«Il segreto del successo nella personalità del partner»

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Psicologa e mediatore familiare sono d'accordo: «La coppia si alimenta di gioie reciproche. Un coniuge forte aiuta a vivere meglio»


«Se non ci fosse stata Michelle, non avrei combinato niente nella mia vita. È Lei a rendermi sano e bilanciato». Firmato Barack Obama, uno che, tra le altre cose, è stato il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti. Basterebbe questa frase, all’apparenza di circostanza, per sintetizzare i risultati della ricerca condotta dalla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania. La stabilità dettata da una relazione duratura, ma soprattutto l’intraprendenza e il carattere del partner, rivestirebbero un ruolo fondamentale nel determinare il successo e la realizzazione personale. Su 163 coppie sposate, anche famose, maggiori sono le probabilità di ingaggiare sfide, mettere alla prova se stessi e alla fine riuscire, se si può contare ciecamente sul supporto del coniuge. Risolvere un puzzle semplice o concorrere per la vittoria di un premio: era questa la prova pensata dai professori dell’ateneo e la scelta si è rivelata strettamente legata alla soddisfazione della propria situazione sentimentale.

«Non sono per nulla sorpresa – afferma la psicologa Giorgia Abate – anzi ritengo sia un risvolto normale del matrimonio. Avere un marito o una moglie che propone la partecipazione a mostre e eventi, siano essi culturali o sportivi, che si interessa e condivide attività lavorative ma anche passioni e hobby, inevitabilmente favorisce il benessere del singolo e quindi, di riflesso, rasserena l’atmosfera familiare». Non c’è il rischio che una personalità forte offuschi e persino soffochi quella dell’altro? «Può succedere se il proprio carattere è debole o non ancora definito – prosegue Abate, che è anche una psicoterapeuta in formazione – In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, accade l’opposto. Un coniuge dinamico è stimolante, purché non si ponga in una posizione di superiorità, non si vanti dei propri successi. L’energia deve combinarsi con il supporto, in modo da conservarne i flussi positivi».

Un controsenso rispetto all’idea, comunemente diffusa, che carriera e matrimonio siano concetti tra loro incompatibili: «Lì un ruolo decisivo è rivestito dalla presenza o meno dei figli che inevitabilmente richiedono spazi e attenzioni, riducendo i margini di crescita professionale dei genitori – continua la psicologa – non tanto dalla relazione tra marito e moglie». Eppure i divorzi aumentano: «Non perché ognuno pensi ai suoi obiettivi, ma perché non lo si fa più. Ci si sacrifica per corrispondere ai bisogni e alle esigenze dell’altra parte – Spiega – Ciò alla lunga genera frustrazione e il bisogno di riprendersi la vita in mano, determinando, al culmine, la separazione».

L’idea che l’esito dell’indagine sia influenzato dal contesto in cui è stata effettuata rimane un dubbio che genera vedute opposte: «Certamente dipende anche dal peso culturale della coppia – dice Abate – e potrebbe dunque cambiare a seconda del Paese». Diversa l’opinione di Mario Musolino, mediatore familiare: «Alla base ci sono i sentimenti, concetti, almeno idealmente di carattere universale. Se sono radicati e solidi, il luogo conta relativamente». Per il resto i due sembrano viaggiare sulla medesima lunghezza d’onda: «Un partner dinamico infonde forza e sostegno – ribadisce Musolino – l’assenza e la distanza provocano, per converso, sconforto e sensazioni di abbandono. Le conseguenze, poi, si riflettono nell’autostima e nella dimensione sociale».

Allora, spontaneo chiedere, perché le strade sempre più spesso si dividano: «Non si tratta di incompatibilità di priorità – conferma il mediatore – piuttosto, di incapacità di affrontare insieme gli ostacoli e le difficoltà che la vita inevitabilmente pone dinnanzi a chiunque. A furia di tirare la corda, questa si spezza». I successi, insomma, aumentano il peso specifico se condivisi: «Il saper gioire ad ogni traguardo del partner è alla base di una vita di coppia serena e felice», conclude Musolino.

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