Nuova Via della Seta, De Filippo: «Ruolo centrale per Trieste»

Un'immagine del porto di Trieste. ANSA

La Cina è pronta a forti investimenti per aprire un ponte commerciale in Europa. Protagonista anche l'Italia, pronta a firmare gli accordi il prossimo 22 marzo


L’Italia e l’Estremo Oriente non erano mai stati così collegati tra loro. La Cina è pronta a investire sul territorio italiano per il progetto della nuova Via della Seta. Il programma Bri (Belt and Road Initiative) porterà lo stato asiatico ad investimenti strutturali di mille miliardi di dollari spalmati nei prossimi 57 anni in quasi 70 nazioni. «Gli accordi con la Cina possono essere fatti, seppur con attenzione» ha commentato Francesco De Filippo, giornalista ANSA e autore del libro “La nuova Via della Seta“.

Le cifre

Il Dragone è pronto ad una prepotente entrata da protagonista. Il progetto ambizioso di 300 miliardi di dollari l’anno sta prendendo forma. Un’iniziativa varata nel 2013 da Xi Jinping per creare un ponte tra Asia ed Europa. A sostenere le spese cinesi ci saranno la Investment Infrastructure Bank e la Banca asiatica multilaterale di sviluppo. «La Cina ha sfruttato anche la trappola del debito – spiega De Filippo – per poter creare questo progetto. Ha fatto accordi con vari paesi, alcuni più poveri, ai quali ha prestato soldi per realizzare queste infrastrutture. Ora, queste nazioni, non sono in grado di onorare il debito, e le opere diventano di proprietà cinese».

de filippo

La centralità triestina

Fondamentale sarà il ruolo italiano, in modo particolare Trieste e il suo porto. «Sarà il nodo cruciale del progetto. Trieste ha due caratteristiche fondamentali: gli alti fondali e il fatto che il suo porto sia dotato di infrastrutture con treni che arrivano fino in Germania ed Est Europa». Gli investimenti della Cina saranno mirati a rafforzare gli impianti ferroviari, ed è in cantiere anche una nuova piattaforma logistica, sulla quale c’è già un’intesa. «I cinesi avevano già provato ad arrivare all’interno dell’Europa acquistando il porto del Pireo – continua De Filippo- Lo scopo era passare via terra tramite una rete ferroviaria che avrebbe attraversato i Balcani. Progetto fallito sia per motivi orografici che sociali legati a focolai di guerriglia tutt’ora esistenti nel territorio». Ora le merci arriveranno in Grecia, per poi essere trasportate via mare fino al porto friulano. Il nuovo varco in Europa è pronto per essere aperto.

I dubbi di Europa e Stati Uniti

Poco convinta del progetto l’Unione Europea che richiama l’Italia a rispettare i regolamenti. Ancor meno attirati dal progetto gli USA. A sorridere ai cinesi, in Italia, sono i Cinque Stelle, mentre Salvini predica prudenza. «È un mondo dove se non si colgono le occasioni si viene subito tagliati fuori- commenta De Filippo- Se l’Italia dirà di “no” la Cina farebbe comunque la nuova Via della Seta. Noi siamo un Paese strutturato. I cinesi si troveranno ad agire in una cornice giuridica, e dovranno fare accordi bilaterali». Il prossimo 22 marzo, con Xi Jinping a Roma, l’Italia firmerà il memorandum con la Cina. «Firmando questi accordi ci sarà una sorta di iniziativa pubblica. La Cina, con i suoi privati, sono anni che investe in Italia. Due anni fa il 10% dei suoi investimenti europei erano nella nostra nazione». L’Italia diventerà così la prima nazione del G7 ad aprire pubblicamente al colosso asiatico. «La Germania sono anni che ha accordi con la Cina – continua De Filippo- ma non ci sono mai stati problemi. L’Europa è preoccupata perché i porti di Anversa e Amburgo risentiranno della centralità di Trieste. Per gli Stati Uniti, invece, i motivi del dissenso sono strettamente geopolitici».

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