Blocco dei diesel, quanto mi costi

epa07326019 Traffic on the German motorway A95 near Munich, Bavaria, Germany, 27 January 2019. A Federal Government working group on climate protection has proposed a speed limit of 130 kph on highways and higher taxes on diesel to contribute to meet emission target. However, the Ministry of Transport argued that a speed limit on highways would reduce Germany's total CO2 emissions by less than 0.5 percent, media reported.  EPA/LUKAS BARTH-TUTTAS

Le normative anti-inquinamento hanno messo fuori gioco milioni di auto diesel Euro 3 e Euro 4. Ci siamo calati nei panni del possessore di una vecchia auto a gasolio e abbiamo girato le principali concessionarie di Roma in cerca di un’alternativa più ecologica. Ma le vetture a benzina adatte ad una famiglia sono poche, e non a buon mercato


Sono lontani i tempi de «La benzina aumenta ancora? E a me cosa importa, io ho il diesel!» Consentitemi l’ironia, vi assicuro che sarà l’unica occasione in cui, forse, questo articolo vi strapperà un sorriso. Se infatti siete tra i milioni di automobilisti in possesso di un’auto diesel Euro 3 o Euro 4 avete ben poco per stare allegri. A turbare i sonni di molti sono le recenti normative anti-inquinamento, che non solo hanno messo numerose famiglie nella condizione di dover cambiare auto prima del previsto, ma hanno anche assestato un duro colpo al valore residuo di vetture superate tecnologicamente, ma spesso in perfetta efficienza e in grado di circolare in sicurezza.

Auto vecchiotte ma con cui i proprietari avrebbero potuto e voluto fare ancora tanta strada sono costrette a fermarsi per i blocchi del traffico attivi in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio. Tali restrizioni, che si applicano ai comuni con più di 30mila abitanti, riguardano attualmente le autovetture alimentate a benzina Euro 1 o precedenti, e quelle a diesel di categoria inferiore o uguale ad Euro 3, mentre entro l’1 ottobre 2020 verranno estese agli Euro 4 e entro il 2025 agli Euro 5 (a Roma, con un po’ in ritardo, il blocco degli Euro 3 scatterà dal 1 novembre 2019, stando alle dichiarazioni della sindaca Raggi). Chi non può rinunciare all’auto di proprietà decide quindi di recarsi dal concessionario per valutare l’acquisto di un nuovo veicolo, e qui ha una brutta sorpresa: la loro vecchia diesel non vale più nulla, mentre l’usato a benzina è difficile da trovare e si sta rivalutando, quindi costa parecchio.

LA PROVA

Ci siamo messi nei panni di uno dei circa 10 milioni di automobilisti (secondo una stima dell’Unrae) che si trova nella condizione di dover cambiare a breve il suo veicolo a diesel ante Euro 5. Ci siamo quindi recati in quattro grandi rivenditori di auto usate di Roma (Autoimport, Ariel Car, Motor Village e Concessionaria Fiori) con un’auto alimentata a gasolio Euro 4 e abbiamo detto di essere interessati al cambio con l’auto a benzina più economica possibile di pari segmento e almeno Euro 5. L’auto utilizzata per la prova è stata una Fiat Bravo 1.9 Multijet del 2007, quindi una berlina media scelta da molte famiglie italiane, con 150.000 km, regolarmente tagliandata e in perfetta efficienza (acquistata di seconda mano 6 anni fa a 7.000 euro).

Nessuno tocchi quel diesel

Il primo ostacolo con cui abbiamo dovuto confrontarci è il valore residuo nullo o quasi della nostra auto: tre dei quattro rivenditori hanno rifiutato di prendere in permuta la nostra Bravo, affermando che sarebbe stato impossibile rivenderla a causa della categoria ambientale. Dei tre, uno si è offerto di ritirarla senza alcun corrispettivo in denaro, «risparmiandoci le spese per la rottamazione». Solo in un caso il venditore ha chiesto di visionare l’auto e ci ha offerto la cifra di mille euro, da interpretare più come uno sconto sull’eventuale acquisto dell’auto nuova che come un vero corrispettivo per la Bravo.

