L’assassino è invecchiato e Rocco è tornato nel bosco

Il padre ha ucciso la madre negli anni '70, il figlio Rocco ha trovato la pace nel bosco. Il racconto di Maddalena, la donna che si è presa cura dell'assassino fino alla fine


Rocco disegna flotte da tutta la vita. Incide navi sulle rocce, sugli alberi e le ritaglia sui teli di plastica che coprono le finestre della sua tana in contrada Settecolli. Barattoli di pesche sotto spirito, pere e soprattutto ghiande sono le sue conserve speciali, accatastate a centinaia sull’intonaco gonfio di infiltrazioni. Vive in un impasto di muschio e cemento, in mezzo al bosco. Maddalena, 45enne del posto votata alla praticità, mi ripete oggi al telefono: «Lui non è mai in ‘casa’. Ci va solo di notte, per qualche ora. In quel buco non ci sono né acqua né luce e andiamo a portargli da mangiare, da bere e qualche vestito pulito. Sta nel bosco da 30 anni, è un animale, non potrebbe vivere diversamente». 

E infatti in paese – villaggio di 1400 sopravvissuti – lo chiamano Tarzàn. Lo vedono qualche volta cavalcare a torso nudo sulla provinciale che porta in città. Non ha mai preso la patente e si muove a piedi con la neve – da novembre ad aprile – o sotto il sole di agosto, per 60 chilometri senza fatica. Chiedo a Maddalena di raccontarmi ancora la storia di Rocco, che è la storia di Giorgio, suo padre. 

«Niente…Rocco era bravissimo a scuola, un bambino intelligente. Ha sempre avuto questa cosa del disegno e infatti gli alberi e le pietre che sono intorno a dove vive sono pieni di questi ‘graffiti’, si dice così? Solo navi, chissà dove le ha viste. Quando è successo il fatto aveva 8 anni. I genitori, Giorgio e Maria, litigavano sempre». Prima di arrivare all’epilogo che non sconcerta più nessuno, nemmeno i 3 figli piccoli che sento gridare al telefono, Maddalena fa una digressione sulla giovinezza di Maria, sulla sua carriera di discreta provocatrice. «Da giovane si metteva d’accordo coi cugini e insieme preparavano agguati nelle strade di campagna. Una volta si nascosero in un carro sotto il fieno e improvvisarono un posto di blocco. Fermarono uno che passava a cavallo, lo bendarono, lo picchiarono e gli tolsero tutto, pure i pantaloni. Lei poi disse che quello l’aveva violentata». 

«Pure da sposata faceva dispetti, eh – precisa Maddalena – Non si occupava del figlio, cucinava cose strane, una volta cucinò un gatto. Fino a quando premeditò di uccidere il marito. Lo aspettò una sera dietro la porta con un coltello, al buio. Giorgio se ne accorse, prese l’accetta che teneva insieme agli attrezzi da lavoro e niente…La fece a pezzi. Davanti a Rocco. Rocco ha visto tutto». 

Le chiedo delle reazioni della gente, prima di tornare a Rocco. «In paese erano abituati a ‘scandali’ come questo…Certo, quando successe, alla fine degli anni 70, fu un bel colpo. Ma nessuno ne ha mai parlato o scritto fuori da qua.  Siamo troppo lontani». «Da cosa», le chiedo. «Eh, dal mondo». 

 Maddalena mi spiega che Giorgio fu prosciolto per infermità psichica. Scontò in un Opg al nord quasi 5 anni. Appena uscì tentò uno stupro in un parcheggio e lo alloggiarono in una struttura diversa, più performante per i recidivi. «Ce lo hanno restituito nel ’90. È tornato ad abitare nella casa dell’omicidio. Rocco intanto era scappato da tutti gli istituti e con la famiglia che lo aveva accolto non aveva avuto fortuna. Quando ha rivisto il padre aveva poco più di vent’anni».

«Hanno provato a vivere insieme – mi dice sorridendo – loro al pianterreno della casa e le galline al primo piano. Si accudivano a vicenda, quindi ti lascio immaginare».

Mi fa capire che l’antagonismo di Rocco si era esaurito il giorno stesso dell’omicidio. Non considerava il padre né pazzo né criminale. Era un ragazzo che si prendeva cura del risultato di un manicomio come un bambino fa con il cucciolo feroce che ha ricevuto in regalo per Natale.

Nel frattempo tutti gli altri bambini del paese avevano imparato che gli assassini e i matti vestono di verde militare, hanno il cappello da cosacco verde militare, anche d’estate. Girano in vespa – verde militare – con le orecchie del cappello che sventolano come il velo di una sposa e infestano i vicoli dei giochi estivi col rumore degli zoccoli di legno che echeggia da lontano, subito prima delle urla. «C’è Giorgiooo, c’è Giorgioooo!» e tutti di corsa a casa, eccitati dalla paura delle cose per grandi, che quando ammazzano devono per forza farti anche a pezzi. 

Anche i grandi avevano paura. Le donne soprattutto. «Andava in farmacia a chiedere che gli si spalmasse la crema sulla schiena – continua, eloquente, Maddalena – Alle ragazze del forno offriva manodopera: ‘facciamo una torta insieme, le uova le porto io’. E le galline poi, le offriva a tutte». Maddalena ride fortissimo della volta in cui Giorgio uscì completamente nudo all’alba e le vicine si barricarono in casa tra mille sospiri a farsi il segno della croce. In realtà non è più riuscito a fare del male a nessuno. L’ordine innaturale delle cose di provincia funzionava con due regole semplici: Giorgio andava in giro e tutti lo evitavano. E lui aggiungeva un tocco di fantasia sorridendo con gli occhi brillanti.

 «Fino a quando pure Giorgio è diventato vecchio – sospira Maddalena -. Rocco scappava nel bosco sempre più spesso e allora lui è venuto da noi, che siamo gli unici parenti. Cioè gli unici che hanno accettato di occuparsi di lui. È rimasto in casa nostra un decennio, e gli ultimi tempi era allettato. È morto 3 mesi fa, a 95 anni».

Maddalena ci tiene a spiegarmi il senso della vecchiaia. «Vuoi sapere com’è pulire il culo di un assassino? Normale. È un vecchio e non può più fare paura. Non ci pensi più a quello che ha fatto. Ti guarda, ti fa proposte oscene perché evidentemente gli è rimasta quella cosa là – non passa mai a nessuno – ma è un vecchio normale. È difficile immaginarsi che abbia fatto una strage con l’accetta quando non riesce più a tenere in mano nemmeno una forchetta» mi dice soddisfatta.

«Quando è morto abbiamo chiamato Rocco. Di solito veniva a trovare il padre una volta al mese e ogni volta si presentava con un barattolo diverso. Diciamo che in questi anni è stato un figlio normale, ma alla fine no, non ha avuto reazioni. Gli abbiamo imposto una doccia e una giacca scura per i funerali. Ma ero più commossa io, lui non ha versato nemmeno una lacrima. E la gente guardava me e poi Rocco, che forse non aveva mai parlato con così tante persone insieme. Poi guardavano di nuovo me».

Dopo i funerali Rocco è tornato nel bosco. E il villaggio di Maddalena rimane troppo lontano dal mondo.

 

 

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