Musetti, il talento che sognava Hollywood

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Nel mondo di Lorenzo Musetti, l'enfant prodige del tennis italiano che ha vinto l'Australian Open Junior a 16 anni


Dietro la vittoria degli Australian Open Junior c’è un casello autostradale: «Io e mia madre partiamo da Carrara, ci facciamo 15′ di macchina e poi arriviamo in un parcheggio vicino La Spezia». Crocevia di sogni. Lì c’è Benedetta Di Carlo del Club di San Benedetto, l’istruttrice che prende quel 16enne e lo porta ad allenarsi.

Lorenzo Musetti inizia la sua routine alle 7 di mattina e finisce alle 21, dopo un lungo allenamento e un pomeriggio di studio: «Frequento il liceo linguistico da privatista, dopo un anno alla scuola pubblica ho dovuto lasciare». Questo perché il ragazzo gioca a tennis ed è anche bravo, il primo italiano a vincere gli Australian Open Junior (Thomas Fabbiano e Filippo Baldi si sono fermati alle semifinali nel 2007 e nel 2013), il più giovane della storia del torneo ad appena 16 anni (il 3 marzo ne farà 17).

 


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MUSETTI STORY

Scoperto da Filippo Volandri – ex numero uno italiano dal 2003 al 2007 – Lorenzo gioca un tennis aggressivo, ha il rovescio a una mano e i colpi del predestinato: basta guardare il pallonetto in tweener contro Alvarez nei quarti di finale, lob con nonchalance. Novak Djokovic, ultimo vincitore dell’Australian Open, gli ha fatto i complimenti per la sua «forza mentale». Un’emozione unica: «Mi ha fatto piacere, non ci credevo, è stato stupendo». 

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Se non avesse scelto il tennis avrebbe provato a fare l’attore: «Hollywood mi piaceva, ma è durata poco…». Merito di papà Francesco, tennista amatoriale, e del suo allenatore Simone Tartarini, uno che lo segue fin dal primo giorno: «Gli devo tutto, è un maestro». Lorenzo aveva 5 anni, sognava il cinema, ma un giorno trovò una racchetta nello scantinato della nonna e iniziò a palleggiare contro il muro del garage. Non si è più fermato.

 


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ENFANT PRODIGE

Il 2018 è stato l’anno d’oro: ha vinto l’U18 di Firenze, il trofeo Bayer Internazionale di Salsomaggiore e l’Allianz Kundler di Berlino, raggiungendo i quarti di Wimbledon Junior e la finale degli US Open Junior persa in tre set contro Thiago Wild, numero 464 nel ranking ATP e due anni più grande di lui. Fino al gran trionfo agli Australian Open contro Emilio Nava, giovane statunitense di origini messicane (4-6, 6-2, 7-6).

Nonostante il successo improvviso ha promesso di non cambiare mai, continuando sulla sua strada: «Vivo giorno per giorno, non ho obiettivi a lungo termine. So solo che per diventare il numero uno del mondo servono anni». E tanto lavoro, come ricordato proprio da Volandri: «Ora viene il bello».

Ora Lorenzo si godrà un paio di settimane di vacanza e poi proverà un challenger a Bergamo. Il trofeo di Melbourne è già sulle mensole della sua camera a Carrara, accanto agli altri premi del 2018 e al poster di Roger Federer, l’idolo di sempre. Mentre il primo pensiero va a quel casello di La Spezia dove ogni giorno inizia la routine, e da dove ricomincerà.

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