Non chiamatelo “reddito di cittadinanza”

La card presentata dal ministro del Lavoro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio durante la presentazione del sito ufficiale e della card del reddito di cittadinanza, Roma, 04 febbraio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Il professor Michel Martone, giuslavorista della Luiss, sgombra il campo dalle mistificazioni: il "basic income" è un'altra cosa


Assumere personale per aiutare i disoccupati a trovare un lavoro. Questa in breve è la descrizione della nuova spirale creata dal regime del “reddito di cittadinanza”.

Il titolo stesso di questo provvedimento (“reddito di cittadinanza”) fa riferimento alla teoria economica secondo la quale ad ogni cittadino dovrebbe essere corrisposta una cifra mensile a prescindere dalla sua attività, proprio sulla base della sua appartenenza alla comunità, ovvero sulla sola base della sua “cittadinanza”.

Da un punto di vista tecnico, la misura disposta dal governo italiano non è ascrivibile a nessuna delle teorie del reddito universale/reddito di cittadinanza.

og-image 2Si tratta invece di un mero sussidio di disoccupazione, come ce ne sono da anni in molti paesi di socialdemocrazia avanzata. Rispetto al sussidio francese però, sono tante e tali le clausole restrittive per l’accesso al reddito, ed è tale la carica paternalistica del provvedimento, che il modello più vicino è forse il sussidio per l’accesso al lavoro predisposto da Margareth Thatcher negli anni ottanta. Bisognerà infatti lavorare alcune ore a settimana per un ente pubblico, e vigerà l’obbligo di presiedere a corsi di formazione continui, stando almeno alle parole del ministero: anche qui saranno necessarie strutture e personale che avranno un costo per lo Stato. Dopodiché, il “reddito” sarà concesso solo per un breve tempo, durante il quale saranno fatte fino a tre proposte di lavoro che il beneficiario deve accettare, pena l’uscita dal programma di sussidi. Il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che i trasgressori e gli “imbroglioni” andranno in carcere.

Lo Stato privilegerà i “navigator” rispetto ai beneficiari del sussidio: li assume senza concorso con uno stipendio più alto del reddito. Entrambi, il navigator e il beneficiario del reddito, sono pagati dallo Stato per una finestra limitata di tempo. Da un punto di vista giuridico le domande che sorgono sono molteplici.

Nel frattempo il bando per l’assunzione dei navigator non è stato pubblicato, e il reddito è stato disposto. Il corso di formazione che istruirà i “navigator” durerà dai sei agli otto mesi: un investimento di tempo e risorse sia per l’assunto (che poi firmerà un contratto co.co.co.) sia per lo Stato.

Michel Martone, docente di Diritto del lavoro alla LUISS, si è occupato molto del “reddito di cittadinanza”. Dal suo lavoro su LUISS open intitolato “La grande utopia. Prime considerazioni sul reddito di cittadinanza”, possiamo leggere:

Per secoli il reddito di cittadinanza ha rappresentato una grande utopia. Sin dalla sua prima formulazione del 1797 ad opera del filosofo Thomas Paine, è stato oggetto delle teorizzazioni dei grandi pensatori.

(…) Secondo alcuni avrebbe consentito di stemperare la contrapposizione tra comunismo ed economia di mercato, secondo altri, quella tra ricchi e poveri, per altri quella tra padroni e lavoratori.

Secondo altri ancora, a seguito dell’introduzione del reddito di cittadinanza non avrebbe più senso la distinzione tra i sistemi di previdenza sociali fondati sul sistema bismarckiano e quelli invece di ispirazione beveridgiana.

(…) La definizione più diffusa è quella fornita dal BIEN, l’associazione internazionale per la diffusione del reddito di cittadinanza (c.d. basicincome), ai sensi della quale il reddito di cittadinanza è “quel reddito erogato in modo incondizionato a tutti, su base individuale, senza verifica delle condizioni economiche o richieste di disponibilità a lavorare”. Si tratta dunque di una misura che va distinta dal reddito minimo che a dire il vero esiste in tutta Europa tranne Italia e Grecia. Il reddito minimo consiste in un’integrazione del reddito per i nuclei familiari in condizioni di indigenza economica e a maggior rischio di esclusione sociale.

ANSA/ FELICE DE MARTINO
ANSA/ FELICE DE MARTINO

Quello che viene presentato come “reddito di cittadinanza” non corrisponde nemmeno a un reddito minimo garantito, viste le molteplici clausole predisposte per l’accesso al beneficio. Secondo il professor Martone il provvedimento così concepito provocherà problemi sotto diversi aspetti, incluso quello economico. Nella sua analisi elettorale del M5S scriveva:

Su questo fronte c’è sia un problema di principio sia uno di credibilità. Innanzitutto i giovani hanno bisogno di un lavoro, non di un reddito. Quanto alla scarsa credibilità della proposta, mi riferisco alle risorse necessarie a “coprire” questo sussidio, che tra l’altro è chiamato a sproposito “reddito di cittadinanza” in quanto non è universale ma riguarderebbe i soli disoccupati: per il Movimento 5 Stelle sarebbero necessari 15 miliardi di euro l’anno, non un’inezia, per la maggior parte degli economisti di miliardi ne sarebbero necessari circa il doppio.

Questa critica si è rivelata profetica: la platea di accesso al reddito si è ridotta a tal punto che i miliardi investiti per il primo anno si sono rivelati solo 5,8. In attesa che vengano allestiti i centri per l’impiego e che dimostrino di poter aiutare davvero i cittadini a trovare un lavoro.

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