«Il cambiamento climatico è il pericolo più grande per noi. Non si può combattere con le parole»

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Il meteorologo Luca Mercalli ci ricorda quanto sia attuale il problema del surriscaldamento globale. E alle parole di Mattarella a Belluno aggiunge «Un discorso ben accetto ma servono azioni concrete»


«Siamo in pieno allarme climatico, ma alle parole devono seguire iniziative concrete». Così Luca Mercalli, meteorologo e presidente della Società Meteorologica italiana torna a sottolineare come il problema climatico sia il più attuale e pericoloso per tutta l’umanità.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando a Belluno le vittime delle alluvioni che negli scorsi mesi hanno sconvolto l’Italia e il Veneto in particolare, ha ribadito l’importanza di rispondere con misure adeguate alla minaccia dei problemi climatici, causati dalle azioni umane.

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«Le parole del presidente della Repubblica sono certamente ben accette, ma sono molti anni che sentiamo dire sempre le stesse cose sul clima, senza che alle frasi di rito seguano azioni concrete». Mercalli non nasconde una certa disillusione. «Ogni volta che il clima porta dei gravi sconvolgimenti, anche causando vittime, i politici e governatori di turno parlano della necessità di prendere provvedimenti per contrastare l’inquinamento e il surriscaldamento globale. Senza che a queste parole seguano fatti. Anche papa Francesco ha parlato di questo nella sua enciclica ‘Laudato sii’, nel 2015, ma non mi pare che abbia prodotto alcun risultato».

I cambiamenti climatici portano a disastri ambientali come quelli che hanno riguardato il Veneto. Dissesto idrogeologico e surriscaldamento del globo sono le problematiche principali e più pericolose. «Siamo noi gli unici responsabili di quanto sta accadendo al clima. In particolare- ci dice Mercalli- il problema è l’economia, o meglio i modelli economici che adottiamo. Ci troviamo in uno scenario per cui alla crescita economica si accompagna inevitabilmente un danneggiamento del clima. Esistono delle iniziative per creare la cosiddetta ‘economia verde’, ma non sono sufficienti».

Da molti anni si parla della possibilità di ripensare i modelli economici per renderli più eco-compatibili, facendo coincidere lo sviluppo economico al rispetto per l’ambiente. «Le prime convenzioni delle Nazioni Unite sul tema risalgono al 1988, ormai quasi trent’anni fa. Poi sono venuti il Protocollo di Kyoto e il recente accordo di Parigi, ma la situazione climatica non fa che peggiorare. Serve un impegno concreto ed intellettuale degli operatori economici e politici per contrastare il surriscaldamento globale. Ad ora però, non si vedono i risultati sperati».

Il tema è attualissimo e le conseguenze drammatiche sono sotto gli occhi di tutti. Ignorare i cambiamenti climatici significa mettere in pericolo le nostre vite. «L’importante è che si parli il più possibile dell’argomento. Il 15 marzo si terrà uno sciopero degli studenti di oltre 80 Paesi per chiedere ai governati misure concrete contro il riscaldamento globale. Una bella iniziativa per sensibilizzare chi dovrebbe intervenire a farlo concretamente. Il cambiamento climatico è la minaccia più grave per l’umanità. Non bastano le parole a contrastarlo».

 

 

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