Dopo avergli esposto la nostra amarezza per la svalutazione della fedele berlina di famiglia, uno dei venditori si è lasciato scappare un commento: «So bene che l’auto ha una vita utile ancora lunga. Io ne avevo una simile fino all’anno scorso. Però un diesel Euro 4 a Roma non lo vendo. Chi si compra un’auto che potrà utilizzare al massimo per un anno e mezzo-due anni? L’unica cosa che puoi fare è provare a vendere la macchina privatamente. Oppure potresti rivolgerti a qualche concessionaria del sud Italia, dove i blocchi per i diesel non ci sono e queste auto sono ancora richieste».

Poche, maledette e costose

Ai venditori abbiamo posto alcuni paletti riguardanti la nuova auto:

  • Deve essere abbastanza spaziosa per una famiglia, possibilmente dello stesso segmento della nostra Bravo o comparabile (Suv, monovolume, station wagon). Abbiamo quindi scartato citycar e utilitarie.
  • Deve costare il meno possibile. Abbiamo detto di voler effettuare il cambio di auto spendendo al massimo 10.000 euro.
  • Deve poter circolare liberamente almeno per altri 6 o 7 anni. Essendo i diesel di ultima generazione fuori budget, non ci è rimasto che orientarci su auto a benzina con un po’ di anni sulle spalle, indicativamente del 2012 o più recenti, quindi Euro 5 o 6. E dato che abbiamo ipotizzato di percorrere più di 30.000 km all’anno, con frequenti tratti in autostrada, la presenza di un impianto a Gpl o metano sarebbe stato un gradito surplus, utile a contenere l’inevitabile aumento nella spesa per il carburante dovuto al passaggio da diesel a benzina.

Tutti i commercianti hanno sottolineato che auto con queste caratteristiche sono difficili da trovare. Fino a poco tempo fa i propulsori a benzina erano appannaggio esclusivo delle city-car e delle utilitarie, mentre per le auto più grandi il must era il diesel. Affidabilità, durata, consumi ridotti, prezzo del carburante e, non da ultimo, moda; tutto faceva propendere gli automobilisti per il gasolio, con il risultato che ora le berline a benzina con qualche anno sulle spalle sono poche, e chi ne possiede una difficilmente se ne separa. Solo in due concessionarie abbiamo trovato auto interessanti. Nel primo caso si è trattato di una Dacia Duster 1.6 del 2013 con impianto Gpl a 8000 euro, nel secondo di una Fiat 500 L 1.4 del 2015 a 11.000 euro, poco sopra il nostro budget. Tutte le altre automobili visionate erano più recenti (nella maggior parte dei casi ex-auto aziendali) e sforavano ampiamente la nostra disponibilità economica, in genere con un prezzo tra i 14.000 e i 16.000 euro.

Ecobonus, ancora tanta confusione

Non soddisfatti della nostra ricerca nel mondo dell’usato, ci siamo rivolti al settore del nuovo. Ci siamo recati in una concessionaria Toyota, marchio leader per quanto riguarda l’ibrido, chiedendo informazioni per l’acquisto di una Yaris sfruttando l’ecobonus. Il governo ha infatti inserito nella Manovra 2019 un emendamento che prevede un bonus per chi acquista un’auto ecologica, ibrida o elettrica. Tali incentivi, che dovrebbero essere operativi a partire dal primo marzo, aumentano in caso di rottamazione di un veicolo Euro 4 o inferiore, e possono arrivare ad un massimo di 6.000 euro in base alla quantità di CO2 emessa dal veicolo acquistato.

