Inchiesta Consiglio di Stato: indagati Zingaretti e Berlusconi

Nicola Zingaretti

Accusati rispettivamente di finanziamento illecito e corruzione in atti giudiziari, il neosegretario del Pd e l'ex Cavaliere vengono tirati in ballo dai due avvocati che hanno deciso di parlare. L'indagine sul governatore del Lazio era partita nel luglio scorso, ora prorogata


Il neosegretario del Pd Nicola Zingaretti è indagato dalla Procura di Roma per finanziamento illecito. Il presidente della Regione Lazio viene tirato in ballo nell’ambito dell’inchiesta nata dalle mazzette pagate dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore ai giudici del Consiglio di Stato. L’indagine della Procura di Roma riguarda delle presunte sentenze pilotate.

Il racconto del legale

Il 6 luglio scorso Calafiore, che ha patteggiato un mese fa una condanna a 2 anni e 9 mesi per questa vicenda, racconta ai magistrati che l’imprenditore Fabrizio Centofanti, arrestato a febbraio 2018 e oggi libero in attesa di processo, è «un lobbista che a Roma è dotato di un circuito relazionale di estrema importanza: magistrati, politici, appartenenti al Consiglio superiore della magistratura». Tra queste conoscenze ci sarebbe anche il segretario del Pd: Centofanti, spiega l’avvocato ai pm, «riteneva di essere al sicuro in ragione di erogazioni che lui aveva fatto per favorire l’attività politica di Zingaretti». Erogazioni lecite? «Assolutamente no, per quanto lui mi diceva», conclude Calafiore. La posizione del governatore del Lazio potrebbe comunque essere presto archiviata.

La reazione di Zingaretti

Il segretario del Pd ha risposto su Facebook: «Sono estremamente tranquillo in merito all’articolo dell’Espresso. Mai nella mia vita ho ricevuto finanziamenti in forma illecita e attendo quindi con grande serenità che la giustizia faccia tutte le opportune verifiche per accertare la verità».

La notizia delle indagini è arrivata a Zingaretti qualche settimana fa, attraverso l’atto di proroga notificato dalla Procura di Roma. Probabilmente prima delle primarie che l’hanno incoronato segretario del partito.

Il filone su Silvio Berlusconi

Nell’ambito della stessa inchiesta è coinvolto anche Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari per una sentenza del Consiglio di Stato che gli permise di tenersi una parte del pacchetto azionario di Mediolanum, contrariamente a quanto deciso dalla Banca d’Italia. A tirarlo in ballo è l’altro avvocato «pentito», Piero Amara. Il legale ha raccontato di una «promessa al consigliere Giovagnoli di una somma di 230mila euro, per la funzione del medesimo svolta quale componente il collegio che ha deciso su una vicenda in cui era coinvolta una società riconducibile al gruppo facente capo a Silvio Berlusconi». Amara l’ha saputo relata refero, però quanto ha detto viene confermato anche da Calafiore.

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