Cartoline di degrado, l’alberello di via Massaciuccoli

L'alberello il 3 novembre

Caduto il 29 ottobre insieme ad altri cento non è mai stato rimosso. I commercianti: «Non lo toglieranno perché non rappresenta un pericolo. Purtroppo funziona così!»


Nessuno lo ha più spostato, così l’alberello di via Massaciuccoli è rimasto lì, disteso sul marciapiede, separé non convenzionale tra il quartiere Trieste e l’Africano. Era caduto lo scorso 29 ottobre, insieme ad altri cento, nel lunedì nero della Capitale. Pioggia, ma soprattutto vento per spaccare i pini di Roma ed esasperare i cittadini. I telefoni delle redazioni che non smettevano di squillare, le macchine distrutte e i cornicioni crollati. Per fortuna nessuna vittima. Davanti alle proteste, l’amministrazione si arrampica sugli specchi: scarse giustificazioni, poi, a fatica, la rimozione degli arbusti.

Albero2Tutti, tranne uno: troppo piccolo per ostruire il passaggio o rappresentare un pericolo, eccessivamente grande perché qualcuno, mosso da animo gentile, si convincesse a toglierlo. Il bar di fronte, intanto, ha chiuso: le vetrine riflettono l’insegna rossa del cinema, sulla porta il classico cartello “Cedesi Attività”. L’indagine fotografa il senso d’abbandono, le frasi rassegnate si sovrappongono. Il ragazzo al bancone del negozio cinese ha il tipico aspetto orientale: occhi a mandorla, caschetto nero e liscio. «Chiamiamo il comune in continuazione – afferma esasperato, mentre una cliente guarda uno scaffale e prova a origliare – se ci fa caso, intorno è pieno di buche, eppure non ci danno retta. Nessuno ci ascolta».

Il cielo grigio promette pioggia, l’alberello, spezzato in due, fa quasi tenerezza. le cartacce, sparse fra i rami secchi, hanno rimpiazzato le foglie. Al tabacchino c’è la fila per le bollette, il proprietario sta aiutando una signora: «Deve compilare questo foglio». Quindi risponde. «So che è lì da molto, non ricordo quanto». La discussione piace, cattura l’attenzione. Ancora una volta, sentendo la domanda, le orecchie si rizzano. L’espressione sorpresa, la camicia a quadri, coperta dal maglione verde: «Ricordo che cadde nel giorno in cui ci fu il vento forte. Che era novembre?».
bar
La monotonia domina. I giorni e le date si dissolvono nella routine quotidiana. Rimangono le locandine, come orologi, a scandire il tempo. Una gigantografia recita: “Momenti di trascurabile felicità”, il libro di Francesco Piccolo è diventato un film. Nel manifesto Pif è sconsolato, la donna accanto a lui ha le braccia conserte e lo sguardo arrabbiato. Sotto di loro non c’è la ressa, i due ragazzi alla cassa indossano la felpa blu della multisala e possono permettersi il lusso di confabulare: «Sicuramente eravamo nel 2018 quando l’albero è caduto – spiegano – non era l’unico. Gli altri, quelli delle vie accanto li hanno tolti. Questo no e non credo lo faranno. Non è pericoloso, non da fastidio».

cinemaNon sono contenti, ma sanno che a lottare con i mulini a vento si fa la fine di Don Chisciotte. L’alberello li guarda, la gente a passeggio lo schiva a malapena, proseguendo assorta in pensieri e commissioni. Tutti vorrebbero essere altrove, lui compreso.

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