Interrogati i coniugi Renzi: nessuna ingerenza nelle cooperative

Tiziano Renzi

Tiziano e Laura Bovoli ribattono alle accuse. Controllavano le società fallite solo per una questione di reputazione. Il terzo arrestato, Massone, non risponde al Gip


Poco meno di tre ore a testa. Tanto sono durati ieri pomeriggio gli interrogatori di garanzia a Tiziano Renzi e alla moglie Laura Bovoli che si sono difesi presentando 15 pagine di memoria e molti documenti. I genitori dell’ex premier Matteo sono ai domiciliari da quasi 8 giorni, accusati di bancarotta fraudolenta ed emissione di false fatturazioni.

La tesi dell’accusa

La Procura di Firenze ritiene che i due siano stati amministratori di fatto di tre cooperative, le fallite «Delivery» e «Europe Service», e la «Marmodiv», per la quale i pm hanno fatto richiesta di fallimento nel settembre 2018. Società, secondo l’accusa, «costituite per consentire alla “Chil Post/Eventi 6” (l’azienda di famiglia, ndr) di avere a disposizione lavoratori dipendenti senza dover sopportare i costi relativi all’adempimento di oneri previdenziali ed erariali, tutti spostati in capo alle cooperative stesse».

La difesa dei coniugi Renzi

I genitori dell’ex premier respingono tutte le accuse, sostenendo che il loro ruolo in quelle tre società era solo di controllo. Verificavano come lavoravano le cooperative alle quali si appoggiavano per una questione reputazionale. In sintesi: se fossero state aziende poco affidabili, ad andare nei guai sarebbero stati anche loro.

Per quanto riguarda i lavoratori, Tiziano Renzi ha spiegato che il mercato della «Chil Post/Eventi 6» dipende unicamente dai contratti a tempo determinato. La società si muove in un mercato volatile. Non si tratterebbe quindi di un’«ingerenza, ma solo di una forma di presenza». Questo però parrebbe contraddire una mail ­– risalente al 30 settembre 2009 – riportata nell’ordinanza di custodia cautelare in cui Laura Bovoli sembra che si sia «occupata dei contratti e dei compensi del personale dipendente della Delivery Service».

Il terzo arrestato

Se Tiziano Renzi e la moglie hanno risposto alle accuse presentando una propria linea difensiva, lo stesso non ha fatto l’imprenditore Mariano Massone, che ha deciso di non rispondere alle domande del Gip. Tramite il suo legale ha depositato una memoria e ha chiesto la modifica dei domiciliari, togliendo il divieto di comunicazione con l’esterno. Massone, inoltre, ha presentato ricorso al riesame per la revoca della misura cautelare.

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