I Maroon 5 per l’halftime: uno show di “compromesso”

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Storia e controversie dello spettacolo musicale del Super Bowl, l'intervallo più seguito del mondo


L’halftime show del Super Bowl è molto più di un semplice spettacolo musicale. Ogni anno, per circa trenta minuti, gli Stati Uniti si fermano e l’attenzione di una nazione intera viene catalizzata da ciò che accade nell’intervallo della partita valida per la finale di Nfl. In tempo record viene allestito un super palco, sulle cui tavole ogni anno si scrive un pezzetto di storia della cultura di massa americana. Nella notte fra il 3 e il 4 febbraio – fra il secondo e il terzo quarto di gioco – si esibiranno al centro del campo i Maroon 5, che conquistano così il loro pass definitivo per l’olimpo dei grandi della musica pop internazionale. Con loro canteranno anche i rapper Travis Scott e Big Boi degli OutKast.

Ma l’halftime show del Super Bowl 2019 verrà ricordato anche per le polemiche che l’hanno preceduto. Diverse star hanno infatti rifiutato di esibirsi nell’intervallo della partita in segno di solidarietà nei confronti di Colin Kaepernick, l’ex giocatore salito agli onori della cronaca per le sue battaglie nel campo dei diritti civili. L’ex quarterback non trova più squadra nella Nfl dal 2016, quando si inginocchiò durante l’esecuzione dell’inno americano in segno di protesta contro la continua violazione dei diritti degli afroamericani negli Usa. Da allora diversi giocatori hanno emulato il gesto di Kaepernick, stigmatizzato dal presidente Donald Trump e oggetto di un divieto – poi revocato – dalla Nfl. Per questo motivo è stata trovata una soluzione di “compromesso“: ad Atlanta, città a prevalenza afroamericana, si esibiranno i bianchi Maroon 5, coadiuvati dalla “quota nera” rappresentata da Travis Scott e Big Boi.

 

L'esibizione di Justin Timberlake all'halftime show del Super Bowl 2018 (FOTO ANSA)
L’esibizione di Justin Timberlake all’halftime show del Super Bowl 2018 (FOTO ANSA)

 

L’halftime show non è certo nuovo a polemiche di questo tipo. Nel 2004 l’esibizione di Justin Timberlake e Janet Jackson si trasformò in un autentico caso mediatico, il cosiddetto “Nipplegate“. La cantante, sorella del leggendario Michael, rimase con un seno scoperto dopo uno strattone al vestito del collega Timberlake al termine dell’esibizione. Gli artisti giustificarono immediatamente l’incidente, definendolo un semplice «inconveniente tecnico», ma i media americani montarono comunque la polemica. Secondo molti il “Nipplegate” fu tutt’altro che un incidente, bensì un’esposizione studiata ad hoc da Janet Jackson per farsi pubblicità. Per sedare le polemiche fu costretto a intervenire addirittura il governo Bush, che impose alcuni secondi di differita a tutte le trasmissioni in diretta per poter censurare eventuali comportamenti ritenuti non adeguati. Ma, mentre Justin Timberlake venne perdonato subito, lo stesso destino non toccò alla Jackson, che venne prima messa da parte, poi addirittura boicottata da radio e canali musicali americani.

Il Super Bowl è stato però anche – e soprattutto – teatro di meravigliose e indimenticabili esibizioni musicali. Sul palco si sono susseguiti negli anni Michael Jackson (1993), Aerosmith (2001), U2 (2002), Paul McCartney (2005), Rolling Stones (2006), Prince (2007), Bruce Springsteen (2009) e Madonna (2010). E in tempi più recenti le spettacolari performance di Bruno Mars, Katy Perry, Coldplay, Lady Gaga e il già citato Justin Timberlake, riaccolto – e riabilitato – sul palco proprio l’anno scorso. L’esibizione del 2002 degli U2 fu dedicata alla memoria dell’attentato dell’11 settembre, con i nomi delle vittime sul maxischermo e Bono Vox a esporre una bandiera degli Stati Uniti al termine dell’iconica “Where the streets have no name”.

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