Consultazione sul Tav: perché non si può fare

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La proposta di Chiamparino non è disciplinata né dalla Costituzione, né dallo Statuto del Piemonte. Unica possibilità è il voto in Val di Susa per un’opera che interessa tutto il Paese


Sì Tav o No Tav? Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino scrive una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini per chiedere il voto dei piemontesi sull’Alta Velocità Torino-Lione: «Tale consultazione, da riservarsi all’elettorato attivo, riguarderebbe l’impegno per la Regione Piemonte di attivarsi in tutte le sedi per la rimozione degli elementi di impropria protrazione delle attività di realizzazione dell’opera». Ma questa consultazione popolare si può fare?

La disciplina dei referendum territoriali

La proposta di Chiamparino può riguardare due diverse norme: da una parte l’articolo 86 dello Statuto della Regione Piemonte, dall’altra l’articolo 132 della Costituzione. Ma entrambi i casi sembrano avere poco a che fare con il Tav. L’articolo 86 spiega che «La Regione può deliberare la consultazione di particolari categorie o settori della popolazione su provvedimenti di loro interesse», mentre la Carta parla di referendum territoriali solo nel caso di fusione o di creazione di Regioni.

La consultazione per «categorie»

Esclusa l’ipotesi di ricorrere all’articolo 132 della Costituzione, rimane solo il caso della consultazione disciplinata dallo Statuto regionale del Piemonte. L’unica possibilità, visto che si parla di «particolari categorie o settori della popolazione su provvedimenti di loro interesse», sarebbe un referendum diretto alla popolazione della Val di Susa. Ma il Tav, come ricorda Michele Ainis sul Fatto di oggi, si realizza «con il denaro di tutti i contribuenti» ed è «di interesse nazionale».
Applicando l’articolo 86 dello Statuto regionale, quindi, ci si troverebbe davanti a un paradosso: a decidere di un’opera pubblica che – per quanto riguarda sia i costi sia i benefici – riguarderebbe l’intera popolazione, sarebbero i 50-60mila maggiorenni valsusini.

Le eventuali alternative

Esclusa la consultazione territoriale che, come abbiamo visto, riguarda tutt’altre tematiche, la Costituzione prevede l’esistenza solamente del referendum abrogativo. Ma anche un voto a livello nazionale sarebbe illegittimo perché la questione del Tav è un accordo internazionale e il secondo comma dell’articolo 75 vieta il referendum «per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali».

Altre alternative non ci sono, a parte la fantascientifica introduzione del referendum consultivo nazionale nella Carta. Ma per questo bisognerebbe modificare la Costituzione e, anche nell’ottimistico caso in cui la doppia deliberazione delle camere a tempo di record, si tratterebbe di una procedura così lunga e potenzialmente accidentata da non poter essere utilizzata per il Tav.

Alla luce di tutto questo, la proposta di Chiamparino – norme alla mano – non è fattibile. Nessuna delle alternative possibili risulta praticabile, quindi a prendere una decisione sulla Torino-Lione dovrà essere la politica.

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