La resistenza al tempo dei selfie

salvino self

Sono diventati virali i video di alcuni giovani che, fingendo di voler chiedere un selfie a Salvini, sfruttano l'occasione per esprimere il proprio dissenso nei confronti del vicepremier


Quella del successo sui social è una ricetta semplice. Emoji, slogan ricorrenti, foto di cibo e selfie sono elementi imprescindibili per un account che punti alla viralità. Una ricetta che sembra aver ben interiorizzato il vicepremier Matteo Salvini, la cui iperattività social ha fatto parecchio discutere nelle ultime settimane. L’account @matteosalviniofficial su Instagram ha più di 1 milione e 200mila follower, mentre il profilo Facebook ufficiale del ministro dell’Interno conta quasi 3 milioni e mezzo di “Mi Piace”.

Un successo meritato sul campo, figlio di una strategia comunicativa ben precisa, che punta soprattutto alla condivisione di contenuti leggeri e potenzialmente virali. Si va dal video sui «cipollotti d’orto appena colti», al post sul vincitore del Festival di Sanremo. Il tutto corredato da selfie, emoji e tomentoni come «bacioni!», con cui Salvini è solito stemperare i suoi tweet a venatura polemica.

Questo successo virtuale corrisponde inevitabilmente anche a un successo reale. Forse i tweet non sostituiranno mai del tutto la campagna elettorale nelle piazze, ma è innegabile che i social siano uno strumento perfetto per attirarsi le simpatie di fette sempre più ampie di italiani. Internet però è uno spazio aperto, dove può trovare libero sfogo non solo il consenso, ma anche il dissenso. E allora può accadere che i selfie, tanto cari a Matteo Salvini, diventino uno strumento di protesta da parte dei detrattori del leader leghista.

Hanno fatto il giro del web i video-selfie di alcuni ragazzi che, fingendo di voler chiedere una foto al vicepremier, hanno invece sfruttato l’occasione per esprimere il proprio dissenso e sbeffeggiare il ministro. «Più accoglienza più 49 milioni» è stato il messaggio urlato in faccia a Salvini da un ragazzo sardo nella provincia di Sassari. La dinamica è stata emulata anche da altri giovani – che hanno utilizzato anche espressioni più colorite – e che hanno lasciato di stucco il vicepremier, sempre ben disposto a concedersi ai propri ammiratori per un selfie.

Non si tratta naturalmente di un vero e proprio movimento di protesta, quanto piuttosto di una tendenza in rapida ascesa sui social, per lo stesso meccanismo che rende tanto virali i post di Salvini. Se il sistema muta i suoi linguaggi, lo fa anche l’anti-sistema. La resistenza al tempo dei selfie.

condividi