Migranti, la trattativa che brucia i telefoni dell’UE e la svolta di Conte

Foto dal profilo Twitter di Chris Grodotzski

Il dibattito in corso tra gli esecutivi europei e l'apertura di Conte sull'accoglienza di una quota dei migranti a bordo di Sea Watch e Sea Eye


«Stiamo consumando i telefoni. Ci sono stati intensi contatti anche durante il fine settimana». Queste le parole del portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas sul doppio dossier Sea Watch e Sea Eye. I governi stanno discutendo sotto l’egida dell’UE, ha dichiarato il funzionario, annunciando per questo pomeriggio un incontro organizzato dalla Commissione europea per informare gli ambasciatori dei 28 sulla situazione.

Foto di ANSA/GIUSEPPE LAMI
Foto di ANSA/GIUSEPPE LAMI

La svolta a cui si sta lavorando porta anche la firma del premier Giuseppe Conte. Secondo il Corriere della Sera l’Italia starebbe ancora trattando con Francia, Olanda, Germania e Portogallo, oltre che con l’UE. Ma l’intesa sul destino dei 49 migranti soccorsi in mare dalle due ong e ancora in attesa di un porto sicuro dove sbarcare sembra vicina. «Noi ne prenderemo 15 su 49, e prenderemo anche i mariti perché non siamo gente che smembra le famiglie: daremo un segnale all’Europa, ma dopo che tutti avranno rispettato le regole». Questa la formula che fonti di Palazzo Chigi fanno trapelare dagli uffici del presidente del Consiglio. La linea del governo sull’immigrazione non cambia: i porti restano chiusi ma «ogni accordo è possibile un attimo dopo che Malta avrà fatto sbarcare sul proprio territorio i clandestini che si trovano sulle due navi».

Salvini e Di Maio, ma anche l’arcivescovo di Torino, il premier maltese, Papa Francesco. Dal 22 e 29 dicembre 2018 lo stallo delle due navi impegnate nel soccorso e salvataggio di persone in mare ha catturato l’attenzione di media e autorità di tutto il continente.

Foto dal profilo Twitter di Sea-Watch Italy
Foto dal profilo Twitter di Sea-Watch Italy

Il destino delle due imbarcazioni è congelato da più di due settimane in mezzo al Mediterraneo. Nessuno dei porti ritenuti sicuri dalle organizzazioni umanitarie si è dichiarato disposto a far attraccare le imbarcazioni. Malta, che ha autorizzato l’ingresso nelle sue acque, ha messo nero su bianco di non essere disponibile a permettere lo sbarco di migranti che altri Paesi hanno respinto. «Il mio dovere è far sì che non si crei un precedente» ha spiegato il premier maltese Joseph Muscat. «Il governo deve trovare un equilibrio tra protezione di vite umane e proteggere Malta e la sua sicurezza, evitando che siano minacciate».

Una storia che ha provocato anche una nuova frattura all’interno della maggioranza di governo. Da una parte Luigi Di Maio, che ha dichiarato come l’approccio dell’esecutivo all’immigrazione non cambierà ma «se serve donne e bambini si possono mandare in Italia». Una posizione in aperto attrito con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Al “decide l’intero governo” del collega pentastellato il vicepremier leghista si è trincerato dietro un no secco: «Quanti ne accogliamo? Zero. Se cediamo oggi, gli scafisti tornano a fare soldi. Possono fare appelli Fabio Fazio, il vescovo, il cantante, il calciatore, ma io rispondo a 60 milioni di italiani che hanno diritto a un Paese in cui si entra se si ha diritto».

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