Daytona, torna la 24 ore nell’ovale che piace agli europei

epa06423539 Spanish driver Fernando Alonso, of United Autosports, during the free practice session for the Rolex 24 Hours in Daytona Beach, Florida, United States, 07 January 2018.  EPA/GERARDO MORA

Tra sabato e domenica si svolgerà l’edizione 2019 della 24 ore che apre la stagione motoristica a stelle e strisce. C'è grande attesa per l'ex pilota Ferrari Fernando Alonso e per Alex Zanardi, che corre con una speciale BMW M8 con comandi al volante


Come due fratelli separati alla nascita, il motorsport europeo e quello americano si guardano e non si capiscono. Perplessi, gli appassionati europei non hanno mai apprezzato le gare su ovali senza curve e frequentati da monoposto non particolarmente raffinate sul piano tecnico. Gli americani a loro volta ci hanno sempre rinfacciato di aver abiurato dal dio della velocità pura a favore di circuiti tortuosi e di aver fatto diventare l’automobilismo uno sport elitario e costoso. Ad avvicinare i due mondi ogni anno ci prova la 24 ore di Daytona, la più “europea” tra le competizioni d’oltreoceano, la cui edizione 2019 prenderà il via in questo fine settimana.

Quello che si svolge a fine gennaio all’International Speedway di Daytona Beach, in Florida, è l’evento che apre la stagione motoristica negli Stati Uniti. Una vera e propria istituzione negli States, la “Daytona” ha un appeal particolare anche sugli europei, innanzitutto per il tracciato: in questa configurazione lo storico “tri-ovale” con la famosa parabolica che immette sul traguardo viene spezzato da una sezione curvilinea ricavata internamente al circuito. In secondo luogo, molti piloti europei trovano interessanti le auto che vi partecipano, ovvero i prototipi LMP2 e le vetture GT (le stesse che nel vecchio continente vengono utilizzate nel campionato Endurance e nella 24 ore di Le Mans), con la classe regina rappresentata dai cosiddetti “Prototipi Daytona”. Si tratta di vetture che, pur senza cadere nella standardizzazione delle vetture Nascar, sono meno sofisticate sul piano motoristico e aerodinamico dei Prototipi Le Mans, e quindi più facilmente gestibili finanziariamente. Il risultato è una griglia di partenza piuttosto numerosa e affollata di grandi nomi sia del motorismo americano che di quello europeo. Basta guardare gli iscritti di quest’anno per averne conferma. Il nome più famoso è quello di Fernando Alonso, intenzionato ad allenarsi in vista di Le Mans e Indianapolis (per la Tripla Corona manca solo quest’ultima), ma che di sicuro sarebbe ben lieto di aggiungere anche Daytona alla sua collezione di trofei.

“Le aspettative sono alte – ha affermato il pilota di Oviedo – ma i conti si faranno alla fine. Ad ogni modo credo di trovarmi in una posizione decisamente migliore rispetto alla passata stagione, porto con me tutta l’esperienza accumulata nel 2018. Sono consapevole di come devo comportarmi nel traffico, come risparmiare carburante, come funzionano le safety car negli Stati Uniti, e tutto questo mi tornerà utile. Anche l’approccio alla gara è differente. La passata stagione ho utilizzato Daytona per prepararmi a Le Mans, adesso sono qua per vincere”. Occhi puntati anche su un Alex Zanardi più in forma che mai, che correrà senza protesi con una Bmw M8 dotata di uno speciale sistema per gestire freno e acceleratore dal volante. Poi vecchie conoscenze degli appassionati di Formula Uno, come Juan Pablo Montoya, Kamui Kobayashi, Rubens Barrichello e Sebastien Bourdais.

La prima edizione della 24 Ore di Daytona è stata disputata nel 1966, anche se l’origine della gara risale al 1962, quando venne introdotta la 3 Ore di Daytona. Nel 1964, la gara viene trasformata in una 2000 chilometri (per una durata di una dozzina di ore circa), e successivamente diventa una delle poche “24 ore” su pressione della Ford, a cui serviva un evento utile a preparare in casa la più celebre 24 Ore di Le Mans. Il passato di questa competizione non è privo di episodi mitologici, come l’arrivo in parata nel 1967 della pattuglia Ferrari capitanata da Lorenzo Bandini, che conquistò le prime 3 posizioni rompendo quello che fino ad allora era stato un dominio incontrastato degli statunitensi. Il nome ufficiale della gara è variato più volte nel corso degli anni, fino a quello attuale di “Rolex 24 at Daytona”, legato alla marca svizzera di orologi Rolex diventata lo sponsor principale della corsa nel 1991. Non è un caso infatti che, oltre al trofeo e al premio in denaro, i vincitori ricevano come premio un cronografo Rolex Daytona con inciso l’anno della vittoria, una tradizione che in tempi moderni ha contribuito ad accrescere la leggenda di questa manifestazione.

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