Sea Watch e Sea Eye sbarcano a Malta: migranti ridistribuiti fra 8 paesi europei

Foto dal profilo Twitter di Chris Grodotzski

Via libera per i 49 migranti bloccati in alto mare dallo scorso 22 dicembre: anche l'Italia ne accoglierà una parte. Intanto è polemica fra Conte e Salvini


L’incubo è finito, il premier maltese Joseph Muscat ha annunciato l’apertura dei porti di La Valletta per consentire lo sbarco dei 49 migranti bloccati da settimane a bordo dalle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye. Malta trasferirà sulle proprie navi i migranti, che saranno poi ridistribuiti fra 8 paesi europei: Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo, Olanda e Italia. Muscat ha spiegato che l’accordo fra paesi Ue prevede anche la redistribuzione di altre 131 persone accolte a Malta nel mese di dicembre, definendola una «dimostrazione di solidarietà, a riconoscimento del fatto che Malta ha fatto molto di più di ciò che gli spettava». L’ong Sea Watch ha così commentato la decisione su Twitter: «L’Ue ha raggiunto un accordo dopo 19 giorni. I nostri ospiti potranno raggiungere terra. Lo sbarco non può essere subordinato ai negoziati tra Stati a spese delle persone. Necessaria una soluzione strutturale.  Grazie alla società civile che è stata con noi in questi giorni».

La decisione arriva dopo la polemica a distanza fra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ieri, nel corso della trasmissione “Porta a Porta”, Conte ha rotto gli indugi dichiarando: «Se non li faremo sbarcare, li prenderò con l’aereo e li riporterò». Il premier ha definito la situazione «un caso eccezionale», poiché «donne e bambini sono da oltre due settimane in mare». Conte ha poi spiegato di non voler «tradire la linea di coerenza del governo», ma di ritenere anche che «il sistema Italia possa sopportare poche donne e bambini».

Non si è fatta attendere la replica di Salvini, che nel corso di una diretta Facebook ha dichiarato: «Non cambio e non cambierò mai idea, un cedimento significherebbe riaprire le porte al traffico di esseri umani. Chi vuole salvare vite deve bloccare gli scafisti e le ong che con la loro presenza aiutano lo sporco lavoro degli scafisti. Nessuno arriverà mai con il consenso mio e della Lega – ha assicurato il vicepremier – e se qualcuno, anche all’interno del governo, accetterà di cedere alle imposizioni di scafisti, trafficanti e ong, non farà un buon servizio a quelle persone e se ne assumerà la responsabilità politica». Come se non bastasse, attraverso Twitter il ministro dell’Interno ha rincarato la dose: «Altro che farne sbarcare altri o andarli a prendere con barconi e aerei, stiamo lavorando per rimandarne a casa un bel po’. Scafisti e terroristi: a casa!». La realtà però è ben diversa: 49 persone – uomini, donne e bambini – possono finalmente toccare la terra ferma, dopo un esilio forzato in mare lungo 19 giorni. Al netto delle polemiche sul fronte interno, l’Italia e l’Europa hanno trovato una soluzione. Almeno per ora.

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