Etiopia, sotto accusa il Boeing 737-Max 8

Ritrovata la scatola nera dell'aereo precipitato ad Addis Abeba. La Cina sospende i voli del modello e l'Europa indaga, mentre la Boeing crolla in borsa


È stata ritrovata la scatola nera del Boeing dell’Ethiopian Airlines precipitato ieri con 157 persone a bordo. Sarebbe però parzialmente danneggiata, secondo quanto rivelato da un funzionario della compagnia. Le compagnie aeree cinesi e la Ethiopian Airlines hanno intanto sospeso, in via precauzionale, l’uso del Boeing 737 Max 8. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha deciso di non bloccarli anche se sta «monitorando da vicino» la situazione. Lo ha riferito un portavoce, secondo il quale è troppo presto per fornire indicazioni alle compagnie europee o per agire.

È il secondo incidente per un aeromobile dello stesso modello: 5 mesi fa uno della Lion Air cadde in Indonesia facendo 189 morti. In entrambi i casi gli aerei erano nuovi, i piloti hanno chiesto di rientrare segnalando problemi e gli schianti sono avvenuti poco dopo il decollo.

Il Comandante Marcello Bernabucci – capo dipartimento dell’ANPAC, il sindacato degli aviatori italiani, e investigatore aeronautico – ai microfoni di Reporter Nuovo ha dichiarato che «Il riferimento al precedente incidente della Lion Air è inevitabile: anche allora si parlò subito di perdita di controllo del velivolo, indicazioni di velocità errate…. Ora per il caso dell’Etiopia ci sono soltanto ipotesi che dovranno essere verificate in base ai dati del Crash recorder».

Il Comandante ci ha anche fornito i dati tecnici sul modello di velivolo coinvolto nell’incidente: «E’ un aeroplano nuovo, ce ne sono 350 in circolazione e non va confuso con il resto dei Boeing 737, di cui circolano circa 10.000 esemplari. Questa è l’ultima versione, 737 8 Max…Ce ne sono 350 ma quelli ordinati sono 5.000».

Dopo la catastrofe di ieri sono circolate varie ipotesi. La più diffusa riguarda un software in dotazione del Boeing 737 Max 8 che limiterebbe l’intervento del pilota, nel caso in cui, ad esempio, volesse fare una virata brusca. Bernabucci ha escluso ricostruzioni di questo tipo: «Non è corretto parlare di una limitazione dell’azione umana. Stiamo parlando di una tecnologia che aiuta nelle condizioni normali il pilota e se la manovra è al di fuori di quello che normalmente accade nello sviluppo di volo ci sono certamente degli avvisi ma non c’è nessuna limitazione, perlomeno non su questo tipo di aeromobile. Stiamo parlando, sempre in riferimento a quanto successo in Indonesia, di una tecnologia che dovrebbe in realtà aiutare il pilota: quando l’aereo si approssima a un assetto che potrebbe portare allo stallo, c’è un meccanismo che riporta i comandi di volo in avanti e quindi nella condizione normale. Di regola funziona sempre e se c’è un malfunzionamento il pilota è in grado di bypassare la tecnologia e di riportare tutto a una conduzione manuale del velivolo. Bisogna capire cos’è successo in Etiopia perché ancora non abbiamo dati precisi»

«Le Autorità di certificazione hanno cominciato a bloccare questo aeromobile a terra in maniera prudenziale – ha continuato –  al fine di indagare sulle cause dell’incidente. Ci sono 350 esemplari in circolazione e finora nel mondo ci sono stati 2 incidenti. Si conoscono per ora solo le ragioni del primo. Sul secondo eviterei in questo momento di fare speculazioni: tutti sappiamo che un incidente di volo in genere ha una causa principale ma potrebbe avere delle concause» ha concluso Bernabucci.

 

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