Novità e dubbi sul nuovo 5G

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Entro il 2020 la nuova rete mobile entrerà in funzione, a Milano è già stata usata da Vodafone in fase sperimentale. Pregi, difetti e rapporti con la Cina della nuova generazione digitale


È scritto ovunque: «Il 5G cambierà il mondo». Un numero, una lettera, stessi concetti: «Lo standard del futuro, l’evoluzione di internet, rivoluzione, cambiamento».

Il 5G incrementerà la velocità di connessione dei dispositivi, dagli smartphone ai droni, ma anche le auto o gli impianti produttivi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l’allarme, teme che il 5G sia il cavallo di Troia della Cina per spiare diversi paesi. Le aziende leader sono Nokia, Cisco, Ericsson, ZTE e Huawei (queste ultime due sono cinesi). La sola Huawei detiene il 30% del mercato globale, ha un fatturato di 92 miliardi e 180mila dipendenti.

Conosciuta principalmente per gli smartphone, i prodotti Huawei sono utilizzati da 45 operatori mondiali e impiegati in oltre 170 nazioni. Parliamo di un terzo della popolazione mondiale (in Italia sono stati investiti 162 milioni di euro soltanto nel 2016).

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è detto «preoccupato per la quantità di dati che potrebbero finire in mano alla Cina». Quindi, com’è la situazione?

LE NOVITÀ 5G

Da un punto di vista tecnologico, il 5G è un bel passo avanti: avrà una velocità di trasmissione dei dati 50 o 100 volte superiore al 4G, il quale offre una capacità di trasferimento massimo di 1Gbps. Le reti 5G, invece, forniranno dieci gigabyte al secondo, un amento di 9Gbps rispetto al precedente. E ancora: copertura migliorata, efficienza dei segnali potenziata, latenza ridotta. Un incremento sostanziale. Il 2020 sarà l’anno della diffusione a livello globale, verrà applicato soprattutto nell’industria e nei veicoli autonomi.

Secondo uno degli ultimi rapporti del GSMA – un ente commerciale che rappresenta gli interessi degli operatori di reti mobili nel mondo – il 5G porterà un contributo all’economia globale di 2.200 miliardi di dollari entro il 2034, ovvero il 5,3% della crescita del Pil.  Nel dicembre del 2018, Milano è diventata «la capitale europea del 5G» grazie alla sperimentazione di Vodafone Italia, un investimento di 90 milioni di euro, mentre entro la fine del 2019 altre 4 città utilizzeranno la rete (Roma, Torino, Bologna e Napoli). Una svolta tutta italiana.

E I DUBBI? 

C’è sempre un ‘però’. L’Italia ha aperto le porte al colosso cinese, e molti paesi si stanno ponendo un problema: «I nostri dati posso passare nelle mani di un paese non democratico?». Il governo italiano firmerà il memorandum di intesa sulla Via della seta, il primo Paese del G7 e membro fondatore dell’Europa a entrare nel progetto infrastrutturale di Xi Jinping.

«Le nostre aziende continueranno a lavorare sul 5G», queste le parole del presidente cinese in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera: «Siamo pronti, insieme alla controparte italiana, a costruire insieme la Belt and Road». E quest’ultima comprende la nuova rete.

Ogni oggetto connesso può raccogliere dati che aziende – anche e soprattutto quelle cinesi di cui abbiamo parlato – potranno utilizzare senza che l’utente ne sia al corrente. Un Big Brother tecnologico, dal 1984 al 2020. Inoltre c’è il rischio che il divario tecnologico e digitale aumenti ulteriormente, sottolineando il gap tra i paesi che adotteranno questo nuovo standard e quelli che non dispongono ancora di una rete mobile adeguata. Due volti quindi, e diversi dibattiti tutt’ora in corso, sul futuro del mondo digitale.

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