Antiabortista vicino alla Lega, Blangiardo è il nuovo presidente dell’Istat

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Gian Carlo Blangiardo, professore ordinario e vicedirettore del Dipartimento di statistica dell’università Bicocca di Milano, è stato nominato presidente dell'Istat. Una decisione criticata per via dell'orientamento politico del demografo, contrario all'aborto e critico sull'immigrazione


Sta destando scalpore la recente nomina da parte del governo di Gian Carlo Blangiardo a presidente dell’Istat. L’ufficialità dell’investitura di Blangiardo, 70 anni, professore di Demografia all’Università Bicocca di Milano, è arrivata dopo il via libera dato dalle commissioni Affari costituzionali della Camera e del Senato, in cui Lega e Cinque Stelle hanno potuto contare anche sui voti favorevoli di Forza Italia.

A sollevare perplessità è stata anzitutto la modalità della nomina. Il nome di Blangiardo è stato citato più volte dal Ministro dell’Interno Salvini nei giorni scorsi, prima ancora che il Consiglio dei Ministri ufficializzasse la proposta. Molti hanno visto in queste “anticipazioni” uno scarso rispetto dei regolamenti, secondo i quali alla presidenza dell’ufficio di statistica si accede tramite un processo di selezione. In secondo luogo, quella di Blangiardo non è la solita figura del tecnico super-partes, in quanto il neo presidente dell’Istat è vicino alle posizioni leghiste, soprattutto nel campo dell’immigrazione. Nel 2017 ha partecipato come relatore a una manifestazione della Lega schierandosi contro l’ipotetico effetto espansivo della manodopera immigrata sull’economia, ha contribuito alla redazione di un saggio dal titolo eloquente («Immigrazione. La grande farsa umanitaria»), e si è espresso apertamente contro il provvedimento dello ius soli in un suo articolo pubblicato sul magazine del Carroccio “Il Populista”. Si tratterebbe quindi di una nomina politica contraria alla prassi che vuole a capo dell’Istituto Statistico nazionale una personalità che non possa essere ricondotta ad uno specifico partito, e questo non solo per una questione “di stile”. L’Istat infatti riveste un ruolo molto delicato in quanto collabora con Eurostat e con le istituzioni di Bruxelles ad elaborare i bilanci comunitari e i dati fiscali e macroeconomici dei paesi membri, che la Commissione prende in considerazione per giudicare lo stato dell’economia nazionale e la virtuosità del bilancio pubblico.

Ad alimentare lo scetticismo di molti sono anche le posizioni di Blangiardo in tema etico. Vicino a Comunione e Liberazione, membro del movimento Scienza e Vita, che si oppone alla legge sull’interruzione della gravidanza e a quella sulla procreazione medicalmente assistita, Blangiardo fa parte anche del Consiglio scientifico del forum delle famiglie della conferenza episcopale ed è nel direttivo del centro studi sulle famiglie dell’università Cattolica. Con un simile bagaglio di ruoli sulle spalle, il neo presidente dell’Istat non ha mai nascosto il suo orientamento di cattolico estremamente rigoroso in numerosi interventi su Avvenire. Tra questi un editoriale del 2013 in cui avanzò la proposta di modificare la metodologia di calcolo dell’aspettativa di vita per farla partire non dalla nascita ma dal concepimento. «Nel celebrare il successo dello stile di vita occidentale – aveva affermato Blangiardo – ci si dimentica di una categoria non marginale, il “popolo dei non nati” per scelta volontaria», quei «soggetti la cui durata di vita, avviatasi all’atto del concepimento, è stata pressoché azzerata ai sensi di legge e in ossequio ad un discutibile principio di libera scelta. Una diversa elaborazione dei dati sulla sopravvivenza, giustamente orientata ad accogliere il principio che la vita abbia inizio con il concepimento, aiuterebbe a interpretare le dinamiche in atto con doveroso realismo». Una tesi che, se realizzata, ridimensionerebbe di molto l’andamento di una variabile considerata il fiore all’occhiello dei paesi occidentali, in quanto l’aspettativa di vita non terrebbe solo conto delle condizioni economiche e sociali del paese e dei progressi tecnici e scientifici ma anche del numero degli aborti volontari e spontanei. Anche per questo lo stesso Blangiardo, al termine del suo editoriale, ridimensiona la portata rivoluzionaria della sua proposta spiegando che non sarebbe il caso di considerare nel calcolo gli aborti naturali. Un chiarimento che, più che dare un’idea delle aspettative di vita al concepimento, fa pensare ad un attacco contro l’interruzione volontaria della gravidanza.

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