Genova: 16 anni per un omicidio perché «illuso e disilluso allo stesso tempo»

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La sentenza di primo grado parla della coltellata di Javier Pareja alla moglie come «reazione al comportamento della donna, del tutto contraddittorio che lo ha illuso e disilluso allo stesso tempo»


Uccidere la moglie ed essere in semilibertà dopo 8 anni? Questo potrebbe essere l’epilogo della vicenda giudiziaria che ha coinvolto a Genova Javier Napoleon Pareja Gamboa, che nel 2018 ha ucciso la moglie Angela Jenny Coello Reyes (in foto) con un unico colpo di coltello al polmone. Un rapporto difficile e doloroso che trova il suo epilogo il 7 aprile scorso, quando l’uomo arriva in aeroporto a Milano dall’Ecuador e racconta di aver trovato la donna ubriaca che gli spiega di non aver troncato il rapporto con l’amante. Tornati a casa scoppia la lite, Javier la colpisce con una coltellata, fugge e viene trovato in stato confusionale.

Pena ridotta per lo «stato d’animo molto intenso»

L’uomo è stato condannato a 16 anni in virtù del rito abbreviato (sarebbero stati 24), nonostante il pm Gabriella Marino avesse chiesto 30 anni di carcere. Ma sono le motivazioni della sentenza a far discutere: «L’imputato non ha semplicemente agito sotto la spinta della gelosia, ma di un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento. Il tutto acuito dall’alcol, dal lungo viaggio e dal comportamento ambiguo della vittima… Certamente ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso né umanamente del tutto incomprensibile».

Un uomo «illuso e disilluso»

«La condotta dell’imputato si caratterizza per un dolo d’impeto e l’unicità del colpo suggerisce l’idea di una volontà omicida che si esaurisce sul momento», scrive la sentenza, dichiarando quindi l’omicidio come d’impeto. Il giudice ha anche spiegato che Javier «non ha agito sotto la spinta di un moto di gelosia fine a se stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto contraddittorio che lo ha illuso e disilluso allo stesso tempo».
Un pericoloso richiamo all’omicidio d’onore? No, piuttosto un’attenuante generica che però parrebbe contraddire l’articolo 90 del codice penale: «Gli stati emotivi o passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità». Su questo, probabilmente, si baserà il processo d’appello.

Javier fuori tra 7 anni?

A lanciare l’allarme è l’avvocato di parte civile Giuseppe Maria Gallo: «Con le leggi in vigore il condannato potrebbe uscire in semilibertà tra 7 anni». Proviamo a vedere perché. 16 anni, in caso di buona condotta, scendono a 12, perché ogni anno vengono «abbuonati» 3 mesi. La pena quindi scenderebbe a 12 anni, ma dopo averne scontati i due terzi, cioè 8 anni (di cui uno già trascorso in custodia cautelare), si può ottenere la semilibertà. In altre parole nel 2026 Javier potrebbe uscire, 8 anni dopo aver ucciso la moglie.

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