Elton Gomes, da promessa del calcio a parrucchiere

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Elton giocava nella Primavera della Roma, ma a causa di un problema al cuore ha dovuto mollare tutto a 18 anni. Oggi fa il parrucchiere, e ci ha raccontato la sua storia nel suo salone a Piazza Vittorio


Precisazione: questa non è la storia di chi ha realizzato un sogno e se lo gode. Tutto il contrario: “Io il mio sogno l’ho visto sfumare all’improvviso”. Rimpianti? “Certo che ne ho”. Una storia triste che inizia da Capo Verde, continua a Trigoria e finisce a Roma, oggi, in un salone per parrucchieri vicino Piazza Vittorio. “Volevo diventare un calciatore, ma a 31 anni mi sono reinventato come hair stylist!”.Scherza, Elton. Uno che a Capoverde c’è stato soltanto una volta, in vacanza.

Sorride, lo fa sempre e non si butta giù. Non l’ha mai fatto. Neanche quando a 18 anni gli dissero che non avrebbe più giocato a calcio per colpa di un problema al cuore: “Ho una malformazione – ci racconta in esclusiva – lo scoprii a quell’età durante una visita”. Porta chiusa.

L’INIZIO DEL SOGNO

“Mi è crollato il mondo addosso”. Prima gli sponsor, la Roma, gli autografi da firmare. Poi il nulla. Anche se la storia inizia bene: “Se sono arrivato a giocare con la Primavera della Roma lo devo ad Attilio Olivieri, un osservatore che mi seguiva da tempo. Lo stesso che ha scoperto Matteo Politano. Era un fenomeno, dalla foto del cartellino riusciva a capire se eri destro o mancino. Giocavo ovunque! Punta, centrocampista, esterno”.

Almeno tre spanne sopra gli altri: “Facevo la differenza in ogni ruolo, ma in difesa avrei avuto più opportunità.Così diventai centrale grazie a lui, correvo tanto. Feci anche un provino alla Lazio, ma nessuno mi passava il pallone. Dovevo andare a prendermelo dai miei stessi compagni. Che mondo strano. Poi dopo 2 anni arrivai alla Roma…”.

Entusiasmo alle stelle: “Uno dei momenti più belli di sempre, il cellulare era in tilt, i miei genitori felicissimi, il Corriere dello Sport mi dedicò anche un articolo. Dissi che tifavo Roma, ma in realtà sono del Milan”. Trigoria, un paradiso: “Avevo vitto e alloggio, uno dei massaggiatori veniva a prendermi a scuola a Primavalle“. Tanti allenamenti con la prima squadra: “Cafù mi parlava spesso, era stato a Capo Verde e me lo raccontava. Poi c’era Aldair, un fenomeno. Lassisi, Cassano, Carew, Montella. Ho marcato Batistuta”. Qualche gol speciale: “Ne feci uno ad Antonioli, mamma mia!”.

Parte l’aneddoto: “L’ho saltato secco, poi sono tornato indietro e gli ho fatto il cucchiaio. Rosicò parecchio, dopo un po’ lo vidi fuori dai pali, provai a tirare da centrocampo ma bloccò la palla. Mi fece un gesto come per dire ‘ma che fai a scemo?”. Occhio a schernire i giocatori della prima squadra: “Una volta feci un fallo a Cufrè, non intenzionale. Ma mi venne sotto a brutto muso…”.

L’ESPERIENZA ALLA ROMA

Basta chiedergli di Alberto De Rossi – allenatore della Primavera – per farlo sorridere: “È un fenomeno, stravedeva per me. Faticavi eh, ma sempre col sorriso”. Diversi episodi da raccontare: “Una volta litigai con un paio di compagni, mi fecero qualche battuta che non andava bene. Lui arrivò e disse che dovevano portarmi rispetto, facevo parte del gruppo ed ero uno di loro”. Consigli e dritte: “Era pieno di statistiche, facevo i 100 metri in 11 secondi e mi diceva che dovevo migliorare nel breve. Mi spronava sempre”.

Sembra una favola, ma iniziano i problemi. Elton non lega coi compagni, il clima è teso: “C’era molta competizione, pure troppa”. Prima gli Allievi Nazionali, poi subito il salto di categoria: “Arrivai in Primavera nel 2002 senza l’aiuto di nessuno, solo grazie al mio talento. Questo dava fastidio”.

