A bordo della Sea Eye

Foto di EPA/ALEXANDER DRAHEIM

Parla Carlotta Weibl, della ong tedesca che insieme alla Sea Watch ha risollevato il tema della gestione europea sui flussi migratori


Non mangiano più alcuni dei migranti della Sea Watch 3, la nave da 17 giorni nel Mediterraneo in attesa che uno dei Paesi europei le conceda di attraccare. La notizia arriva attraverso il profilo Twitter della ong Sea Watch: il rifiuto del cibo da parte degli ospiti a bordo si accompagna al timore che «il loro stato psicologico e di salute possa peggiorare sensibilmente».

Insieme a quelli recuperati dalla Sea Eye, altra organizzazione non governativa attiva nella ricerca e salvataggio di persone in mare, sono 49 in totale i migranti in stallo nel limbo natante delle navi umanitarie.

Foto di EPA/ALEXANDER DRAHEIM
Foto di EPA/ALEXANDER DRAHEIM

Carlotta Weibl, portavoce internazionale di Sea Eye, affida a ReporterNuovo la testimonianza di una delle ong protagoniste del più recente caso politico internazionale legato alle migrazioni.

Come stanno vivendo questa situazione le persone recuperate in mare? Qual è lo stato d’animo a bordo? 

È dura. È passata più di una settimana da quando il nostro equipaggio ha salvato le 17 persone a bordo, acqua e cibo devono essere già severamente razionati. Si dorme senza materassi, mancano vestiti di ricambio e c’è un solo bagno a disposizione. La nostra nave non è predisposta per il trasporto di persone per lunghe tratte. Anche l’equipaggio è esausto e molti di loro mancano alla famiglia e al lavoro, dovrebbero tornare a casa adesso. Sono cresciuti insieme come un team coeso, ma lentamente hanno raggiunto il limite. Per le persone recuperate è difficile capire perché non siano autorizzate a scendere a terra. Stanno venendo fuori domande sul razzismo, non rivolte all’equipaggio naturalmente, ma ai governi.

Siete mai stati in contatto con le istituzioni tedesche o europee in questo periodo? Vi aspettavate una simile resistenza sulle politiche di accoglienza da parte dei governi dell’UE?

Dal momento del salvataggio siamo in contatto con l’Ufficio Federale degli Affari Esteri tedesco e stiamo anche collaborando con l’ufficio esteri della Commissione europea. Non penso che il comportamento del governo tedesco sia comparabile a quello italiano, ma il fatto che ancora non si sia trovata alcuna soluzione parla da solo secondo me. Tutti i governi dell’UE devono accettare il fatto che i rifugiati e i migranti continueranno ad arrivare e dovranno trovare una soluzione duratura. Le persone non possono rimanere bloccate in mare mentre i governi discutono. Questo è disumano e impedisce che il pieno soccorso abbia luogo. Di fatto il salvataggio delle persone è ancora in corso finché non raggiungeranno un porto sicuro.

Che futuro immagina per le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo?

Speriamo che i governi UE trovino una soluzione non solo a questa specifica situazione, ma anche per le prossime, quando noi o altre ong salveremo altra gente in mare. È inammissibile che, ogni volta che qualcuno viene recuperato, rimanga bloccato in mare (come Lifeline in estate). Speriamo che trovino una soluzione per cui le persone siano portate in un porto sicuro (che evidentemente non può essere Tripoli) il più velocemente possibile. Di loro ci si dovrebbe prendere cura e dovrebbero avere accesso a una procedura di asilo corretta, prima che il loro destino venga deciso. In origine i governi sono responsabili per le attività SAR (Search And Rescue, ricerca e soccorso), ma potremmo anche immaginare le stesse attività coordinate dalla società civile, come succede per esempio nel Mare del Nord e nel Mar Baltico in Germania. Se gli Stati non rispettano i loro obblighi, le società civili devono occuparsene, come stiamo facendo noi, ma non dovrebbero sicuramente essere criminalizzate per questo.

Il governo italiano accusa Sea Eye di aver violato le regole in vigore. L’equipaggio sarebbe stato contattato dalle autorità libiche ma la vostra ong ha deciso comunque di raggiungere le acque maltesi. Come commenta questi addebiti?

Ho letto tutti i protocolli e le comunicazioni che ci sono state prima, durante e dopo il salvataggio da parte della nostra nave con la Guardia Costiera libica, il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma e quello di Brema e il nostro governo. La Guardia Costiera libica ci ha anche ringraziato per il recupero. Ci siamo comportati correttamente in ogni occasione. Qualche giorno fa il governo tedesco ha definito il nostro comportamento “legalmente conforme”, ovvero ha affermato che abbiamo fatto tutto secondo la legge. Ci siamo sempre attenuti agli ordini della Guardia Costiera libica e delle autorità maltesi. Abbiamo solo rifiutato di consegnare quelle persone alla Guardia Costiera libica, come ci era stato richiesto via radio, ma una volta che loro sono arrivati sul posto 4 ore dopo non hanno più chiesto di prendere in carico le persone, ma ci hanno semplicemente scortato verso nord.

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