“Sono un programmatore, risolvo problemi!”

Vassallo

Andrea Vassallo spiega cosa c’è dietro il mondo della programmazione tra etica e algoritmi


Che cos’è l’algoritmo? «È una procedura, costruita da istruzioni, blocchi, cicli iterativi o selezioni per arrivare alla soluzione di un problema – Così lo definisce Andre Vassallo, classe ‘94, sviluppatore Rails, Django, Android Java/Kotlin presso Nebulab, docente presso lo IED di Roma e sviluppatore e-commerce con Solidus (Ruby on Rails) e VueJS – Si potrebbe vederlo come una scatola nera che dà un output, appunto una soluzione.»

Quello sugli algoritmi è un tema che infiamma la curiosità di molti, in particolare da quel dicembre del 2018, quando il CEO Google Sundar Pichai, chiamato a testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti, ha spiegato il funzionamento dell’algoritmo che Google applica per migliorare le ricerche: «Prendiamo la parola chiave, la confrontiamo con altre pagine e cataloghiamo quest’ultime in base a più di 200 caratteristiche (rilevanza, novità o popolarità). Basandoci su questi parametri, proviamo a fornire i migliori risultati per quella richiesta specifica.»

Un processo meccanico che però richiede un input umano: quello del programmatore.

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EPA/JIM LO SCALZO

Cioè?

Una figura che ha una passione per la soluzione dei problemi. Il più delle volte una persona testarda e che ha determinate attitudini.

Tu poi sei giovanissimo, come sei diventato programmatore?

Vassallo

Da sempre ho avuto questa grande passione, inoltre, avevo accanto a me una persona che mi ha aiutato. Ad un certo punto mi sono reso conto che dedicavo sempre più tempo a capire il mondo dell’informatica e mi sono detto: ‘Perché non farne un lavoro?’ Ho iniziato il percorso di studi a liceo, poi mi sono trovato a dover decidere tra il lavoro o l’università. Ho scelto il lavoro perché preferisco l’aspetto pratico a quello teorico.

Il programmatore può in qualche modo influenzare l’algoritmo quando lo scrive?

Assolutamente sì. Una soluzione ad un problema può avere mille approcci diversi. Ogni programmatore potrebbe arrivare ad una soluzione difforme da un’altra, dipende anche dalla complessità del problema. Va da sé che se bisogna fare la somma di due numeri l’algoritmo è quello, non cambia. In ogni caso è sempre il programmatore che scrive, è lui che dice cosa fare, quindi è normale che la sua logica, l’intelligenza, così come la sua attitudine a risolvere un problema, vada ad incidere sulla qualità dell’algoritmo.

Questo non può implicare problemi di natura etica?

Esistono dei protocolli. Quando tanti programmatori lavorano sullo stesso linguaggio, o framework, non si può più parlare di algoritmo basilare, ma di applicazioni complesse. Si tende a trovare una soluzione comune, insomma, di non reinventare la ruota. Se un determinato problema è stato già risolto si può prendere spunto dal codice elaborato da qualcun altro. Ecco perché esiste il mondo dell’open source.

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Cosa sarebbe?

Un mondo vastissimo da cui i programmatori possono attingere o risolvere problemi che ancora non hanno soluzioni. Sotto quest’ambito nascono protocolli ben diversi, ma che hanno, più o meno, lo stesso modo di ragionare. Questo perché, se davanti al medesimo problema ci fossero troppe differenze tra le varie soluzioni, non sarebbe così semplice sviluppare applicazioni così complesse, come ad esempio un e-commerce.

Fra i programmatori esiste un codice di condotta?

Certo, ma dipende sempre dal linguaggio che viene utilizzato. Ogni programmatore può decide di utilizzare o meno un determinato linguaggio, ad esempio, in quello che uso io, c’è un forte sentire comune: quasi tutti gli sviluppatori Ruby (un linguaggio ad oggetti) hanno l’etica di scrivere bene il codice. Esistono molte librerie per controllare che tutte le scritture dei codici siano corrette e rispettate.

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Nel mondo dei programmatori ci sono più uomini o donne?

Che il programmatore sia un uomo o una donna non cambia, anche se da sempre è un lavoro che prende più il lato maschile. Lo si vede già dal liceo, ad esempio, quello che feci era pieno zeppo di ragazzi. Credo ci sia un problema di comunicazione con i giovani, perché potrebbero esserci tante programmatrici, inoltre, quelle poche che conosco sono veramente in gamba.

Quanto ancora può crescere questo mondo?

Tende all’infinito. Si possono ancora fare passi avanti nel campo dell’intelligenza artificiale, vedi Google o Alexa. È difficile immaginare un punto di arrivo.

 

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