Tra grandi aspettative e qualche rimpianto riparte il Wrc, ovviamente da Montecarlo

2018 FIA World Rally Championship
Round 01, Rallye Monte-Carlo
25-28 Janvier 2018
Andreas Mikkelsen, Anders Jaeger, Hyundai i20 Coupe WRC

Photographer: Austral
Worldwide copyright: Hyundai Motorsport GmbH

Dalle stradine del principato prende il via una nuova stagione del mondiale rally. Vediamo insieme alcune delle novità più interessanti dell'edizione 2019, come il ritorno di Sebastien Loeb, e alcune costanti, come la scarsa presenza italiana


È lo sport motoristico più legato alla tradizione; quello che cambia di anno in anno senza venire stravolto; quello capace ancora di emozionare gli spettatori; quello dove il fattore umano prevale ancora sull’eccellenza meccanica. È il rally, e ritorna nella sua massima espressione: il campionato del mondo. Il circus del Wrc (World Rally Championship) riapre i battenti da giovedì 24 con il classico Rally di Montecarlo. Una leggenda, per molti la prova più bella e impegnativa del mondiale, il Montecarlo 2019, giunto alla sua 87a edizione, parte da Gap nell’Alta Savoia. Il percorso di quest’anno è composto da 16 prove speciali (ovvero le sezioni in cui i piloti si danno battaglia a colpi di cronometro), una in meno dello scorso anno. La prova monegasca sarà anche più corta di 64,76 km: la gara misura infatti 324 km contro i 389 del 2018. La giornata più difficile ed emozionante sarà quella che chiuderà la quattro giorni monegasca domenica 27, quando i piloti affronteranno la prova speciale Bollène-Vésubie-Peïra Cava, che contiene uno dei passaggi più spettacolari e iconici del rally, quello del Col de Turini.

 Edizione più breve quindi ma che si preannuncia emozionante come sempre. Innanzitutto per il ritorno di un titano: Sebastien Loeb. L’Alsaziano, il pilota di rally più vincente in assoluto (nove edizioni consecutive del Wrc conquistate con la Citroen), ha annunciato il ritorno nei rally dopo 4 anni di stop con il team Hyundai. Loeb ha dichiarato di essere intenzionato a fare da secondo pilota e facilitare il suo compagno di squadra, Thierry Neuville, nella conquista del titolo. Ma non è detto che il “Cannibale”, come è soprannominato Loeb, riesca ad accontentarsi del ruolo di gregario, come dimostrano i primi test svolti a Gap sulla Hyundai i20, in cui l’Alsaziano è stato molto vicino ai tempi dei suoi più giovani compagni di squadra.

Ad alimentare l’entusiasmo degli appassionati sono anche le condizioni meteorologiche. Ha nevicato tanto in questi giorni e le previsioni per i prossimi giorni rimangono inclementi. Non una novità per gli amanti del Monte, la cui particolarità è proprio quella di prevedere sezioni di neve, ghiaccio, ghiaia, fango e asfalto, spesso all’interno della stessa prova. Una peculiarità che rende fondamentale la scelta delle gomme e premia i piloti più “regolari”, ovvero quelli che riescono a destreggiarsi in condizioni molto diverse, piuttosto che gli “specialisti” di un determinato elemento. E’ anche una gara di nervi, dove la concentrazione gioca un ruolo fondamentale. Spesso infatti i piloti sono costretti ad affrontare tratti innevati con pneumatici da asfalto, per cui l’obbiettivo diventa semplicemente arrivare alla fine della prova con l’auto intatta.

L’edizione 2018 del Wrc è stata vinta da Sebastien Ogier su Ford Fiesta, mentre il titolo costruttori è andato alla Toyota, che gareggia con la Yaris. Quest’anno è proprio il team giapponese ad essere il favorito per la conquista del titolo costruttori e piloti, grazie ad uno squadrone composto da Ott Tanak, Jari-Matti Latvala e Kris Meeke. Occhi puntati anche sul team Citroen, che con la C3 proverà a ritornare alla ribalta dopo un periodo buio grazie ad una profonda ristrutturazione della squadra, che quest’anno può contare sul campione uscente Ogier e su Esapekka Lappi. Presenti al via anche il team Hyundai con la i20 e quello Ford con la Fiesta. Un nutrito gruppo di equipaggi italiani, 16 sugli 80 iscritti, prenderanno parte al rally. La bandierina tricolore comparirà sui finestrini della Citroen Ds3 Wrc di Mauro Miele e Luca Beltrame, messa a punto dal team privato DreamOne Racing. Gli altri italiani correranno nelle categorie minori, come il Wrc2 e il gruppo R-GT. Da anni infatti la “scuola italiana” non riesce a piazzare dei suoi piloti tra i top drivers dei team ufficiali. Neanche i costruttori del Wrc parlano italiano: l’ultima partecipazione di un team ufficiale italiano risale all’epopea Lancia, che tra il 1987 e il 1992 dominò con la Delta integrale. Ma questo è il passato, inutile rivangare. Il futuro di questo affascinante sport è roseo, con o senza italiani. E inizia da giovedì.

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