Le due facce dell’IA: il caso di Barcellona

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L'introduzione e lo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale sollevano una serie di questioni etiche che, nel giro di pochi anni, ci toccheranno sempre più da vicino. Intervista a Benedetto Grillone, ingegnere energetico a Barcellona


Barcellona in tilt. Lo sciopero dei dipendenti della Transports Metropolitans de Barcelona – la locale azienda di trasporti – sta creando grossi disagi alla mobilità, soprattutto perché in concomitanza con il Mobile World Congress, in programma dal 28 febbraio. Le ragioni di questa protesta sono diverse, ma una di queste è l’introduzione di tecnologie di automatizzazione sulle linee della metropolitana che, a detta dei dipendenti, potrebbe portare molti di loro a perdere il lavoro.

«Per ora si tratta di una semplice automatizzazione dei treni, ma all’aumentare dei dati e del livello degli algoritmi saranno possibili sempre maggiori innovazioni». A parlare è Benedetto Grillone, un giovane ingegnere energetico italiano che vive e lavora a Barcellona, che ci ha aiutato a comprendere il possibile impatto sulla società delle nuove tecnologie di automatizzazione e intelligenza artificiale. «Automatizzando l’apertura e la chiusura delle porte dei treni – spiega Benedetto – verrà eliminata la figura del capotreno. L’IA non è altro che uno strumento, che può essere utilizzato in maniera positiva o negativa».

La riflessione dell’ingegnere si sposta sui cosiddetti “costi sociali“: «L’automatizzazione di numerosi processi manuali porterà molti lavori a sparire. Nel 2100 la popolazione mondiale crescerà fino a 11 miliardi di persone, ma ci saranno sempre meno mestieri manuali. Quali sono i costi sociali di questo processo? Da chi verranno sostenuti, dal cittadino o dai governi? Bisogna capire se questi capostazione verranno ricollocati o semplicemente finiranno per strada».

Lo sviluppo dell’IA solleva però tutta una serie di questioni che, nel giro di pochissimi anni, ci toccheranno sempre più da vicino. «Aziende come Google, Uber e Tesla stanno sviluppando veicoli a guida autonoma. Se un pedone taglia la strada a una di queste macchine, che cosa sceglierà di fare l’IA? Investe il pedone, o si lancia fuori strada facendo del male al proprio passeggero?» L’IA fa già parte delle nostre vite: «Il machine learning viene regolarmente utilizzato per targettizzare gli utenti di internet. Aziende come Amazon ti propongono prodotti in base alle tue ricerche precedenti, Google ti mostra pubblicità in base ai tuoi interessi. C’è un problema di sicurezza, bisogna capire se queste informazioni vengano usate solo per scopi commerciali o anche per altre attività come, ad esempio, manipolare elezioni».

Benedetto lavora al Cimne (International Centre for Numerical Methods in Engineering), nella divisione efficienza energetica degli edifici. «Il comune di Barcellona fornisce i dati degli immobili pubblici, dalle stazioni di polizia agli ospedali. Noi mettiamo a confronto quelli simili e ne analizziamo il consumo energetico e le misure adottate negli anni, come il cambio delle finestre o degli impianti di riscaldamento». Sulla base dei dati, il suo gruppo sviluppa algoritmi per il machine learning in grado di analizzare l’efficienza delle misure energetiche prese, «così possiamo capire quali sono quelle migliori per un edificio con determinate caratteristiche».

L’intelligenza artificiale è quindi «in grado di suggerire le misure ideali da applicare a edifici simili, utilizzando le statistiche per analizzare il risparmio in termini di costi-benefici e, soprattutto, ridurre il livello di anidride carbonica prodotta». Il procedimento non è semplice e serve un quantitativo di dati enorme per produrre risultati dal valore scientifico. «Il progresso dell’IA è guidato sostanzialmente da due fattori», spiega Benedetto. «Da un lato, l’aumento esponenziale della quantità di dati. Adesso produciamo più dati di quanti ne siano stati prodotti in tutta la storia dell’umanità». Si pensi agli smartwatch, in grado di monitorare il battito cardiaco e capire se una persona è a rischio infarto o meno. «Dall’altro, è migliorata la capacità di processare questi dati: i server ora possono analizzarne grandissime quantità in tempi brevi».

Utilizzata così, dunque, l’intelligenza artificiale è un mezzo straordinario per la salvaguardia del pianeta. «Il livello di emissioni adesso è altissimo», continua Benedetto, «e in questo modo possiamo ridurle su larga scala con il solo utilizzo della tecnologia in nostro possesso». L’etica delle macchine rimane un argomento controverso, apparentemente lontano e limitato a qualche film di fantascienza, ma attuale e molto più presente nelle nostre vite di quanto si pensi.

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