La rivoluzione del “Mi Piace”

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Il concetto di "Mi Piace" ha cambiato per sempre la vita di un'intera generazione di adolescenti. Ma adesso sono i loro genitori a esserne vittime.


In principio era Msn. Per i nati nella prima metà degli anni ‘90, il servizio di messaggistica istantanea della Microsoft ha rappresentato il primo vero, ingenuo, approccio alla vita online. A 12 anni passavamo già ore davanti a un computer a messaggiare, condividere orribili foto glitterate e inviare emoticon di dubbio gusto. Eravamo dei pionieri, a modo nostro. Ma chi avrebbe mai potuto immaginare che nel 2019, più di dieci anni dopo, sarebbero stati i nostri genitori a passare il loro tempo così, ma su un altro social che noi, nel frattempo, avevamo già ampiamente maneggiato e pure (parzialmente) abbandonato.

Era il 2009 quando Facebook ha cominciato a diventare molto popolare anche in Italia e, poco a poco, a soppiantare il caro vecchio Msn nella vita di milioni adolescenti. Non era ancora ben chiaro a cosa servisse, ma quel social network con la grafica blu ha monopolizzato nel giro di poco tempo le interazioni virtuali della mia generazione. La chat di Facebook era ancora inferiore a quella di Msn, ma ciò che stravolse per sempre le esistenze di quei teenager fu l’introduzione di un concetto fino a quel momento sconosciuto: il “mi piace”. Inizialmente Facebook è stato soprattutto questo, una gara a chi riceveva il maggior numero di like. E cosa c’è di più appagante per un adolescente che sentire l’approvazione dei propri coetanei? Facebook era l’habitat ideale per un teenager degli anni ’00.

Poi qualcosa è cambiato. Facebook è cresciuto e noi con lui. Con il tempo abbiamo preso confidenza con lo strumento, cogliendone non solo il lato ludico, ma anche quello strettamente comunicativo e conoscitivo. Facebook si stava trasformando in una lente d’ingrandimento sul mondo, un filtro attraverso il quale osservare la realtà, o almeno la porzione di essa che ci interessava. Fondamentale in questo senso è stato l’avvento e la diffusione degli smartphone, che ci hanno messo letteralmente il social network in tasca.

Ma mentre Facebook cambiava identità, un altro social si preparava a raccoglierne l’eredità. Instagram ha preso in carico quella fame di “like” che, anche con l’avanzare dell’età, non si è mai del tutto placata. E i nuovi adolescenti, quelli nati negli anni duemila, ci si sono fiondati senza l’intermediazione di Facebook. Non è raro, infatti, imbattersi in ragazzini che non hanno un profilo sul social di colore blu. E non è un caso che nel 2012 Mark Zuckerberg abbia acquistato Instagram per in un miliardo e mezzo di dollari.

E oggi cosa accade su Facebook? La mia generazione lo usa ancora, nella maggior parte dei casi con giudizio, come filtro principale per informarsi e tenersi in contatto con amici e parenti. Ma i veri padroni del colosso dei social network adesso non siamo più noi. Oggi a comandare sono gli over 50, i nostri genitori, che curiosamente utilizzano Facebook come noi utilizzavamo Msn nei primi anni duemila. Foto glitterate, catene, emoticon e gif il loro marchio di fabbrica. E poi commenti e opinioni forti su tutto, quasi inconsapevoli del fatto che mezzo mondo possa leggere quello che scrivono. Eravamo ingenui noi 10 anni fa, sono ingenui loro nel 2019. Chissà che non sia proprio questa ingenuità ciò di cui il social network si nutre.

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