Cervello musicale in fuga con la bacchetta in valigia

epa07368641 Dancers from the Malandain Biarritz Ballet and musicians from the Basque Symphony Orchestra perform during a rehearsal of 'Marie Antoinette' at Kursaal Auditorium in San Sebastian, Spain, 13 February 2019 (issued 14 February 2019). The ballet show will be performed at Kursaal Auditorium together with the Basque Symphony Orchestra on 15 February 2019.  EPA/Javier Etxezarreta

Prima in Germania ci si andava per fare lavori umili. La storia di un aspirante direttore d’orchestra dimostra l’elasticità di un paese in cui «con la cultura ci si riesce a mangiare»


Ad Hannover durante tutto l’anno piove in media due settimane ogni mese, e il sole è una costante puramente marginale, aleatoria, quasi un cameo. Se le statistiche metereologiche raccontano qualcosa di una delle città più grandi della Bassa Sassonia, nella Germania del Nord, nulla può assolvere il grigiore cupo percepito da chi si ritrova a viverci essendo cresciuto in un clima completamente diverso. «Si, è vero, il sole si vede di rado, il freddo condiziona la vita sociale, e forse è per questo che la gente si ritrova al chiuso, frequenta i teatri e le sale da concerto», scherza Matteo, che da un anno e mezzo ha fatto della città tedesca la sua nuova casa dopo essersi lasciato alle spalle i cieli lapislazzulo delle estati sul Gargano.

Dopo il diploma in pianoforte e l’inizio degli studi in direzione d’orchestra al Conservatorio di Foggia, la sua è stata una scelta quasi obbligata. «Non avevo abbastanza stimoli. Sono partito per un’esperienza Erasmus, qui ho trovato un ambiente talmente fertile, vicino ai miei interessi, che ho preso la decisione di abbandonare gli studi in Italia e iscrivermi all’Università in Germania». Decisivo l’incontro con il suo mentore alla Musikhochschule Eiji Oue, direttore d’orchestra giapponese già alla guida di istituzioni come la Minnesota Orchestra e la Buffalo Philarmonic Orchestra. «Ho scelto lui perché testimone di un passaggio di consegne con Leonard Bernstein, che è stato il suo maestro e rimane uno dei più grandi direttori d’orchestra della storia». Una traccia dinastica che risale fino a Mahler, uno dei compositori amati da Matteo e autore della Quarta Sinfonia, la prima opera diretta dall’inizio della sua permanenza in Germania. Un cerchio che si chiude.

Le giornate di Matteo sono scandite da una routine oramai famigliare. La sveglia precoce precede la pedalata verso l’Università sullo sfondo di un’indifferente palette dal gainsboro all’ardesia. «La grande differenza è data dal fatto che qui l’iter ordinario prevede che tu possa cominciare come pianista accompagnatore in una delle centinaia di orchestre che si trovano a livello locale non appena hai terminato gli studi. In Italia non puoi farlo perché, semplicemente, di orchestre non ce ne sono. Un controsenso se si pensa che i direttori italiani all’estero solitamente sono richiestissimi, a maggior ragione per quanto riguarda l’opera lirica, dove la conoscenza dell’italiano è indispensabile». Antonio Pappano (che però è nato e cresciuto in Inghilterra), Daniele Gatti, Riccardo Muti, Corrado Rovaris, Fabio Luisi, lo scomparso Claudio Abbado sono infatti alcuni dei nomi che hanno reso onore alla tradizione musicale italiana in tutto il mondo.

«Prima di partire – soppesa lentamente le parole Matteo all’altro capo del telefono – con un po’ di amici compositori abbiamo fondato un ensemble, gli Harmonic Field. Il nostro obiettivo era diffondere la musica dal 900 in poi, da Stravinskij e Schönberg fino ai giorni nostri. Abbiamo provato a partecipare ad alcuni bandi pubblici ma le risorse erano sempre risicate e questo ci aveva scoraggiati». Viste da una distanza di 1600 chilometri sono le contraddizioni non così originali di un paese che ha accettato di tenersi cucito addosso l’emblema di periferia culturale europea, nonostante Puccini sia ancora il compositore più suonato a tutte le latitudini.

Non sono le opportunità professionali a esaurire lo spettro dei vantaggi offerti dal contesto germanico. «Nel paese di Wagner hanno capito che avvicinare i giovani alla musica sinfonica e operistica è possibile, così agli studenti vengono riservati dei prezzi molto vantaggiosi, sicuramente più bassi che in Italia», sottolinea ancora il venticinquenne espatriato. Qualcosa ti mancherà dell’Italia, dopotutto? «Il mare, goderne lo sciabordio mentre taglio in due le onde sulla mia tavola da windsurf. Questo è quello che mi manca più di tutto».

 

 

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