Italia in recessione per l’Ocse, Pil di segno negativo nel 2019

epa07191991 Finance Minister Kim Dong-yeon gives a speech at the opening of the OECD World Forum on Statistics, Knowledge and Policy in Incheon, South Korea, 27 November 2018. The two-day forum, the sixth of its kind, is themed on the future of well-being to consider trends that will affect people's lives in the coming decades.  EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT

Peggio solamente Argentina e Turchia. Il rallentamento economico riguarda tutta l'Eurozona


Crescita italiana al ribasso secondo l’Ocse.  Il Pil dell’Italia sarà di segno negativo, -0,2, nel 2019, per risalire allo 0,5 nel 2020, rispettivamente -1,1 punti e -0,4 punti rispetto alle previsioni del precedente Economic Outlook di novembre. L’Italia è l’unica tra le grandi economie mondiali, insieme ad Argentina e Turchia, ad avere il segno “meno” davanti alla previsione per la crescita nel 2019. Un rallentamento di crescita generale di tutta l’area euro. Il Pil dell’Eurozona nel 2019, infatti, sarà -0,8 punti rispetto a quanto previsto lo scorso novembre. Il Pil mondiale si aggirerà al 3,3% nel 2019 (-0,2 rispetto alle precedenti stime) e del 3,4% nel 2020 (-0,1). Le stime di crescita dell’Ocse sono state tagliate nella grande maggioranza delle economie del G20, in particolar modo, nell’area euro. Oltre all’Italia, l’Ocse evidenzia la brusca frenata della Germania, le cui stime di crescita hanno subito un deciso taglio: la nuova stima è +0,7% nel 2019 da +1,6% e +1,1% nel 2020 da +1,4%. Il rapporto Ocse spiega le ragioni di questo rallentamento, che vanno ricercate nell’incertezza politica, nelle tensioni commerciali e nell’ulteriore erosione della fiducia dei consumatori. Secondo l’organizzazione le restrizioni commerciali introdotte lo scorso anno sono un freno alla crescita, agli investimenti e agli standard di vita, in particolare per le famiglie a basso reddito. L’organismo internazionale lancia un forte appello ad intensificare il dialogo multilaterale al fine di evitare nuove e dannose restrizioni commerciali mentre un’ulteriore liberalizzazione potrebbero rappresentare un vantaggio per tutte le economie.

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