Italia in recessione tecnica. Conte: «Non sono preoccupato, rilancio certo nel 2019»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il ministro della Salute Giulia Grillo, rilascia dichiarazioni ai giornalisti al termine della cerimonia dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2018-2019 della Università Cattolica del sacro Cuore a Roma, 31 gennaio 2019.    ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

L'Istat ha rilevato un calo del Pil dello 0,2% nel quarto trimestre del 2018, il peggiore dal 2013. Per il Governo non c'è nulla da temere, critiche le opposizioni


L’Italia è in recessione tecnica. L’Istat ha certificato che il Pil nel quarto trimestre è sceso dello 0,2%,  secondo calo consecutivo dopo quello del terzo trimestre (0,1%). Per trovare un dato simile bisogna tornare al quarto trimestre del 2013, quando il Prodotto interno lordo segnò proprio un -0,2%. L’ultima recessione, invece, risale al primo trimestre del 2013. Questa contrazione del Pil  è per l’economia italiana il peggiore risultato da 5 anni a questa parte.

L’Istituto di statistica mette in luce che, nel 2018, il Pil italiano ha registrato un aumento dell’1% in base ai dati trimestrali grezzi, una importante frenata rispetto all’1,6% del 2017. Ma per poter avere un quadro completo bisognerà attendere i dati che l’Istat rilascerà a marzo, calcolati in maniera più approfondita e con metodi diversi.

Molto difficile che, con questi numeri, si possano realizzare le aspettative del governo relativamente ad una crescita del +1% per il 2019. Ma da Palazzo Chigi al momento non filtra allarmismo: «Non sono preoccupato, a noi interessa concentrarci sul rilancio dell’economia che avverrà sicuramente nel 2019, quando inizieranno a svilupparsi tutte le misure» della manovra, ha dichiarato il Presidente del consiglio a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica di Milano. «Abbiamo tanto entusiasmo, non c’è bisogno di perdere fiducia», ha aggiunto.

«Non credo ci sarà bisogno di correggere le stime per il 2019, nonostante la congiuntura economica difficile e anche la guerra dei dazi». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza stampa. «Credo – ha aggiunto – che aiutando le fasce più deboli, i pensionati, le pmi e chi cerca lavoro permetteremo un aumento della domanda interna, immettendo 8 miliardi di euro ogni anno e 5 miliardi con il Tfs che entrano nei conti correnti».

«In questi 7 mesi – ha dichiarato ancora Di Maio   – abbiamo agito per il 2018 sull’occupazione con il Decreto dignità e infatti oggi (sull’occupazione, ndr) il dato è positivo. Dal primo gennaio con la nuova legge di bilancio abbiamo iniziato a dare un nuovo corso economico all’Italia per portarla fuori dalla crisi, mentre quelli che ci governavano dicevano che la crisi non c’è più, ma serve coraggio, facendo il contrario di quello che hanno fatto quelli di prima».

Di Maio si è poi soffermato sui motivi della recessione tecnica, spiegando che «non è un caso che uno dei problemi sia la produzione industriale, perché è stata resa dipendente dalle esportazioni, distruggendo la domanda interna» e poi «è iniziata la guerra dei dazi che ha creato difficoltà all’export». Quindi, ha concluso, «vogliamo ricominciare dagli italiani e dalle fasce in difficoltà così aumenterà la domanda interna e si potrà uscire da una crisi che va avanti da 10 anni, affrontata dando alle solite lobby che poi se ne sono andate dall’Italia». Alla domanda su quando si potranno cominciare a vedere gli effetti delle misure varate dal governo gialloverde, Di Maio ha indicato «il secondo trimestre del 2019». Infatti, ha aggiunto, «noi non abbiamo avuto modo di incidere sull’andamento economico del 2018, non abbiamo fatto provvedimenti che permettevano di iniettare nell’economia nuove misure economiche e nuove risorse».

«Siamo ufficialmente in recessione. Assurdo che governo non riconosca le proprie responsabilità. Pericoloso che non faccia nulla per evitare all’Italia una decrescita infelice con più tasse e meno lavoro». È stato il commento dell’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni su Twitter.

«Se andassimo in crisi adesso temo che ci sarebbe una grossa patrimoniale. Quella di Amato fu una piccola patrimoniale; si potrebbe parlare di una patrimoniale del 10% sulla ricchezza». Lo ha affermato stamani, intervistato dall’emittente Radio Padova, l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Sacro Cuore di Milano. «Questo – ha precisato Cottarelli – potrebbe avvenire soltanto in una situazione di profonda crisi. Non siamo in una situazione di crisi al momento, ma se finiamo in una recessione in cui il Pil cala dell’uno o due per cento, il rapporto tra debito e Pil aumenta e i mercati perdono la fiducia».

Per Cottarelli è impossibile che si raggiunga l’1% stimato dal governo: «Si può arrivare al massimo a +0,4% nell’anno. Si tratta di una crescita dimezzata rispetto agli obiettivi, anche assumendo 4 trimestri tutti positivi, e raggiungibile solo se lo spread resta stabile». Per l’economista, inoltre «questo rallentamento non può essere colpa del precedente governo. L’attuale esecutivo ha ereditato dal passato un enorme debito pubblico, che nessun Governo è riuscito a risolvere in maniera decisiva. Dopo il tentativo fatto negli anni Novanta, con qualche risultato, di mettere a posto la finanza pubblica – ha concluso – negli ultimi 15 o 20 anni non ci siamo mai riusciti».

 

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