Io e Facebook, dov’ero e dove sono

cesco

Facebook ti aiuta a capire chi eri e chi sei, dov'eri e dove stai andando


Scorro la mia timeline di Facebook e vedo un po’ della mia vita, cartoline dal passato che non sbadiscono col tempo. 

Il #tenyearschallenge dei giorni scorsi è il riassunto di 10 anni in cui è racchiuso tutto: passioni, amore, famiglia, percorsi, viaggi, gli obiettivi riusciti e quelli raggiunti. Gli amici di sempre che crescono con te, una partita a calcetto ogni tanto, un libro nuovo sulla scrivania. Il lavoro. Perché nel 2009 ero ad Auronzo con mio padre e il mio migliore amico, pronto a seguire la Lazio in ritiro tra le Dolomiti come un tifoso. È l’anno dell’illusione: Ballardini allenatore, Zarate davanti, una Supercoppa e poi più nulla.

Scorro l’album delle foto e ce n’è una con Simone Inzaghi, l’idolo dell’infanzia, quello dei 4 gol al Marsiglia e tanti saluti. Dieci anni dopo sono ad Auronzo per lavoro e da inviato, Inzaghino è diventato grande e allena la Lazio, sempre tra i monti. Ha vinto un’altra Supercoppa, e dove prima c’era Maurito ora c’è Luis Alberto. Stavolta lo racconto da giornalista. Al posto dei “Carrera” e di un borsello strano c’è un pc, mio padre è rimasto a casa e ci sono i colleghi.

Quel mio amico studia medicina e non è venuto: «Ti ricordi quando eravamo qui da ragazzini?». E scappa un sorriso. O una foto nella piazza del paese, due 15enni pieni di sogni. Proviamo a realizzarli insieme.

Facebook è così, ti aiuta a capire chi eri e chi sei, dov’eri e dove stai andando. Le mode seguite e i trend del momento, quelli di cinque o sei anni fa. Basta una foto, un vecchio stato, una “perké” scritto con la K a 15 anni e una frase corretta scritta ora, il passaggio da ragazzino a uomo passa anche da qui. Focalizza le passioni rimaste tali e quelle nuove. La nostalgia dei giorni in cui giocavi a pallone e andavi a scuola senza pensieri.

Basta una foto, o un’esultanza: gol decisivo contro la Juvenilia in un torneo. Un nome sconosciuto che conosci solo te, mentre esulti come Pazzini come le dita sotto gli occhi. “Visto? Sono qui”. Papà era in tribuna come sempre, ed era lì anche nel 2005 contro la Petriana, emozionato, quando i social network ancora non c’erano e si “trillava” su Msn. Per ricordarsi queste cose non serve Facebook.

Vado un po’ più indietro e vedo Praga, il primo viaggio postato sui social nel 2008, insieme a mia madre e a Giorgio. Mentre l’ultima tappa dice Mosca e San Pietroburgo con la fidanzata, la Piazza Rossa e la Zenit Arena. Calcio russo, il Sergente Dzyuba, lei che dorme. Cosa non si fa per amore? Bisognerebbe chiederlo a Francesca.

Nel mezzo New York, Lione, Malta, la Spagna, il Portogallo, perfino Gibilterra, sopra la rocca e tra le scimmie. Il surf a Tarifa e un’Italia-Francia sulla spiaggia con gli amici. Abbiamo vinto noi, e penso subito al 2006.

Poi Vila-real, Kiev e Vienna per lavoro, le prime trasferte da inviato. Insieme a un’intervista che ti è rimasta dentro: Pippo Inzaghi a Sappada nel 2016, durante il ritiro del Venezia, il sogno di una vita nella voce che trema. Un pizzico più indietro e c’è anche Ekaterinburg, ai confini dell’Europa e all’inizio dell’Asia, al centro della Russia, dove lo Zar Nicola II venne ucciso insieme a tutta la famiglia nel ’18. La passione per la storia torna sempre, o quella per la neve: tra le foto ce n’è una a Ovindoli insieme a un amico. È il primo gennaio, 8 di mattina, due ore di sonno e cinque di sciata. Come iniziare bene l’anno, te lo ricorderai per sempre. Anche nel prossimo #tenyearschallenge.

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