Scacco matto alla mafia dei Gambino

Foto di ANSA/DC

Il boss della celebre famiglia criminale è stato assassinato fuori dalla sua villa. Un omicidio che fa rumore e potrebbe modificare gli equilibri di potere all'interno di Cosa Nostra oltreoceano


Almeno sei spari hanno squarciato la notte di Staten Island. Francesco “Frank” Calì, presunto capo della cosca mafiosa dei Gambino, è morto dopo essere stato sparato davanti a casa sua qualche ora fa.

Foto di EPA/LPhot Kyle Heller
Foto di EPA/LPhot Kyle Heller

Stando ai media statunitensi, il suo sarebbe il primo omicidio eccellente negli ambienti della criminalità organizzata della Grande Mela dopo più di 30 anni di quiete apparente.

La fine per Calì, 53 anni, è arrivata in ospedale, dove era stato trasportato dopo l’agguato. Finora nessun arresto da parte della polizia, sebbene si conoscano già molti dettagli sulle dinamiche dell’esecuzione, avvenuta poco dopo le 21. Gli investigatori sono sulle tracce del killer che, dopo aver usato un’arma da fuoco, sarebbe passato sopra il corpo di Calì con un’automobile blu.

L’eliminazione del n. 1 dei Gambino ha decapitato una delle cinque famiglie che si spartiscono la torta del controllo mafioso di New York City, quella che in passato si era accaparrata il più grande potere criminale di tutti gli Stati Uniti. Francesco Calì, nato in America ma figlio di genitori palermitani, era considerato l’anello di congiunzione con Cosa Nostra in Italia. Finito in manette nel 2008 con l’accusa di estorsione, fino ad allora era riuscito a mantenere nell’ombra la sua identità. Solo alcune intercettazioni avevano raccolto il suo nome, mentre sembrava che non esistessero sue fotografie.

La sua morte violenta ha segnato la cronaca newyorchese come un fulmine a ciel sereno. L’ultimo boss fatto fuori sul territorio della Grande Mela era stato Paul Castellano, freddato nel 1985 davanti alla Sparks Steak House da John Gotti, che lo sostituì. Una figura, questa, che occupa un posto di rilievo nell’album della famiglia Gambino. A lui si deve la metamorfosi di Cosa Nostra made in Usa. Da società sotterranea sbarcata in silenzio insieme ai primi immigrati italiani nel Nuovo Mondo a gruppo di aspiranti vip criminali interessati al lusso e a un alto profilo mediatico.

Una nuova strategia che ha involontariamente gambizzato con le sue stesse mani la mafia italoamericana. O almeno è questo il parere di George Anastasia, esperto di Cosa Nostra che negli anni ’90 scriveva per il Philadelphia Inquirer. Intervistato da Vice, il giornalista ha spiegato come da allora sia cominciata la parabola discendente dell’organizzazione insediatasi negli States. Aiutata dalla notorietà a mezzo stampa, anche la repressione delle forze dell’ordine è divenuta nel tempo più efficace. Molti mafiosi furono spediti in gattabuia per omicidi, racket, usura. Da una parte la giustizia, dall’altra la concorrenza di altre mafie, soprattutto cinese e russa, hanno accorciato i tentacoli dei boss di New York.

Da stanotte probabilmente gli ingranaggi della macchina di Cosa Nostra hanno ricominciato a girare. Proprio ieri Joseph Cammarano Jr., a capo della famiglia Bonanno rivale dei Gambino, aveva festeggiato la chiusura del processo a suo carico con un proscioglimento. Una settimana fa, inoltre, Carmine J. Persice si era spento in galera, lasciando scoperto il vertice del clan Colombo.

condividi