Battisti, le famiglie delle vittime: “Doveva succedere anni fa”

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Dopo 37 anni di latitanza, Battisti è arrivato all'aeroporto di Ciampino. Le famiglie delle 4 vittime hanno commentato la cattura dell'ex membro dei Proletari Armati per il comunismo: "Finalmente giustizia"


La cattura di Cesare Battisti sta tutta nelle parole della figlia di Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio ucciso a Mestre il 16 febbraio del 1979: «Ora c’è giustizia verso mio nonno». Lei ha 8 anni e non l’ha mai conosciuto, sua padre le ha raccontato di quando Lino uccise un bandito di Campolongo Maggiore dopo aver reagito a una rapina: “Ora la pagherai”, gli dissero. Andò proprio così, ma il pensiero comune è che dopo 40 anni di latitanza potrà esserci giustizia.

Lo pensano i politici, il governo, le autorità e soprattutto le famiglie delle vittime, le più coinvolte, come il fratello di Andrea Campagna, l’agente della Digos ucciso a Milano il 19 aprile del ’79: «Dopo 40 anni questo losco figuro andrà in galera». Cesare Battisti, 64 anni, arrestato in Bolivia ieri mattina ed ex membro dei Proletari Armati per il comunismo coinvolto in 4 omicidi, è atterrato in Italia all’aeroporto di Ciampino, estradato dopo anni di latitanza. Dovrà scontare due ergastoli, in due delitti è stato esecutore materiale.

Ora la fuga è finita, le famiglie delle vittime avranno giustizia anche se il dolore resta vivo.  Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, anche lui ucciso il 16 febbraio del ’79 come Lino Sabbadin, ne ha parlato all’Ansa, raccontando un dramma ancora vivo: «Ora mio padre può riposare in pace, ma io sono svuotato. Doveva succedere anni fa». Alberto rimase ferito nell’agguato, ha perso l’uso delle gambe, da quel giorno ha passato la sua vita cercando la verità, non mollando mai.

Per il delitto di Torregiani, Battisti fu condannato come mandante e ideatore. Mentre fu proprio Battisti a sparare ad Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno del ‘78 con tre colpi alla testa. Un’esecuzione motivata in questo modo dai Pac: «L’istituzione carceraria va distrutta perché annienta il proletariato prigioniero». Suo figlio Sandro, 60 anni, ha commentato così, anche un po’ polemico: «Dopo quasi 40 anni è difficile sapere cosa ci si può davvero aspettare da questa storia».  Perché Battisti evase dal carcere di Frosinone nell’81 grazie a un assalto dei terroristi e non è più tornato in Italia: Francia, Messico e il Brasile, 37 anni di latitanza conclusi.

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