«Sul caso Diciotti è stato violato il diritto internazionale»

ANSA/ORIETTA SCARDINO

La professoressa Angela Del Vecchio, ordinaria di diritto internazionale alla LUISS, spiega come nei casi delle navi "Diciotti" e "Sea Watch" non si siano rispettate le norme internazionali sul diritto del mare


Processo sì, processo no per il ministro dell’Interno Matteo Salvini accusato di  sequestro di persona. Il leader della Lega è indagato dalla procura di Catania per la decisione di non far sbarcare gli immigrati trasportati sulla nave italiana “Diciotti”. La sua decisione, oltre che contraria al diritto italiano, sarebbe in contrasto anche con diverse disposizioni del diritto internazionale.

Tito Borsa ha intervistato per noi la professoressa Angela Del Vecchio, ordinaria di diritto internazionale presso l’università LUISS di Roma, in merito alle possibili criticità delle scelte di Salvini dal punto di vista del diritto internazionale del mare. «La “Diciotti” era una nave militare italiana, battente bandiera italiana e doveva necessariamente attraccare in un porto italiano. Non farla attraccare è stata una scelta decisamente contraria al diritto internazionale. Inoltre su questo si è consumato anche un problema di competenze effettive, in quanto la gestione delle capitanerie di porto è affidata al ministro delle Infrastrutture, in questo caso Danilo Toninelli. Il ministro dell’Interno ha competenza sui migranti solo dal momento in cui questi poggiano il piede sul suolo italiano». Inoltre, sempre secondo la professoressa Del Vecchio, non sono state prese in considerazione le condizioni dei migranti a bordo della nave, molti dei quali possedevano lo status di rifugiato internazionale, in quanto perseguitati per motivi religiosi, etnici o politici nel loro paese di provenienza. «Il diritto internazionale prevede che le persone che fuggono da persecuzioni di qualsiasi tipo nel loro stato siano accolte in quanto rifugiati internazionali. Questo fatto non è stato considerato quando si è impedito ai migranti di sbarcare».

Anche sul caso della nave “Sea Watch”, la volontà di Salvini di non far sbarcare nessuno dei migranti sarebbe in contrasto con il diritto del mare, in particolare con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. «Anche in questo caso esistono molte condizioni che il diritto del mare prevede e che non sono state prese in considerazione. In primo luogo la nozione di “porto sicuro”. Questo termine non si riferisce solo al primo porto di attracco, ma è anche importante che si trovi in uno stato che rispetti i diritti umani. Non è dunque solo una questione di vicinanza geografica». Tra i migranti sulla nave potrebbero trovarsi persone che meritino lo status di rifugiato, fattore non preso in considerazione dalle autorità italiane.

 

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