Marco Polo 2.0: L’Italia sulla “Via della Seta”

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi con il Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi durante la IX riunione del Comitato Governativo Italia-Cina presso la Farnesina, Roma, 25 gennaio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Vicina l'intesa per l'ingresso nel Belt and Road, il progetto cinese per migliorare e intensificare gli scambi commerciali. Probabile la firma a fine mese


Prima il silenzio sulla questione venezuelana, adesso la “Nuova via della seta”. Le scelte italiane in materia di politica internazionale continuano a destare le perplessità degli alleati storici. Nel giorno in cui Huawei – colosso cinese della telefonia mobile – fa causa contro il provvedimento che vieta alle agenzie federali canadesi di acquistare i dispositivi prodotti nel Paese orientale, definendolo illegale, l’Italia rinnova la propria disponibilità a entrare nel Belt and Road (Bri).

Il progetto, lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, è stato già sottoscritto da 152 paesi ma da nessun membro del G7. Si tratterebbe, quindi, di un primato che potrebbe essere formalizzato già il prossimo 22 marzo, in occasione della visita a Roma del leader a vita. La volontà di partecipare all’iniziativa che prevede la creazione di nuove infrastrutture e il miglioramento dei collegamenti tra Asia, Europa, Medio Oriente e Africa, è stata ribadita ieri dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci. «Non siamo ancora al punto definitivo – ha commentato – ma lavoriamo tutti giorni per limare i dettagli».

Lo stesso esponente del Governo ha poi precisato: «Si discuterà di un accordo cornice, nel quale verranno indicati i settori strategici in cui favorire gli investimenti congiunti e accelerare l’acquisizione di commesse da parte delle imprese italiane». Parole che non sono bastate a rasserenare gli animi e dagli Stati Uniti le repliche non si sono fatte attendere. Garrett Marquis, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano, ha dichiarato: «Siamo scettici circa le probabilità che questo sostegno apporti benefici concreti e duraturi al popolo italiano, anzi, sul lungo periodo potrebbe minarne la credibilità internazionale». Anche l’Unione Europea ha storto il naso, chiedendo soprattutto coerenza: «Tutti gli Stati hanno il dovere di garantire, nell’ambito delle politiche interne, il rispetto dell’unità e del diritto dell’Ue».

Considerazioni di tenore opposto giungono, invece, da Pechino: «La Cina offre prospettive ai Paesi che aderiscono al Bri – ha replicato il rappresentante del ministero degli Esteri Lu Kang – l’Italia, da grande potenza economica, sa dov’è il suo interesse ed è libera di fare le proprie scelte per perseguirlo».

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