Condannato El Chapo. Prof. Varese: «In Messico emergenza umanitaria»

epa05732473 (FILE) - A file picture dated 08 January 2016, shows the drug lord Joaquin the "Chapo" Guzman with members of the Mexican Army after his recapture in the city of Los Mochis, Sinaloa, Mexico. The Mexican Government have handed over 'Chapo' Guzman to the US authorities, the leader of the Sinaloa cartel, according to a statement the Secretariat of Foreign Relations on 19 January 2017 .  EPA/José Méndez

Il Professor Federico Varese, criminologo dell'università di Oxford, ha spiegato a Reporter Nuovo il complesso scenario messicano in cui i narcos sono sempre più potenti


Dopo anni di latitanza Joaquin Guzman Loera – conosciuto come El Chapo –  il più grande narcotrafficante vivente, è stato condannato da un tribunale di New York e sconterà, probabilmente, il resto della sua vita in carcere. El Chapo è stato per anni il vertice del cartello di Sinaloa, una delle maggiori organizzazioni criminali messicane. Un’organizzazione però ancora viva, che continua ad operare nonostante l’assenza del suo capo. Abbiamo raggiunto Federico Varese, criminologo dell’università di Oxford e autore di libri e reportage sulla criminalità italiana ed internazionale, per un parere sulla vicenda.

Professor Varese, che valore ha la condanna del Chapo?

«La cattura e la condanna sono stati troppo enfatizzati. C’è questa tendenza a credere che l’arresto di un boss possa cambiare le cose, che possa avere un effetto quasi catartico, ma non è così. Non è un caso, infatti, che nel giorno della condanna del Chapo il governo messicano abbia dichiarato che negli ultimi anni, per la guerra alla droga, siano sparite 40mila persone e ci siano ancora 26mila corpi non identificati. In totale le vittime sono 200mila. Il Messico vive una vera e propria guerra civile e un’emergenza umanitaria da anni, sul territorio non è cambiato niente. Ora nel cartello di Sinaloa ci sono i suoi figli, che non sembrano così abili. El Chapo aveva stabilizzato il rapporto tra politica e narcotrafficanti e lo stato messicano lo aveva riconosciuto come interlocutore. Ora è da capire cosa succederà, ma il traffico di droga continuerà come prima»

Qual è il ruolo oggi dei cartelli messicani nel traffico di droga?

«I messicani hanno un ruolo centrale e sono in forte espansione. Recentemente sono stato in Colombia, tra Bogotà e Medellin, per scrivere un reportage. Ho scoperto che i cartelli messicani sono molto presenti nel Paese, hanno iniziato a comprare terre su terre per controllare direttamente la produzione della droga, estendendosi in verticale fino al Sudamerica. Guardando Narcos su Netflix ci si può fare l’idea dei messicani come i cugini poveri dei colombiani, usati da Escobar e dai fratelli Rodriguez Orejuela solo come tramite per portare la cocaina negli Stati Uniti. Fino agli anni ’90 è stato così, ma ora le cose sono radicalmente cambiate»

Federico Varese
Federico Varese

Ha influito in questo processo lo smantellamento dei cartelli di Medellin e Cali?

«Assolutamente. La loro fine è stato l’inizio dello strapotere messicano in Colombia. Con gli arresti degli anni ’90 e con il trattato di pace firmato con le Farc (gruppo paramilitare attivo nel Paese dal 1964 al 2016) si è pensato che le cose potessero cambiare, ma non è così. I dati dicono che in Colombia si produce cocaina come mai prima, e questo perché adesso a controllare la produzione ci sono i messicani. Il posto delle Farc – diventate nel frattempo una forza politica – è stato preso da altri paramilitari, le Acg (Autodefensas Gaitanistas de Colombia), molto attive nel traffico di stupefacenti»

Quanto è forte ancora il legame tra narcos e politica, in Messico?

«Molto, soprattutto a livello locale. Oltre a narcotrafficanti e politici un elemento fondamentale di connivenza è rappresentato dall’esercito. Basti pensare al mistero della sparizione e uccisione di 49 persone di qualche anno fa ad Iguala: lo Stato, ad oggi, non ha dato alcuna risposta. Ciò che si sa di quel caso, in cui 43 studenti sono spariti, in 6 sono rimasti uccisi e più di 40 feriti, è la conclamata responsabilità delle forze dell’ordine. Posso fare un altro esempio: qualche anno fa ero a Ciudad Juarez, città al confine con El Paso negli Stati Uniti. Pochi giorni prima del mio arrivo c’era stato un massacro di ragazzi totalmente ingiustificato. I giornalisti locali non sapevano nulla del perché e dei probabili responsabili per un motivo molto semplice: la polizia non ha mai aperto le indagini. Se in Italia sappiamo come si muovono le mafie e chi sono i capi è soprattutto per le inchieste delle forze dell’ordine; senza, è impossibile muoversi»

Quali sono state le strategie di Città del Messico per arginare il fenomeno?

«Fino ad ora è stato fatto poco, ma il nuovo Presidente Lopez Obrador ha fatto promesse incoraggianti. Ha parlato di legalizzare la marijuana, una svolta che toglierebbe ai narcos circa il 10% dei propri introiti. Non è molto, ma è qualcosa. Quello che Obrador sembra aver capito è che la war on drugs, per come è stata pensata e messa in atto (combattendo con le armi i narcotrafficanti) è fallimentare e dannosa. Cosa che ad esempio Trump non sembra comprendere»

Gli Stati Uniti sono il principale mercato per i narcos. Come si stanno muovendo?

«Molto male. Trump ha con il Messico qualche conto aperto e non supporta Lopez Obrador perché di sinistra. La sua tattica sembra quella di continuare a spedire armi in Messico per combattere i criminali. Una mossa che, come detto, ritengo fallimentare. Quello che non si riesce a capire è che i narcos non sono solo trafficanti di droga, ma sono mafiosi veri e propri. Il cartello di Sinaloa – ora comandato dal delfino del Chapo Ismael Sambada Garcia – e Los Zetas, giusto per fare due esempi, controllano il territorio, i porti, le industrie. Estorcono, sequestrano, uccidono. La droga non è il loro unico business. Il problema della droga andrebbe risolto a livello sociale, con accordi interamericani che coinvolgano il Sud e il Nord del continente fino al Canada. Altrimenti l’emergenza umanitaria e gli omicidi non cesseranno mai»

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