Sciopero per il cambiamento climatico, migliaia di studenti riempiono le piazze

La manifestazione #climatestrike ovvero lo sciopero per il clima ispirato dalla ragazzina svedese Greta Thunberg, che si svolge ogni venerdì davanti a palazzo Marino sede del comune di Milano, 1 Febbraio 2019.
ANSA / MATTEO BAZZI

I manifestanti chiedono politiche più incisive contro il riscaldamento globale. Grande la partecipazione secondo gli organizzatori: diecimila a Firenze, seimila a Roma. A Milano i promotori dichiarano: "Siamo 100mila".


“Cambiate politiche, non clima: la terra non si svende”: niente simboli di partito o bandiere, ma cartelli e striscioni a denuncia del cambiamento climatico colorano oggi le duecento piazze italiane per lo sciopero globale indetto da Greta Thunberg, la sedicenne svedese assurta a simbolo della campagna per la giustizia ambientale. Dalle elementari alle università, i promotori della manifestazione annunciano che l’evento è guidato da studenti di tutte le età. A piedi o in bicicletta, da Roma a Milano, i manifestanti chiedono a gran ai governi politiche più incisive contro il riscaldamento globale, in particolare per ridurre le emissioni di anidride carbonica. In diverse città, secondo gli organizzatori, si sta registrando una grande partecipazione: diecimila a Firenze, seimila a Roma. A Milano i promotori dichiarano: “Siamo 100mila”.

La mobilitazione italiana risponde all’appello lanciato da Greta su Twitter quattro giorni fa, a cui hanno aderito movimenti di studenti di 123 Paesi diversi, con manifestazioni previste in 2052 città ai quattro angoli del pianeta: a livello europeo in Italia e in Francia sono stati organizzati il maggior numero di raduni, rispettivamente 235 e 216.

Per Marco Pineschi, membro di Futura, la rete di amministratori, attivisti e rappresentanti che si è unita allo sciopero “Friday’s for future” la manifestazione a Roma “unisce studenti e pensionati in un impegno che scuote anche la generazione più giovane, spesso considerata apolitica. In questi anni i governi non sono stati capaci di mettersi in contatto con questa richiesta, quella di un’agenda politica che rimetta al primo posto la sostenibilità ambientale. E’ vero che il discorso di Greta si rivolge ai paesi occidentali, non menzionando quelli in via di sviluppo che ad oggi sono responsabili della maggior parte di emissioni di anidride carbonica – continua Pineschi – ma è un modello economico che l’occidente ha esportato e promosso: ora noi ne vediamo le conseguenze, e abbiamo il dovere di invertire la rotta. Il dovere di rivendicare anche un modello economico più inclusivo.”

“Quello del clima è un tema centrale del nostro tempo, deve essere messo al centro, con una prospettiva inedita, non più marginale, a partire dalle elezioni europee. Giustizia ambientale va conciliata con lo sviluppo economico, la redistribuzione va rimessa al centro. La politica deve fare questo”.

 

 

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