«Asia Bibi è innocente»: l’ultima sentenza della Corte Suprema, presto la partenza dal Pakistan

Foto di EPA/BILAWAL ARBAB

Terminato il calvario giudiziario della donna cristiana ingiustamente incarcerata dal 2010, il suo trasferimento all'estero sembra imminente. La storia, gli ultimi aggiornamenti e il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia


Foto di EPA/T. MUGHAL
Foto di EPA/T. MUGHAL

Dopo nove anni, la libertà. Per il destino di Asia Bibi la Corte suprema di Islamabad ha deciso il lieto fine giudiziario tanto atteso dalla comunità internazionale. Il collegio di tre giudici con il compito di riesaminare il caso ha negato la possibilità di far decidere sulla questione un tribunale più ampio che includesse anche esperti di diritto islamico e teologi: nessun errore, l’assoluzione regge.

Libera senza appello

Respingendo il ricorso contro la sentenza che aveva dichiarato Asia Bibi innocente rispetto all’accusa di blasfemia, la Corte ha chiuso l’odissea legale della contadina cristiana, oggi 47enne, che per la sua fede ha rischiato la morte. Un pericolo che Bibi ha corso in tutti questi anni non solo perché in Pakistan, Paese a larga maggioranza musulmana, questo peccato morale coincide con un reato punito con la pena capitale. Alcuni gruppi estremisti islamici hanno avuto fin da subito un peso importante in questa storia. L’iniziativa di presentare appello contro il verdetto che aveva annullato la condanna a morte della donna (pronunciata nel 2010) porta la firma del partito islamista Tehreek-e-Labaik (Tlp).

Foto di EPA/BIBI FAMILY
Foto di EPA/BIBI FAMILY

«Asia e la sua famiglia sono pazzi di gioia», ha dichiarato la giornalista francese Anne Isabelle Tollet, la prima che ha parlato di lei permettendo al mondo intero di sapere cosa stava succedendo. Stando alle parole della reporter, confermate anche dall’avvocato di Bibi, la sua partenza dal Pakistan sembra imminente. Tra le mete più probabili, l’Europa o gli Stati Uniti. I figli della donna, però, dovrebbero già trovarsi in Canada.

Prima e dopo i processi

Tutto era cominciato nel 2009. Durante una giornata nei campi Asia Bibi era stata incaricata di andare a procurarsi dell’acqua, ma alcune donne musulmane nel suo gruppo di lavoro non avevano voluto che toccasse nemmeno la bacinella con le sue mani di “impura” cristiana. Da alcune di loro era partita la denuncia all’imam del villaggio. Poi le indagini e il processo davanti a un tribunale del Punjab. Quella prima sentenza la giudicò colpevole di profanazione del Corano. Nel 2014, quando un primo ricorso contro la sentenza di pena capitale fu rigettato, una mobilitazione internazionale impedì l’esecuzione. Lo scorso ottobre, la Corte suprema ha ribaltato la situazione, riconoscendo Asia Bibi innocente e ordinando di scarcerarla.

Le reazioni

Dopo l’annuncio, molte voci dal mondo politico europeo e italiano si sono sollevate per festeggiare la libertà ritrovata di Asia Bibi. L’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini ha salutato la sentenza come una «conclusione positiva e attesa del processo», accompagnando il sollievo istituzionale con l’auspicio che «il governo del Pakistan continui a prendere le  misure necessarie per garantire la sicurezza di Asia Bibi e della sua famiglia, come farebbero per qualsiasi cittadino pakistano». Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha parlato di un «incubo finito» e ha rimarcato il «diritto» della donna «a rifarsi una vita in tutta sicurezza con la sua famiglia». A stretto giro sono arrivati anche i «più sinceri auguri per il futuro» del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Le leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e l’eurodeputato Massimiliano Salini di Forza Italia hanno fatto sapere di guardare con favore all’ipotesi di concedere asilo politico a Bibi e familiari. Stesso appello all’Italia da parte dell’europarlamentare dei Conservatori e riformisti Raffaele Fitto.

