatta sulla Cipressa, si prende la Milano – Sanremo, lascia un paio di secondi ai velocisti e festeggia lungo il traguardo di via Roma. Sembra ieri, eppure è passato un anno. La Classicissima di Primavera torna domani, splendida nelle sue 110 dieci edizioni, immune ai segni dell’età.

LA TRADIZIONE Sarà, come di consueto, il primo evento di rilievo nel calendario ciclistico. Al netto dei Tour in Oman e delle corse in Australia, con il rispetto legittimamente preteso dalla Tirreno – Adriatico e il fascino della novità targato Strade Bianche, la bicicletta vive di tradizioni e basta scandagliare l’albo d’oro per rendersi conto che l’appuntamento lombardo-ligure è altra storia. Davanti a tutti, brilla la stella del belga Eddy Merckx: sette acuti per alimentare la leggenda e giustificare il soprannome di Cannibale.

I FAVORITI Extraterrestri esclusi, basta una vittoria nella “Città dei Fiori”, per entrare nell’élite dalla porta principale. Lo sa bene Elia Viviani: oro olimpico sulla pista di Rio nel 2016, maglia ciclamino allo scorso Giro d’Italia e principale speranza azzurra, almeno in caso di sprint. La concorrenza sarà spietata: Peter Sagan, tre mondiali di fila in bacheca, da tempo cerchia in rosso la Sanremo, restando puntualmente deluso. Arnaud Demare, John Degenkolb, Alexander Kristoff sanno come ci si impone nella classica per eccellenza. Ferdinando Gaviria, dal canto suo, possiede gambe e numeri per scombinare carte e rovinare piani. Non è il percorso più adatto ad Alejandro Valverde. Lo spagnolo, comunque, resta capace di qualsiasi impresa e con la divisa iridata spaventa di più. Julian Alaphilippe, guarda a nord, verso il Belgio e le Ardenne: per ordini di scuderia, è la seconda freccia nella ricca faretra della Quick Step.  Nibali ci sarà e, se l’epilogo dovesse essere differente dalla volata, lo Squalo dello Stretto si inserirà improvvisamente tra i candidati più autorevoli al bottino grosso.

IL PERCORSO Poche asperità, per un itinerario nel solco della tradizione. Il monte Turchinosterrato nell’epoca del dualismo tra Gino Bartali e Fausto Coppi, oggi è asfaltato e rimane poco più di un cavalcavia. Punto più alto del tracciato, ma troppo distante dalla riviera di Ponente per alimentare velleità di scatti nei migliori, non sarà teatro di fughe decisive. Diverso il discorso per Poggio e Cipressa, dove la corsa sicuramente s’incendierà sotto i pedali di chi si oppone ad un epilogo a ranghi compatti. Guadagnare trenta secondi può significare vincere. Facile a dirsi.

condividi