Gruppo di qualità il suo: “C’erano Aquilani, Scurto, Galloppa, Corvia, De Martino, Ferronetti, a volte Cerci, lo stesso De Rossi. Tutti lì, ho giocato per quasi due anni (2002/03 e 2003/04)”.  Discussioni varie, Elton è un tipo schietto. Non accetta che qualcuno parli alle spalle: “Ricordo che venni alle mani con Marco Paoloni, quello che poi è stato squalificato per il calcioscommesse. Non era una bella persona, mi ridicolizzava davanti ai compagni. Sparlava, andava nelle stanze a dire che non avevo un precontratto, che ero un bugiardo. Dissi a De Martino (oggi al Latina ndr) che avrebbe dovuto parlarmi di persona. Paoloni bussò alla porta, io mi alzai di scatto e lo attaccai al muro. Il rispetto è la prima cosa”. 

Questione di valori: “Sono cresciuto con dei principi. Dopo un po’ non mi sono trovato bene a Trigoria, quell’ambiente non mi piaceva. Se uno di noi faceva un gol da centrocampo o in rovesciata, attorno a lui c’era il silenzio. C’era il giocatore che pur di rubarti il posto ti faceva un fallaccio in partitella, l’amicone che davanti ti sorrideva e poi sparlava in società. Un mondo difficile”

Anche se il precontratto c’era: “Ovvio, come sponsor avevo anche la Nike, ho partecipato ad alcuni video di Joga Bonito”. Lo vediamo palleggiare con la testa sotto l’Arco di Travertino. “Fico, ve?”.Fichissimo: “Un’emozione, gli anni più belli”.Pochissime amicizie, infine: “Legai giusto con Riccardo Caratelli. Anche Curci era un bravo ragazzo, molto umile“. Qualche ricordo qui e là: “De Rossi era bravo, ma non fenomenale. Giocava da mezz’ala, è esploso dopo. Mentre Aquilani era già forte”. Ma le difficoltà continuano: “Io arrivavo, facevo il mio lavoro e me ne andavo. Fine”.

IL SOGNO FINISCE

Almeno fino al 2003. “L’anno della disgrazia, da lì in poi è stato tutto in salita. Mi avevano anche riconfermato nonostante l’anno prima avessi giocato poco”.Stop. Problema al cuore e addio al sogno di una vita: “E’ stato un trauma, qualche procuratore voleva portarmi al Manchester United per farmi curare lì, ma non se ne fece nulla”.

Scherzetti del destino: “Negli anni mi sono rotto entrambi i crociati”.Ma nonostante tutto prova a tornare a giocare: “Ho tentato, devo ringraziare il mio amico Simone Galluccio, Una persona straordinaria, per me ha fatto tanto. Mi ha portato a fare le risonanze, a parlare coi medici, ha pagato tutto di tasca sua e ancora oggi glielo devo. Speravo che qualcuno mi desse l’ok per poter tornare, ma non è stato così. Ci ho sperato, è andata male, pazienza”.

L’importante è guardare avanti: “Ho fatto tanti lavori, dall’operaio al barista. Non è facile cambiare la tua vita da un giorno all’altro”. Oggi parrucchiere, nel suo salone viene anche Keita Balde, stella dell’Inter: “È un cliente affezionato, si fa fare i capelli dal mio amico Wandy”. C’è un video, poi. Destro, sinistro, orologio classico. I due palleggiano insieme ed Elton non sfigura: “Tecnicamente ero bravo e lo sono tutt’ora”.

Domanda secca: “Senza il problema al cuore saresti arrivato a giocare ad alti livelli?”. Nel salone dicono di sì, i suoi amici non hanno dubbi. Elton è criptico: “Tempo fa incontrai Olivieri, disse che ero sempre stato forte. Chissà, non si può mai sapere. Ora è tutto passato, convivo da 8 anni, ho un lavoro”. Elton non ha avuto fortuna, è vero, ma nonostante tutto non ha mai mollato. E se potesse farebbe soltanto un’altra cosa: “Tornerei al bivio che ha cambiato la mia vita, giusto per vedere come sarebbe andata”. Non possiamo aiutarlo, ma possiamo vederlo nel suo salone per parrucchieri: sorride e scherza, progetta la sua vita e gioca a calcetto con gli amici. Un dribbling alla vita, di fronte al bivio che l’ha cambiata per sempre.

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