Niente soci arabi per La Scala. Il teatro restituisce le donazioni

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il consiglio d'amministrazione del teatro milanese ha deciso all'unanimità di restituire le donazioni provenienti da Riad. Polemiche per il ruolo di Alexander Pereira


«I versamenti arabi saranno restituiti». Lo ha annunciato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, all’indomani delle polemiche sorte per il possibile ingresso di soci arabi nel consiglio d’amministrazione della Scala. La fondazione che controlla il teatro ha comunicato al sindaco la decisione unanime di respingere i fondi provenienti da Riad poiché giunti «senza previa consultazione del cda».

La vicenda

A fine febbraio era arrivata una donazione di tre milioni di euro, prima parte di un versamento totale di quindici milioni, da soci sauditi intenzionati ad entrare nel board che controlla La Scala. Questa operazione avrebbe permesso di nominare un socio interno al consiglio di amministrazione della fondazione. Non un socio qualsiasi ma il principe e ministro della Cultura Badr bin Abd Allah. L’operazione era stata caldeggiata dal consigliere della Scala Alexander Pereira, mentre il presidente della Regione Attilio Fontana aveva espresso forte perplessità. Su questo il sindaco Sala ha commentato «I bonifici sono stati fatti senza rispettare le linee guida delle donazioni. Tutti sono legittimati a sostenere La Scala ma bisogna rispettare delle regole. Così non è stato e i soldi verrano quindi restituiti».

Le polemiche

Questa ipotesi di accordo aveva suscitato forti polemiche considerando che l’Arabia Saudita è un Paese noto per le sistematiche violazioni dei diritti umani. Sulla questione si era pronunciato, in maniera critica, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Non si può andare in piazza per difendere i diritti umani e poi fare affari con Paesi come l’Arabia Saudita che non permettono molte libertà» aveva detto. Sala ha sottolineato però come «Non esiste una ‘black list’ di nazioni con cui non si può collaborare». Lo scontro si è poi spostato all’interno dell’amministrazione lombarda, in particolare tra lo stesso Sala e il presidente della Lombardia Fontana. Particolarmente criticata è stata la figura di Pereira, accusato di aver condotto le trattative senza aver coinvolto il cda della fondazione. Fontana sarebbe arrivato a dire che «Pereira andrebbe licenziato per quello che ha fatto».

L’accordo è quindi saltato, mentre il posto di Pereira nel board della Scala è considerato in bilico. Tuttavia su questo aspetto Sala ha rassicurato. «Alexander Pereira certamente rimane al suo posto. Non è in discussione». Il mandato del consigliere dovrebbe durare fino al 2020.

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