Magistrato, professore e cantautore: viaggio nel mondo di Lorenzo Delli Priscoli

Alessio Esposito

Racconto di una mattinata in compagnia dell'autore del brano "Direzione Anagnina": «Roma si sta inaridendo, ma credo ancora nella funzione catartica della musica»


«Piazza di Spagna, sabato sera, Massimiliano aspetta Giulia e spera». I primi versi di “Direzione Anagnina” del cantautore romano Lorenzo Delli Priscoli non lasciano adito ad alcun dubbio: siamo di fronte a un canto d’amore disperato, dalle sonorità marcatamente anni ’80-’90, che evocano un po’ Pupo, un po’ Elio e le Storie Tese. Ma attenzione, quello che state per leggere non è l’ennesimo articolo dedicato al musicista sconosciuto di turno, pescato a caso da quella massa informe che è lo scenario indie suburbano. Qui si parla di un magistrato della Corte Suprema di Cassazione, professore universitario di Diritto commerciale e, nel tempo libero, cantautore itinerante per locali romani. Lorenzo Delli Priscoli è un concentrato di cose troppo diverse fra loro, un mix unico e irripetibile nel suo genere.

Ci incontriamo un venerdì mattina qualunque. Lui un uomo distinto sulla quarantina, giacca, cravatta e maglioncino rosso, sfoglia un giornale e ritaglia articoli come si faceva un tempo. Ci vediamo nei pressi della fermata Lepanto della metropolitana di Roma, luogo simbolico e ideale per iniziare la nostra chiacchierata. «Faccio il magistrato perché in Italia la professione del cantautore non è ben vista dai genitori. Sono stato osteggiato fin da piccolo da mia madre, che associava questo mio desiderio alla disoccupazione, alla miseria, alla droga, alle perdizioni». C’è qualcosa di surreale nelle sue parole, come del resto nelle sue canzoni. Per Lorenzo Delli Priscoli la carriera legale sembra essere stata quasi una scappatoia, un piano B che di serie B non ha proprio niente, almeno per gran parte delle cosiddette persone normali. «Forse ho fatto anche bene – confessa Lorenzo – nel senso che non sono stato presuntuoso, perché in Italia, partendo senza una tradizione familiare, senza conoscenze, pretendere di fare il cantautore di mestiere è effettivamente un bel rischio. Fatto sta che mi sono iscritto a legge senza avere le idee troppo chiare, poi ho fatto il concorso in magistratura e ho iniziato a lavorare e guadagnare».

Ma quello della musica era un richiamo troppo forte. «Fare canzoni aiuta a essere meno aridi, meno freddi, ad avere più chiari i problemi reali delle persone. Spesso il rischio del nostro lavoro è quello di staccarsi dalla realtà e pensare solo in maniera burocratica, senza una vera considerazione di quello che effettivamente succede». Lorenzo Delli Priscoli si racconta con naturalezza, come se fosse la cosa più normale del mondo avere una doppia identità, che forse lui non percepisce nemmeno come tale.

La nostra chiacchierata prosegue in metro, che prendiamo, manco a dirlo, in direzione Anagnina. Inevitabile a questo punto parlare della genesi del brano, che dà il nome anche all’album e a un libricino in allegato. «“Direzione Anagnina” nasce in metropolitana, andando appunto in direzione Anagnina, e quindi il titolo non poteva che essere questo». La canzone prende spunto da «una classica storia vera. Avevo appena incontrato una ragazza conosciuta su internet, c’eravamo dati appuntamento a piazza di Spagna». Poi però qualcosa è andato storto: «Lei mi ha chiesto dove abitassi. Io prima le ho detto la via, ma lei non capiva, poi quando le ho rivelato di essere venuto con la metropolitana si è irrigidita». La ragazza, della benestante via Oslavia, giudica inaccettabile instaurare una relazione con il nostro, proveniente invece dalla popolare via Tuscolana. «Sono andato via come un pugile picchiato verso vicolo del Bottino, l’entrata della metro di piazza di Spagna, sono sceso e ho cominciato a canticchiare “piazza di Spagna, sabato sera…”. E la canzone è venuta così. Poi a casa mi sono accorto che erano i soliti quattro accordi della musica italiana. Una grande poesia, me lo dico da solo».

Lorenzo Delli Priscoli 2

Intanto scendiamo proprio a Spagna, la scena del crimine, e proseguiamo la nostra fitta conversazione sulla scalinata di Trinità dei Monti. Lorenzo Delli Priscoli ce l’ha con Roma che, a suo giudizio, si è «incrudelita, incattivita, inacidita. Al di là della sporcizia e delle buche, io trovo che il problema di questa città sia che la gente si è rintanata in casa, su internet, su Netflix, sui social». Roma è cambiata e con lei anche la sua gente: «Io ricordo che fino a 10-15 anni fa si poteva venire tranquillamente con la chitarra in piazza. Era frequentissimo incontrare per strada persone che cantavano. Oggi invece si viene cacciati. Se canti per strada la gente ti guarda male, perché si è persa l’allegria, si è persa la poesia che è insita nella musica». Il magistrato sottolinea più volte come la gente oggi esca «solo per andare fuori a cena» e non abbia alcun interesse per «la musica dal vivo e la cultura in generale».

Lorenzo Delli Priscoli 3

Lorenzo Delli Priscoli in realtà non è un neofita nel mondo della musica. Da anni collabora con Pupo, in qualità di ospite fisso della trasmissione “Attenti a Pupo” su RadioUno, ed è stato anche autore di testi per gli Zero Assoluto. La musica resta però soprattutto una valvola di sfogo, l’ultima ancora di salvataggio in un mondo sempre più grigio: «La mia fonte di ispirazione sono le cose della vita. Racconto quello che mi capita, cercando di metterci un po’ di ironia, perché se raccontiamo la vita in maniera troppo cruda ci deprimiamo ancora di più. Per me la musica ha ancora una funzione catartica, deve cercare di tirarci su, di distrarci, di darci una ventata di allegria. Quindi rielaboro un po’ la realtà in chiave ironica».

Prima di salutarci, Lorenzo ci tiene a invitarmi al congresso per i 110 anni dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) e a offrirmi un caffè. Vado via anche io, canticchiando la prima strofa di “Direzione Anagnina” e con tante domande nella testa. Non lo so se la musica di Lorenzo Delli Priscoli salverà Roma dal suo inaridimento definitivo, ma una cosa mi pare certa: la leggerezza – qualità sempre più rara al giorno d’oggi – è l’unico valore in grado di tenerci vivi. Perché in un mondo di grigi burocrati, solo chi riesce ancora a non prendersi troppo sul serio è davvero speciale.

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