Divieto di restare

Foto di EPA/SHAHZAIB AKBER
Foto di EPA/SHAHZAIB AKBER

Una cosa è certa: per Asia Bibi è poco prudente rimanere in Pakistan. Il governo continua a serbare il segreto sulla località protetta in cui si trovano in questo momento la donna e suo marito, ma le consistenti misure di sicurezza predisposte nel centro e nei dintorni della capitale danno la misura del clima nazionale. Si temono sollevazioni e accese proteste soprattutto da parte dei sostenitori sunniti del Tlp. Il 31 ottobre, una volta pubblicata la sentenza di assoluzione, il Paese è stato ostaggio per tre giorni delle rivendicazioni dei gruppi di facinorosi che chiedevano con forza l’impiccagione di Bibi.

Parla Amnesty International

ReporterNuovo ha scelto la voce di Riccardo Noury, portavoce per l’Italia di Amnesty International, per fare il punto sulla situazione.

 

In che modo Amnesty International ha accolto la chiusura di questa lunghissima vicenda giudiziaria?

Con grande soddisfazione perché finalmente Asia Bibi è libera di riunirsi alla sua famiglia e auspichiamo di trovare un luogo sicuro all’estero dove possa ricominciare a vivere. Accanto a questo però c’è anche l’amarezza di più di otto anni passati con l’angoscia di essere messa a morte per un reato inesistente. Asia ha dovuto convivere anche con minacce alla sua vita nella fase successiva al primo verdetto di assoluzione, due mesi trascorsi praticamente nascondendosi.

Si sa qualcosa sulla destinazione in cui Asia Bibi si trasferirà, probabilmente nelle prossime ore?

Parte della famiglia è già al riparo in Canada, che negli ultimi mesi sta dando prova di grande generosità proprio nei confronti di persone che fuggono da Paesi in cui l’intolleranza religiosa e la misoginia sono diffuse. Un’ipotesi è questa, altre non ne vedo. Devo anche constatare che in questo periodo, nonostante grandi proclami a tutela della libertà religiosa e della protezione dei cristiani in pericolo molti governi europei non hanno dimostrato proprio un grande coraggio nel mettersi a disposizione per accogliere Asia. A difenderla in Pakistan si è pagato un prezzo altissimo.

Foto di EPA/ILYAS SHEIKH
Foto di EPA/ILYAS SHEIKH

Che quadro si può tracciare del fenomeno dell’intolleranza religiosa e dei conflitti interni tra fedi diverse in Pakistan?

Dobbiamo prendere in esame il problema dei problemi, la legislazione sulla blasfemia, che è in vigore da decenni e ha prodotto centinaia di processi, dei quali per fortuna nessuno finora è terminato con una condanna a morte applicata. Queste leggi non solo sollevano problemi per i casi che arrivano nei tribunali. Ciò che è ancora più grave è il fatto che questa normativa venga utilizzata per farsi giustizia da soli, per risolvere vendette personali, interessi contrapposti di singoli. Naturalmente, a farne le spese sono le persone che appartengono a minoranze religiose. Noi conosciamo molto bene le persecuzioni a danni dei cristiani in Pakistan, ma c’è da aggiungere che la maggior parte dei procedimenti per violazione delle leggi sulla blasfemia hanno riguardato una setta musulmana, gli ahmadi, che sono considerati eretici. Quindi c’è una doppia preoccupazione, per le minoranze come quella cristiana e per quelle all’interno della maggioranza.

Foto di EPA/BIBI FAMILY
Foto di EPA/BIBI FAMILY

Vari esponenti politici europei e anche della destra italiana hanno aperto alla prospettiva di riconoscere ad Asia Bibi il diritto d’asilo in Italia. Il governo però non si è ancora pronunciato.

Temo che alla base di questo profilo molto basso ci siano anche considerazioni su cosa Asia Bibi, purtroppo e suo malgrado, porta con sé, cioè un’ondata di fanatismo religioso contro di lei. Nelle valutazioni su cosa fare rispetto alla domanda di asilo nei Paesi europei credo abbia giocato un ruolo anche la paura di rappresaglie e ripercussioni sul piano della sicurezza interna. Ovviamente dal punto di vista dei diritti umani è un atteggiamento condannabile. Penso che non avrebbe neanche senso oggi come oggi che Asia Bibi si trasferisse in un Paese europeo con parte della famiglia in Canada: devono stare insieme.

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