Fontana Candida, «l’isola felice» minacciata dal cemento e dalla poca manutenzione

Via degas

A pochi chilometri da Tor Bella Monaca, Fontana Candida è un esempio di architettura sostenibile. Ma l'abbandono da parte delle istituzioni costringe i residenti a fare da sé


Per i cittadini che ci abitano, Fontana Candida è sempre stata «un’isola felice». Sorto negli anni Ottanta grazie ad un finanziamento europeo e al lavoro dell’archistar Marcello Vittorini, oggi si rivela un quartiere «a dimensione d’uomo», soprattutto se paragonato a ciò che lo circonda. Siamo ad Est di Roma, tra la stazione Grotte Celoni e la località Due Leoni. A pochi chilometri Borghesiana e Tor Bella Monaca,  zone dove abusivismo e alta densità abitativa regnano sovrani. A Fontana Candida i residenti contribuiscono a loro spese alla manutenzione delle aree verdi del comprensorio di Via Degas, considerato un virtuoso esempio di architettura armonica e non speculativa. Sorprende, infatti, che edifici di stampo popolare siano stati concepiti con l’idea di dotarli, quasi ciascuno, di un campo da tennis.

Campo tennis
Il comprensorio di Via Degas. Ogni quattro palazzine c’è un campo da tennis. @ReporterNuovo

 

All’ arrivo mi accoglie un folto gruppo di cittadini e residenti del comitato di quartiere. Insieme all’associazione «Carte in regola», da qualche anno difendono l’area che si estende dietro ai palazzi di Via Degas. La chiamano «Valle della Morte» perché è stato luogo di sepoltura in epoca romana. Si tratta infatti di una zona archeologica su cui presto potrebbe abbattersi una colata di cemento da 24 palazzine e un centro commerciale. Un progetto che i residenti non approvano.

Membri del comitato di quartiere @ReporterNuovo
Membri del comitato di quartiere @ReporterNuovo

«Sarà un’accozzaglia di edifici. Non c’è una rete viaria adeguata per accogliere altre 3mila persone. Tra l’altro molti appartamenti qui sono invenduti. Il paradosso è che l’amministrazione attuale prima dice stop al cemento e alle compensazioni, e poi non ascolta le richieste dei cittadini» dice Mario Paglia, presidente del comitato di quartiere. «È un meccanismo di natura economica che non ha nulla a che vedere con l’effettiva domanda di abitazione» mi spiega Maurizio Geusa, Segretario generale dell’associazione Carte in regola. Al fine di ottenere un incontro, i cittadini hanno presentato un esposto all’Assessore Montuori, ma non hanno mai ricevuto risposta.

 

valle della morte
La «Valle della Morte» minacciata dalla colata di cemento @ReporterNuovo

 

discarica 2
La discarica di Largo Monet @ReporterNuovo

Fontana Candida ha luci, ma anche parecchie ombre: emergono man mano che proseguiamo la nostra passeggiata. I residenti mi portano a Largo Monet, dove da qualche anno è sorta una discarica. A ridosso di una cisterna romana, sembra che in molti vengano qui a scaricare rifiuti di ogni genere. «Delle volte raggiunge dimensioni pazzesche. Abbiamo fatto esposti, denunce, abbiamo proposto al Comune di provvedere a nostre spese all’acquisto di una foto trappola, ma nessuna risposta. Costerebbe duecento euro e permetterebbe di fotografare tutto. Ogni volta dobbiamo chiamare l’Ama perché venga a rimuovere i rifiuti dalla strada, ma molti rimangono nel fosso, inquinando il corso d’acqua sottostante» mi raccontano i residenti. «Sono persone non censite dalla Tari (la tassa sui rifiuti, ndr), vengono a buttare tutto qui perché tanto sanno che non c’è nessun controllo. Due anni fa gli hanno dato fuoco e le fiamme sono arrivate fino alle case vicine. Non c’è verso di farla bonificare».

Ci spostiamo a Piazzale Van Gogh, che un residente definisce il «simbolo del degrado romano e italiano. Una fotografia che racconta tutto: la crisi economica e l’assenza delle istituzioni». In questo grosso edificio infatti, un tempo sorgeva la Ford. Quando l’azienda ha fallito, ha lasciato l’immobile, ormai vuoto da parecchi anni. «Anche qui si ammassa qualche rifiuto, per fortuna la notte c’è sempre un controllo. Abbiamo proposto di riqualificarlo per dargli una nuova vita ma come vede non se n’è fatto nulla».

 

ford
L’ex complesso della Ford di Piazzale Van Gogh @ReporterNuovo

 

Tra i cittadini che mi accompagnano in questa passeggiata, c’è anche una signora che mi chiede gentilmente di documentare un altro problema con cui fanno i conti diversi residenti di Fontana Candida. In Via Renoir, accanto a un piccolo complesso di villette a schiera, è nato un insediamento di nomadi. «Vivo a pochi metri da lì, le assicuro che non è facile. Mi sveglio spesso nel cuore della notte perché qualcuno tenta di entrarmi dentro casa. Sono stufa di aver paura di uscire».

campo rom
Il campo nomadi di via Renoir @ReporterNuovo

In quello che chiamano «Il fosso di Tor Bella Monaca» dormono clochard e Rom, compresi bambini in tenera età. «Come vede c’è una discarica perché ci vive un’umanità. Perché non si riesce a risolvere questo problema?». Alla sua voce si aggiunge quella del comitato di quartiere: «Non è accettabile, lo direi anche se fossero italiani. È disumano, e poi indubbiamente ha un impatto sulla sicurezza dei cittadini» mi spiega Mario Paglia. «Ho scritto al questore di Roma per rendere conto del problema ma non abbiamo ricevuto risposta. I Carabinieri hanno fatto spallucce».

asilo nido
L’asilo nido. Alcune attrezzature del parco giochi sono rotte da anni @ReporterNuovo

 

La nostra passeggiata si conclude con una nota positiva, macchiata, però, dalla mancata manutenzione. Vicino all’ex complesso della casa automobilistica, il Comune ha costruito un asilo nido. Nella stessa area c’è anche un parco giochi gestito dalla Provincia. «Accoglie circa 1200 
bambini, ma non è
 manutenuto. Quello 
scivolo è rotto da due 
anni, non hanno i pezzi di ricambio per metterlo a posto. Le catene delle altalene le ripariamo noi con i ganci apribili, che peraltro non sono a norma». Alle spalle dell’asilo, potrebbe presto nascere un cosiddetto «playground», un parco adibito allo sport. I cittadini del comitato di quartiere mi raccontano che dopo un lungo anno di iter burocratici, i lavori potrebbero finalmente cominciare a dicembre.

«Cambiano le casacche ai municipi ma poi non cambia nulla nella realtà» sono le ultime, simboliche, parole che ci scambiamo.

condividi