Pietro Reichlin: «Calo del Pil dopo l’incertezza della manovra»

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L'economista, docente alla Luiss, commenta i dati della Commissione Europea sull'arresto della crescita italiana: «Sicuramente non si andrà oltre lo 0,5%»


«L’Italia è in una situazione peggiore rispetto all’Europa», così si potrebbe sintetizzare il pensiero di Pietro Reichlin, docente di analisi macroeconomica e politica economica alla Luiss, dopo che la Commissione Europea ha bocciato la crescita economica italiana del 2019. 

Professore, la Commissione Europea stima una crescita del Pil dello 0,2%, mentre il Fondo Monetario Internazionale parla dello 0,6%. Dati diversi, anche se entrambi negativi. Come mai questa differenza?

Io direi che è un po’ di tempo che si parlava di una revisione al ribasso del tasso di crescita e ci sono diverse istituzioni che lo hanno già previsto. Quindi questa è un po’ una conferma. La forchetta effettivamente è un po’ ampia però sicuramente il dato più condiviso mi sembra intorno allo 0,5% con un margine di errore di tipo statistico. Direi che prudentemente ci si può aspettare non oltre lo 0,5%.

Le stime per il Pil sono state viste al ribasso anche per gli altri Paesi dell’Unione Europea. È anche una questione fisiologica internazionale oppure il caso italiano è particolare?

C’è una componente comune che deriva da un calo del commercio globale e da un’incertezza sugli accordi commerciali ma anche una frenata notevole della Germania sul comparto dell’automobile. Anche in conseguenza della questione degli incentivi all’acquisto o al non acquisto dei motori diesel. Sull’Italia c’è un po’ di più. La frenata dell’Italia è superiore a quella degli altri Paesi come la Spagna e la Francia. C’è un elemento specifico italiano, probabilmente perché in questi mesi si è determinata una notevole incertezza politica per quanto riguarda la manovra di politica economica del governo che ha messo l’Italia in una condizione di tensione con le istituzioni europee e questo ha portato all’aumento degli spread. Questo ha creato una situazione di sofferenza e tutto il settore finanziario è in sofferenza a causa della crescita dei tassi di interesse. 

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a parte qualche battuta sul tema, si è detto soddisfatto di come è andata l’asta per i titoli di Stato italiani. Segno evidente, secondo lui, della fiducia nella nostra economia. È così?

I tassi sono in aumento, questo significa che la spesa per il pagamento degli interessi in futuro è destinata a crescere. E questo avrà delle conseguenze sul bilancio pubblico perché l’andamento delle aste non va valutato in assoluto ma in rapporto alle offerte che si fanno. Se i tassi di interesse sui titoli a lungo termine sono più alti che in passato significa che l’onere per il debito pubblico italiano è in aumento. 

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