Enes Kanter, sotto il segno del pericolo

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Il caso internazionale del cestista apolide dei Knicks, oppositore del governo turco: non è volato in Inghilterra per il timore di essere ucciso dalle spie di Erdogan


La vita di Enes Kanter è cambiata all’improvviso in una notte di maggio: «Quel giorno capii che Erdogan mi stava dando la caccia». È il 2017, Kanter si trova in Indonesia per un camping di basket quando il suo agente bussa alla sua porta: «Svegliati, te ne devi andare». La polizia riceve un comunicato secondo cui «Kanter è una persona pericolosa», alle 3 di notte prende un volo per Bucarest ma una volta atterrato scopre che i suoi documenti non sono validi: la Turchia li ha cancellati.

Riuscirà a tonare in America grazie all’intervento di alcuni senatori dell’Oklahoma, non sarà più la stessa vita.

Enes Kanter ha 26 anni, gioca a basket per i New York Knicks in Nba ed è un apolide, un senza patria. Questo perché la Turchia gli ha revocato la cittadinanza dopo le sue feroci critiche ad Erdogan, presidente della repubblica turca. Kanter l’ha definito «megalomane, pezzo di fango, soffocatore della democrazia, l’Hitler del 21esimo secolo». Dopo il golpe militare del 2016 ai danni del governo – poi fallito e sventato in una notte – Kanter l’ha attaccato sui social ricevendo minacce di morte. I turchi l’hanno bollato come terrorista, accusandolo di avere un filo diretto con Fetullah Gulen, il dissidente turco che risiede negli Stati Uniti dal ‘99 (sulla sua testa pende una condanna di 1900 anni di carcere).

https://twitter.com/Enes_Kanter/status/1085537671483658246

Secondo il governo turco, Kanter sarebbe uno dei sostenitori del golpe. Da quel giorno la sua vita è diventata come un romanzo di Tom Clancy, ‘Sotto il segno del pericolo’. La Turchia ha smesso di trasmettere le sue partite, prima con l’Oklahoma e ora con i Knicks, viene considerato un nemico pubblico. Suo padre – professore di istologia – è stato prima arrestato e poi “convinto” a rilasciare un duro comunicato contro il figlio: «Con profonda vergogna mi scuso con il nostro presidente per quello che ha detto Enes».

Qualche anno prima la polizia era entrata in casa sua soltanto per vedere se erano in contatto con lui. Oggi Kanter ha chiuso i rapporti con i genitori e con gli amici, chiunque venisse beccato a parlare con lui finirebbe in carcere.

Se date uno sguardo al suo profilo Instagram troverete diverse foto con rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, tutti pronti ad appoggiarlo. Il suo è diventato un caso internazionale, non è volato a Londra per affrontare i Washington Wizard per paura di essere ucciso: «Erdogan ha braccia lunghe, in Inghilterra le sue spie potrebbero rapirmi o eliminarmi». Alza la guardia.

Il governo ha chiesto l’estradizione tramite il Red Notice, ovvero la richiesta dell’Interpol di localizzare, arrestare ed estradare un “criminale”. Anche se Enes non riesce ancora a trovare le motivazioni che portano Erdogan a dichiararlo tale: «Negli Stati Uniti non ho mai preso una multa, sono una persona modello!». Enes non molla e lancia saetta da oltreoceano: «Erdogan è un dittatore che sta distruggendo la Turchia, sono state uccise delle persone, molte altre sono in carcere. Questo non è un gioco». È la vita di un cestista.

 

 

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