Auto a guida autonoma: al futuro ci arriveremo da passeggeri, ma in sicurezza

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I progressi fatti negli ultimi anni nel campo delle auto senza conducente sono tali da avvicinarne il debutto sulle nostre strade. Abbiamo chiesto al professore del Politecnico d Torino Claudio Casetti di illustrarci i vantaggi e i limiti di tale tecnologia


In tutta la sua vita Filippo Tommaso Marinetti, il cantore futurista del progresso sfrenato, il profeta della civiltà delle macchine, ha guidato una sola automobile, per un chilometro, finendo fuori strada. Non ce ne vogliano, quindi, i nostalgici che rimangono aggrappati all’equazione tra auto e velocità, audacia, sprezzo per il pericolo, se pronunciamo la più grande delle eresie: in futuro incidenti come quello di Marinetti saranno sempre più rari, perché saranno le auto a guidare. Negli Stati Uniti venire affiancati al semaforo da un’auto senza conducente è diventata una scena usuale. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione, ma sempre più aziende stanno investendo nel settore, e anche in Europa stanno prendendo piede i primi test. Merito dei progressi fatti registrare nel settore dell’intelligenza artificiale e della meccatronica, ma anche del potenziamento delle reti telefoniche mobili.

«Una condizione indispensabile per la guida autonoma è la connessione tra veicoli – afferma il professore Claudio Casetti del Politecnico di Torino, esperto di comunicazione interveicolare -. In questo ambito stiamo assistendo alla creazione di nuovi standard, configurati dagli stessi organismi che si occupano delle reti cellulari. Fondamentale sarà il 5g, la rete ad alta velocità di quinta generazione, che vedrà un dispiegamento commerciale a partire dall’inizio dell’anno prossimo. Oltre alle comunicazioni tra cellulari e altri dispositivi mobili, questa tecnologia dovrebbe infatti consentire anche quella tra veicoli».

La guida autonoma potrebbe essere la risposta ad alcuni dei principali problemi della mobilità. I benefici sarebbero evidenti anzitutto nel campo della sicurezza stradale. Grazie ai sensori e agli algoritmi predittivi di cui sarà dotata, l’automobile senza conducente sarà in grado di prevedere i rischi e ridurre gli incidenti stradali. Le auto 2.0, indicando reciprocamente la propria posizione, potrebbero anche evitare il formarsi di code e ingorghi, andando ad alleviare il traffico cittadino. Infine, non essendoci più bisogno di comandare il veicolo, il conducente potrà eliminare il tempo morto della guida e dedicarsi ad altre attività.

«Per ottenere i maggiori benefici da questi veicoli è necessario che raggiungano una certa diffusione, una massa critica – avverte Casetti -. Il tasso di penetrazione di una tecnologia è fondamentale per il suo funzionamento ottimale, ed è un problema ricorrente nella storia. Si pensi ad esempio ai videotelefoni, che sono stati sperimentati per la prima volta negli anni ’70. All’epoca la diffusione di dispositivi in grado di effettuare e ricevere videochiamate era scarsa, per cui il beneficio per il singolo utente era limitato. Una situazione simile si vive oggi nel settore delle auto connesse. E’ stato dimostrato che un penetration rate anche solo del 50%, non sarebbe sufficiente a ricreare quelle situazioni in cui il veicolo autonomo può dare vantaggi tangibili».

«Non significa che dobbiamo scoraggiarci, ma che dobbiamo adottare un approccio ‘olistico’. I ricercatori del settore si stanno concentrando anche sullo sviluppo di tutta una serie di sensori di bordo, di radar e di telecamere, che non hanno bisogno di un interlocutore con cui comunicare. A rendere possibile la guida autonoma saranno questi dispositivi, assieme all’interconnessione con altri veicoli e con l’infrastruttura stradale. Anche le strade, infatti, dovranno essere pensate per comunicare con gli utenti. In futuro veicoli e infrastrutture formeranno un sistema unico. Da ciò deriva una delle maggiori sfide per gli sviluppatori, cioè quella di trovare gli algoritmi giusti per processare informazioni provenienti da fonti diverse».

L’azzeramento degli incidenti stradali non è un obbiettivo che si potrà raggiungere solo grazie allo sviluppo tecnologico, in quanto la strada continuerà ad essere frequentata anche da utenti non connessi come pedoni, biciclette o motorini. «Tutte le volte che convivono tecnologia ed esseri umani, l’elemento irrazionale è sempre presente – conclude Casetti -. Nemmeno la più sofisticata intelligenza artificiale è in grado di gestire l’imprevedibilità del comportamento umano. La sicurezza stradale assoluta forse è fuori dalla nostra portata, di sicuro però la tecnologia può ridurre al minimo i rischi di incidenti. Per questo io non vorrei ancorarmi al concetto di morti zero sulla strada. Direi che potremmo arrivare all’1% delle vittime che abbiamo oggi. Anzi, sono sicuro che succederà».

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