«Chiuso per manutenzione», la lotta delle Faroe al turismo selvaggio

Faroe

Divieto di accesso nel week end tra il 26 e il 28 aprile. Ivan Marchisio, gestisce un gruppo Facebook diventato riferimento per i viaggiatori che scelgono l'arcipelago: «Lo Stop? Una decisione lungimirante»


“Isole Faroe chiuse per manutenzione”. Nessun cartello, ma il senso è chiaro: niente visitatori nel week-end tra il 26 e il 28 aprile. «In quello stesso fine settimana verranno, invece, ospitate nell’arcipelago cento persone. Avranno vitto e alloggio, ma dovranno aiutare le autorità a sistemare i percorsi e curare gli itinerari». La voce di Ivan Marchisio è gentile, il suo gruppo Facebook (Amici delle Isole Faroe), un’autentica istituzione: stella polare da seguire per chiunque decida di partire alla scoperta di questo angolo di paradiso disperso nel mare del Nord. Consigli utili, avvertimenti, luoghi in cui alloggiare e dinamiche di politica interna: tu chiedi, lui risponde. Sempre. «Anche se devo mantenere i filtri sui commenti – confessa – gli animalisti spesso mi insultano e minacciano, perché lì si cacciano le balene. So che è una pratica cruenta, ma per loro è una tradizione, una sorta di rito religioso impossibile da estirpare».

Faroe 3Sulla necessità del provvedimento emanato dal ministero del Turismo locale sono sorte discussioni: «Si tratta piuttosto di lungimiranza. Oggi la situazione non è da bollino rosso, ma potrebbe diventarlo: si è preferito prevenire». Su che numeri si ragiona esattamente? «Durante il 2018, all’aeroporto di Vagar si sono superati i centomila transiti –spiega Marchisio –  può sembrare irrisorio, ma la prospettiva cambia se si pensa che la popolazione indigena, dislocata su un territorio di dimensioni ridotte, ammonti, più o meno, alla metà».

Lo stesso accade in Islanda: «Fino a qualche tempo fa a piccoli centri abitati, si affiancavano lande desolate – continua Marchisio – All’improvviso si è registrato il boom, non si era preparati e ciò inevitabilmente ha comportato problemi: dal traffico alla carenza di infrastrutture». Non solo: «La convivenza con le comunità autoctone si è complicata – dice Marchisio – gli appassionati di trekking inconsapevolmente attraversano proprietà private, addirittura vi si accampano con le tende, facendo storcere il naso e alimentando un sentimento di intolleranza». Il gruppo social da lui gestito ha raddoppiato i membri negli ultimi dodici mesi, in sintonia con la crescita dei turisti nell’arcipelago: «Nel 2007, se ne parlava solo per la Nazionale di calcio, sconfitta di misura dall’Italia. Tutti si domandavano dove fossero le Isole, in pochissimi lo sapevano».

Ora le proporzioni si sono ribaltate, anche se il provvedimento rimane un unicum nel genere: «A livello istituzionale, mai si era osato tanto. Le ancora più impervie Isole Svalbard, ad esempio,

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sono raggiungibili solo da Tromso, in Norvegia, e il Governo evita di pubblicizzarle. Sono, tuttavia, scelte velate, mai esplicite». Qui, al contrario, si doveva compilare un forum per rientrare nei cento fortunati: «È stata creata anche una commissione con il compito di valutare le richieste e selezionare i profili più adatti». Alla base una concezione opposta: «Qui pensiamo che una cosa pubblica non appartenga a nessuno – conclude Marchisio – Lì ritengono sia di tutti e si prodigano con ogni mezzo per difenderla e preservarla».

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