Stadio Roma, arrestato Marcello De Vito (M5S)

Il sindaco Virginia Raggi e Marcello De Vito nell'aula Giulio Cesare durante la prima riunione della nuova Assemblea Capitolina. Roma 7 Luglio 2016.     ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente dell'Assemblea capitolina avrebbe favorito il progetto di Luca Parnasi. Il Movimento, intanto, lo allontana


Un’altra bufera investe il futuro stadio della Roma. Marcello De Vito, importante personaggio del Movimento 5 stelle e presidente dell’Assemblea capitolina, è stato arrestato all’alba con l’accusa di corruzione. Secondo l’ipotesi dei pm, Barbara Zuin e Luigia Spinelli, De Vito avrebbe incassato elargizioni dal costruttore Luca Parnasi, al quale era già stata applicata una custodia cautelare lo scorso giugno. L’esponente grillino, in cambio, avrebbe promesso a Parnasi di favorire il progetto collegato allo stadio della Roma. Altre tre persone sono state colpite dalla misura cautelare emessa dal dip del tribunale di Roma. L’avvocato Camillo Mezzacapo, l’architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli. Immediata la reazione dei pentastellati, che hanno espulso De Vito dal Movimento.

 

L’indagine, ribattezzata “Congiunzione astrale”, è incentrata sulle condotte corruttive e il traffico di influenze illecite per realizzare lo stadio romano. Non c’è solo l’impianto giallorosso al centro dell’inchiesta. Il progetto prevede anche la costruzione di un albergo, nei pressi dell’ex stazione ferroviaria di Trastevere e la riqualificazione dell’area ex Mercati generali di Roma Ostiense. Nella lista degli indagati sono finiti anche Pierluigi e Claudio Toti. Quest’ultimo è l’attuale presidente della squadra di basket della Virtus Roma. Marcello De Vito, grazie al suo ruolo al Campidoglio, si sarebbe fatto promettere dai due imprenditori più di 100mila euro in cambio dell’interessamento con il pubblico ufficiale incaricato di approvare il progetto di riqualificazione degli ex Mercati generali di Ostiense.

Un rendering del progetto dello stadio a Tor di Valle dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto dell'AS Roma, 15 giugno 2015. ANSA/RONNY GASBARRI

Quella di De Vito è l’ennesima puntata di una storia apparentemente infinita. Era il 26 marzo 2014 quando il progetto stadio della Roma veniva svelato al pubblico. La collocazione dell’impianto sarebbe stata Tor di Valle, andando a sostituire l’ippodromo ormai in disuso da anni. Il sindaco della Capitale, all’epoca, era Ignazio Marino, e l’apertura dello stadio si prevedeva per il 2017. Poi l’arrivo della giunta Raggi, e i continui ritardi legati anche ai dubbi del presidente giallorosso James Pallotta, che vedeva nelle lentezze della burocrazia italiana un ostacolo. Un progetto rivisitato più volte e modificato, con i Cinque Stelle che hanno richiesto l’eliminazione di due torri previste dal progetto per fare spazio ad un complesso di una quindicina di palazzine. L’avvio della macchina comunale e la brusca frenata lo scorso giugno, quando in nove finirono in manette. Tra loro Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova, realizzatrice del progetto Stadio.

Mala politica, corruzione e burocrazia. La nascita dello stadio romano è diventata una lenta agonia. La vita dell’impianto è ora più che mai legata alla giunta Raggi. Se l’amministrazione capitolina non dovesse più avere una maggioranza, bisognerebbe attendere la nomina di un commissario straordinario. Difficile, in quel caso, l’arrivo della firma sulla convenzione urbanistica e l’invio degli ultimi atti alla Regione per l’avvio dei lavori. Altamente improbabile che un profilo delegato all’ordinario, fino a nuove elezioni, si possa prendere tale responsabilità. Se la Raggi dovesse rimanere al timone di comando, sorgerebbe il problema etico dell’approvare un progetto per cui è finito agli arresti uno dei più importanti esponenti romani del Movimento. Si è davanti a un bivio, per scrivere l’ennesima pagina di una storia senza fine.

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