Terremoto in Emilia Romagna, il geologo Grano: “Zone a rischio da sempre”

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Scossa di 4,6 con epicentro a Ravenna. Reporternuovo.it ha contattato Roberto Grano, geologo siciliano, per spiegare meglio la situazione relativa a queste zone sismiche


L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia l’ha definita una «scossa in una zona ad alto rischio sismico». Epicentro a Ravenna, in Emilia Romagna, sisma di magnitudo 4,6. La scossa ha colpito anche la zona tra Forlì e Cesena, è stata avvertita anche a Bologna. Per tutta la notte la terra ha tremato in più momenti, proprio come accaduto in Abruzzo il primo gennaio di quest’anno, nell’aquilano, dove le persone sono scese in strada con l’incubo del 6 aprile del 2009.

Gli Appennini o le coste adriatiche sono zone sismiche, Roberto Grano – geologo siciliano contattato da Reporternuovo.it – ha voluto spiegare meglio la situazione: «In queste zone i sismi ci sono sempre stati, come dalle parti dell’Etna o dello Stretto di Messina, è una zona in movimento, dinamica». Interessata dalla Placca Apula: «Parliamo di una micro placca, derivata dalla rottura di un’altra più grande, ognuna con una dinamica a parte. Il blocco apulo si imposta qui, e spinge verso l’Italia centrale, a Nord Ovest».

Nell’ultimo periodo l’Italia centrale ha subìto diverse scosse, impossibile siano dovute all’apertura di una nuova faglia sismica: «Non si aprono dall’oggi al domani, ci vogliono tempi enormi. Per faglia – specifica Grano – si intende la frattura in una roccia che abbia dislocazione, il movimento di due lembi». In Italia ce ne sono molte: «Le più importanti sono quelle dell’Appennino e dello Stretto di Messina. Anche nella Pianura Padana ce ne sono varie».

Qualche grande città ha avvertito delle scosse negli ultimi anni, come Milano o Venezia: «I detriti accumulati dal fiume vanno ad assorbire lo shock, in questo caso la profondità viene raddoppiata. Forlì, Modena, Reggio Emilia e altre città sono vicine, seguono un’unica linea». Grano spiega l’evento con una metafora: «È come se tu fossi legato molto stretto con delle corde, e avessi molta energia per liberarti. Che fai? Muovi le braccia per strapparle, no? Non si rompono tutte insieme, ma in momenti diversi. E ovviamente non si possono prevedere».

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