Cesare Battisti è arrivato in Italia

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Dopo quasi quarant'anni di latitanza, l'ex terrorista rosso condannato dalla giustizia italiana a due ergastoli, è infine atterrato in Italia. "Andrà a Rebibbia"


Cesare Battisti è atterrato all’aeroporto di Ciampino alle ore 11.50 a bordo di un aereo italiano. Ad attenderlo, oltre ad un folto gruppo di poliziotti, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Il guardasigilli Bonafede aveva commentato la cattura del terrorista in questo modo: «Verrà a scontare l’ergastolo. Riteniamo che con questo arrivo diretto in Italia viene meno l’accordo del mio predecessore perché Battisti non scontasse l’ergastolo ma 30 anni». Anche Matteo Salvini ha espresso soddisfazione per la cattura di Battisti in un post Twitter. «Oggi è una giornata di giustizia per le vittime di questo criminale, per i loro famigliari e per tutti gli italiani» ha scritto.

 

Battisti è stato arrestato alle 17 ora boliviana (le 22 italiane), mentre camminava in una strada di Santa Cruz de la Sierra, nell’entroterra boliviano. Una volta catturato non ha tentato di fuggire, consegnandosi agli agenti che l’hanno prontamente scortato in una caserma.  Le autorità boliviane, in concerto con la Polizia e i servizi segreti italiani, avevano iniziato a stringere il cerchio delle ricerche a Santa Cruz de la Sierra prima di Natale. Dopo una serie di appostamenti compiuti attorno alle aree in cui si sospettava che il terrorista si nascondesse, attività di geo-localizzazione e monitoraggio,  la squadra dell’Interpol composta da agenti boliviani, brasiliani e italiani lo ha accerchiato e catturato definitivamente.

Il terrorista aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux che il 13 dicembre ne aveva ordinato l’arresto per “pericolo di fuga” in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell’insediamento di Jair Bolsonaro il primo gennaio 2019. Lo stesso figlio del presidente brasiliano aveva annunciato l’invio del terrorista rosso: “Caro Matteo Salvini, è in arrivo un regalo per l’Italia”. Una lunga latitanza quella di Battisti, passata attraverso Francia, Brasile e infine Bolivia. Latitanza che si è infine conclusa, con grande soddisfazione dei parenti delle sue vittime.

«È fatta, credo sia la volta buona», ha commentato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dal gruppo criminale di Battisti nella sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l’uso delle gambe. Per Adriano Sabbadin, figlio di Lino ucciso da Cesare Battisti a Santa Maria di Sala (Venezia) il 16 febbraio del 1979, «è un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa, speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita. Di perdono non se ne parla».

Dopo l’atterraggio Battisti è stato scortato nel carcere romano di Rebibbia dove al momento è trattenuto, in attesa del trasferimento nel penitenziario di Oristano.

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