Abbiamo chiesto al salonista quanto verrebbe a costare l’auto al netto del sussidio e di eventuali sconti. «La questione è un po’ complicata, perché il decreto attuativo dell’ecobonus è stato appena emanato. Non sappiamo ancora se l’incentivo statale si somma o meno al bonus di 4.500 già previsto dalla casa madre. Nel primo caso lo sconto diventerebbe importante, dai 19.600 euro di listino si potrebbe arrivare anche a una cifra di circa 11/12.000 euro. Se invece le due offerte non dovessero essere cumulabili, bisogna vedere se l’incentivo statale va a sostituire il bonus Toyota o viceversa. Attendiamo indicazioni dalla casa madre. Comunque, per ora la Yaris ibrida parte da 15.150 euro scontata».

Questione di compromessi

La nostra indagine non pretende di essere una fotografia rappresentativa dell’intero mercato, in quanto è stata condotta in un numero limitato di concessionarie, nel solo territorio di Roma e per un determinato segmento di auto. In secondo luogo, non tiene conto delle compravendite tra privati, in cui ci potrebbe essere l’occasione di trovare auto interessanti a prezzi abbordabili. Come molti automobilisti, abbiamo ipotizzato di non avere abbastanza tempo per spulciare gli annunci e di preferire l’immagine di maggiore affidabilità data da un venditore e, soprattutto, la garanzia obbligatoria di 24 mesi (riducibile a 12).

La principale conclusione che salta all’occhio è la problematicità dell’acquisto di una nuova auto per una famiglia-tipo che non ha la possibilità di sostenere un esborso di 15/16.000 euro. La svalutazione delle vecchie diesel e la scarsa offerta di auto familiari a benzina di seconda mano, con la rivalutazione che ne consegue, mettono il nostro automobilista immaginario davanti a due alternative: chi non può fare a meno dell’auto, magari per esigenze lavorative, dovrà scendere a compromessi e puntare a un veicolo più piccolo. Nel segmento B (quello delle utilitarie come Punto e Fiesta) c’è infatti maggiore scelta per quanto riguarda i veicoli a benzina mediamente recenti con un prezzo inferiore ai 10.000 euro.

La seconda ipotesi è ridurre l’uso dell’auto e attenersi alle fasce orarie consentite dalle ordinanze (in genere il blocco dei diesel è in vigore nei giorni feriali, dalle 8.30 alle 18.30). In questo scenario l’automobile resterebbe in garage per gran parte della settimana e verrebbe rispolverata solo per le gite durante il week-end, mentre per gli spostamenti quotidiani ci si dovrebbe affidare ai mezzi pubblici.

Mentre torniamo in redazione dopo aver visitato l’ultimo concessionario, io e il mio collega rimaniamo bloccati nel traffico delle 13 e ci perdiamo in una conversazione: «Ridurre il numero di auto non è neanche una pessima idea. Basti guardare a cosa succede a Roma, all’assenza di parcheggio, alle strade congestionate e a tutti gli altri disagi che si vivono in città completamente saturate dalle automobili. E poi diciamocelo, queste auto vecchie e spesso senza filtro anti-particolato inquinano davvero tanto. L’idea di spingere gli automobilisti ad utilizzare maggiormente il trasporto pubblico è sacrosanta».

Non sono convinto e provo a rispondere al mio collega, ma la nostra attenzione viene catturata da un autobus dell’Atac fermo a bordo strada, con le frecce d’emergenza accese. «Mi sa che se n’è rotto un altro. Certo, se dobbiamo rinunciare all’auto, le amministrazioni locali devono impegnarsi a rendere più efficiente il servizio». Distrattamente annuisco, ma non lo ascolto più. Guardo i pendolari sul marciapiede – alcuni si agitano, altri sembrano averci fatto l’abitudine – e penso che presto potrei trovarmi anch’io nella loro situazione. E per la prima volta la mia vecchia ma affidabile auto mi sembra un bene di lusso.

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