Dl sicurezza, a opporsi ora sono le regioni: annunciata pioggia di ricorsi alla Consulta

Matteo Salvini, vice premier e ministro dell'Interno,  durante la conferenza stampa al termine della riunione allargata dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive per una approfondita disamina sul tema della violenza allinterno e all'esterno degli stadi, Roma, 7 gennaio 2019. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Si estende a macchia d'olio il fronte degli amministratori locali che contestano il Decreto sicurezza. Sono otto le regioni pronte a ricorrere alla Corte Costituzionale: Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Calabria, Sardegna, Piemonte, Lazio e Basilicata


Come in un domino le regioni amministrate dal centrosinistra insorgono una dopo l’altra contro il Decreto Sicurezza. Ad aprire le danze sono stati i consigli regionali di Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, che hanno deliberato nella giornata di ieri il ricorso alla Consulta per dubbi sulla costituzionalità del testo voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Secondo i governatori, l’eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e del diritto di residenza ai richiedenti asilo rischia di creare confusione in materie di competenza regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale, edilizia residenziale pubblica. A capeggiare la frotta di amministratori dissidenti è la governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini: «le misure intraprese dalla giunta sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro, improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno», ha spiegato la presidente. «Nessuno di coloro che vivono in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio. Questa è la terra di San Francesco e San Benedetto, è la terra della spiritualità che si è fatta accoglienza, è la terra dell’impegno laico, civile, solidarista e pacifista».

Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha affermato che “ci coordineremo con tutte le Regioni e i Comuni che ci hanno chiesto di capire cosa stiamo facendo, siamo in contatto. Credo che il numero aumenti. Si sta creando un movimento davvero ampio”. “Vogliamo rivolgerci ai Comuni”, ha ammesso il governatore, “siamo a disposizione per consentire anche a loro il ricorso alla Consulta, in modo che possano farlo attraverso le Regioni”. I consigli regionali, infatti, possono ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, a differenza dei Comuni che devono necessariamente chiedere di sollevare la questione di costituzionalità ad un giudice nel corso di un processo. Mentre sul piano formale i ricorsi delle regioni fanno leva sul potenziale conflitto di attribuzione e sul caos che decreto sicurezza potrebbe provocare in alcuni ambiti di competenza regionale, sul piano politico l’obbiettivo è quello di contestare il contenuto del provvedimento. E’ lo stesso Enrico Rossi in conferenza stampa a rincarare la dose sul dl e a sostenere la paradossalità di una legge che vorrebbe creare sicurezza ma crea “fantasmi e insicurezza”, una vera bomba sociale “che potrà forse aiutare qualcuno per le elezioni europee ma crea tanti e troppi problemi”. Il governatore critica anche il governo sui rimpatri: “nel semestre di Salvini al governo meno che in quello precedente”. E’ la ricetta, dice, sbagliata: “occorre integrare e garantire più diritti, altrimenti si creano tensioni”.

Anche Piemonte, Calabria e Sardegna si apprestano a mettere ai voti l’ipotesi di adire la Corte Costituzionale. Il decreto «crea incertezza, insicurezza e dis-integrazione», è la critica del governatore sardo Francesco Pigliaru. «Ho avuto conferma dalla nostra avvocatura – dice il Presidente del Piemonte Sergio Chiamparino – che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta perché il decreto impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza». Anche Lazio e Basilicata stanno prendendo in considerazione di muoversi contro il provvedimento. “Stiamo valutando il ricorso, che deve essere cogente e preparato nel migliore dei modi”. Ha affermato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: “Ho dato disposizione a tutte le Asl del Lazio di non interrompere in nessun caso l’assistenza sanitaria a esseri umani che ne hanno bisogno. Il decreto mette in discussione sicurezza e civiltà”. Non si è fatta attendere la risposta di Matteo Salvini: «Mi sto facendo mandare il dati sul numero di cittadini umbri, piemontesi e toscani che aspettano una casa popolare. Mi fa specie che, invece di dare la casa ai cittadini italiani le Regioni si preoccupino di migranti. Non vedo l’ora che se ne occupi la Consulta. Sono certo che passerà l’esame” ha commentato il Ministro dell’Interno.

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